26 febbraio ad Agrigento. Ogni data nel calendario urbano custodisce strati di memoria che si accumulano nei secoli. Il 26 febbraio ad Agrigento non fa eccezione: questa giornata intreccia devozione religiosa, storia istituzionale del Novecento e riverberi di eventi europei che attraversarono il Mediterraneo nel XIX secolo. Ricostruire ciò che accadde in questo giorno significa addentrarsi nella complessità di una città che ha sempre oscillato tra dimensione locale e respiro universale, tra l’eredità normanna e le trasformazioni dell’Italia contemporanea.
Il 26 febbraio, in particolare, ci consegna una testimonianza di come la città abbia saputo custodire la propria identità attraverso istituzioni pubbliche, pratiche devozionali e la capacità di leggere gli eventi esterni alla luce della propria esperienza storica.
Anno 1307 – La donazione dei Chiaramonte al convento di San Francesco
Descrizione dell’evento
Il 26 febbraio 1307 Manfredi Chiaramonte, conte di Modica e signore di Agrigento, concesse ai frati francescani una “aedes magnas” – un complesso di case grandi e ben attrezzate – affinché potessero fondarvi un convento. La notizia è riferita da cronisti settecenteschi che citarono documenti trecenteschi oggi perduti. Secondo Tommaso Fazello e Roberto Pirro, la concessione fu formalizzata proprio in quella data
Contesto storico
All’inizio del XIV secolo la famiglia Chiaramonte governava vasti territori in Sicilia. L’istituzione di un convento francescano ad Agrigento rientrava in una strategia di patronato ecclesiastico e di consolidamento del potere signorile. La presenza dei Minori rispondeva inoltre a bisogni spirituali e di assistenza della popolazione cittadina, in un periodo in cui la Chiesa contribuiva a dare servizi essenziali e istruzione.
Perché conta oggi
L’atto ricorda il ruolo delle famiglie nobili nella nascita di istituzioni religiose e sociali. Il Convento di San Francesco, sorto grazie a questa donazione, diventò nei secoli successivi uno dei centri culturali e assistenziali più importanti di Agrigento. La memoria del 26 febbraio 1307 invita a riflettere sulle origini della vocazione francescana della città, che ancora oggi si manifesta nella devozione locale e nel patrimonio architettonico.
Fonte
Tommaso Fazello – “De Rebus Siculis Decades Duae” (1573) citato nella scheda storica del convento di San Francesco
1970: nasce la Sezione di Archivio di Stato di Sciacca
Un evento di natura diversa, ma di grande rilevanza per la conservazione della memoria storica dell’Agrigentino, si colloca esattamente il 26 febbraio 1970. In quella data venne emanato il Decreto Ministeriale che istituì la Sezione di Archivio di Stato di Sciacca, dipendente dall’Archivio di Stato di Agrigento. La sezione divenne operativa nel 1974, con sede in via Figuli 28/30.
Il primo nucleo documentario della Sezione era costituito dagli Atti dei Notai del Distretto di Sciacca, 12.076 volumi a partire dal 1434: una massa documentaria di straordinaria importanza per ricostruire la storia economica, sociale e giuridica del territorio. Successivamente, la Sezione incrementò il proprio patrimonio con versamenti dell’Ufficio delle Imposte Dirette, dell’Agenzia delle Entrate, dell’Archivio Notarile e del Tribunale.
La creazione della Sezione di Sciacca rispondeva alla necessità di decentrare la conservazione archivistica, avvicinando i servizi ai cittadini e garantendo una migliore tutela dei fondi documentari distribuiti sul territorio provinciale. Il 1970 è un anno cruciale per la riorganizzazione degli archivi di Stato italiani, nel quadro della riforma amministrativa che avrebbe condotto alla nascita delle Regioni a Statuto ordinario.
Perché conta oggi: L’Archivio di Stato di Agrigento e la sua Sezione di Sciacca sono presidi fondamentali della memoria collettiva. In un’epoca di digitalizzazione, la tutela fisica dei documenti rimane essenziale per garantire l’accesso alle fonti primarie. La data del 26 febbraio 1970 segna un passo decisivo nella democratizzazione della cultura archivistica nel territorio agrigentino.
Fonte: Ministero della Cultura, sito ufficiale Archivio di Stato di Agrigento; Portale Antenati; documentazione istituzionale.
Anno 1847 – Manutenzione della cancellata di piazza San Sebastiano
Descrizione dell’evento
Un verbale del consiglio comunale di Girgenti (l’antico nome di Agrigento) riportato negli atti amministrativi del 1847 documenta che il 26 febbraio di quell’anno si deliberò di dipingere la cancellata di ferro della piazza di San Sebastiano. Il provvedimento stanziava fondi per la riverniciatura e per la riparazione della serratura, considerata indispensabile per la sicurezza della piazza
Contesto storico
Nel 1847 la Sicilia era ancora sotto il regno borbonico. Le città erano amministrate da consigli municipali che gestivano la vita quotidiana con risorse limitate. La manutenzione degli spazi pubblici rifletteva una crescente attenzione alla cura urbana e alla decenza degli spazi cittadini, in un periodo segnato da tensioni politiche che avrebbero portato alle rivoluzioni del 1848.
Perché conta oggi
L’episodio, apparentemente minore, consente di cogliere come le amministrazioni ottocentesche affrontassero i problemi quotidiani e rivelano il rapporto tra infrastruttura urbana e vita sociale. Ricordare il 26 febbraio 1847 significa anche restituire dignità a una storia fatta di piccole decisioni che hanno contribuito a modellare la fisionomia della città.
1848: l’eco europea della rivoluzione di febbraio
Tra il 22 e il 26 febbraio 1848 scoppiò a Parigi la rivoluzione che avrebbe portato alla caduta della Monarchia di Luglio e alla proclamazione della Seconda Repubblica francese. La sera del 23 febbraio, la manifestazione popolare sul boulevard des Capucines fu repressa nel sangue dalla guardia nazionale: i cadaveri furono caricati su un carro e portati in processione per le vie della capitale, scatenando l’insurrezione generale. Il 26 febbraio le truppe borboniche furono cacciate dalle proprie posizioni durante i combattimenti delle “Quindici giornate” di Palermo (12 gennaio – 1° febbraio 1848).
La notizia della rivoluzione parigina raggiunse rapidamente la Sicilia. Sebbene la rivoluzione siciliana del gennaio 1848 avesse già raggiunto il culmine prima degli eventi francesi, le notizie da Parigi galvanizzarono ulteriormente gli animi, confermando che il vento del cambiamento soffiava su tutta Europa.
Agrigento — allora Girgenti — partecipò attivamente ai moti rivoluzionari siciliani del 1848. La provincia agrigentina espresse la propria opposizione al governo borbonico attraverso comitati locali, manifestazioni di piazza e una diffusa adesione alle istanze autonomistiche siciliane. Le cronache dell’epoca testimoniano come anche nei centri minori dell’entroterra si costituissero guardie civiche e si organizzassero raccolte di fondi per sostenere il governo provvisorio palermitano.
Perché conta oggi: Il 1848 è l’anno-simbolo della “primavera dei popoli”. Per la Sicilia, e quindi per Girgenti, rappresenta il tentativo — fallito — di conquistare l’autonomia dal Regno borbonico. Il 26 febbraio 1848, giorno cruciale della rivoluzione parigina, va letto in chiave europea: le aspirazioni liberali e costituzionali circolavano attraverso il Mediterraneo, alimentando speranze di riforma che sarebbero state soffocate dalla repressione.
Età contemporanea
Anno 1939 – Terza edizione della Sagra del Mandorlo in Fiore
Descrizione dell’evento
Il 26 febbraio 1939, nella Valle dei Templi, si tenne la terza edizione della Sagra del Mandorlo in Fiore. L’Ente Provinciale per il Turismo e il Dopolavoro fascista organizzarono una giornata di festa per promuovere l’immagine turistica della città. Il programma prevedeva una sfilata di carri allegorici e bande musicali, la competizione per eleggere “Miss Primavera” e la partecipazione di un gran numero di automobilisti provenienti da altre città. L’istituto “Film Luce” documentò l’evento per diffonderlo a livello nazionale
Contesto storico
Durante il regime fascista, le feste popolari furono utilizzate per celebrare la “romanità” e l’immagine di un’Italia rurale e laboriosa. La Sagra del Mandorlo, nata nel 1934, era pensata per attrarre turisti nella Valle dei Templi e per esaltare la bellezza del paesaggio agrigentino. L’edizione del 1939, svolta il 26 febbraio, enfatizzò la dimensione propagandistica, con la presenza di cineoperatori e la messa in scena di una “reginetta” primaverile.
Perché conta oggi
L’appuntamento del 26 febbraio 1939 rappresenta uno dei momenti fondativi della Sagra, divenuta negli anni un simbolo identitario per Agrigento. L’evento ha segnato l’evoluzione di una festa locale in manifestazione internazionale, che ancora oggi richiama gruppi folkloristici da tutto il mondo. Ricordare questa data permette di comprendere come il rapporto con il turismo sia mutato e di riflettere sulle strumentalizzazioni politiche delle tradizioni popolari.
Elio Di Bella


Agrigento il 24 febbraio: Storia, Fede e Rivoluzione