Il 1647 e la rivolta del frumento: una città allo stremo
Il 1647 emerge come un anno di spaventose carestie e rivolte popolari che toccarono il loro culmine proprio in concomitanza con le celebrazioni invernali. Agrigento si trovava in una situazione disperata: la siccità aveva distrutto i raccolti e il frumento, risorsa vitale che la Sicilia esportava in tutta Europa, mancava proprio sulle tavole degli agrigentini.
La folla, esasperata dalla fame, assaltò il palazzo vescovile e diede alle fiamme le case dei nobili accusati di speculare sulle scarse riserve alimentari. Durante i tumulti del 1647, le carceri cittadine vennero aperte e i mulini saccheggiati.
È interessante notare come la figura del vescovo fosse al centro della contesa: da un lato garante dell’ordine morale, dall’altro bersaglio del malcontento quando l’istituzione ecclesiastica non riusciva a supplire alle mancanze dello Stato spagnolo.
Questi eventi del 1647 prefigurano quella conflittualità sociale che si sarebbe ripresentata, con modalità simili, nei secoli successivi, segnando profondamente la memoria collettiva della città.
La formazione intellettuale: Filippo Benintende e il Seminario di Girgenti
La storia del 24 febbraio è anche legata alla nascita di menti brillanti che hanno influenzato la politica siciliana. Il 24 febbraio 1778 nasceva Filippo Benintende, il quale, pur essendo nativo di Caltanissetta, scelse il Seminario di Girgenti per la sua formazione superiore. Questo dettaglio non è trascurabile: il seminario agrigentino, sotto l’egida di vescovi illuminati come Gioeni, era all’epoca uno dei centri culturali più vivaci dell’Isola.
Benintende assorbì ad Agrigento quella cultura del pragmatismo e del servizio pubblico che lo avrebbe portato, anni dopo, a gestire crisi drammatiche come i moti del 1820.
La sua abilità politica, che permise di risarcire Caltanissetta dai danni subiti durante gli assalti rivoluzionari, affondava le radici negli studi classici e teologici compiuti tra le mura di Girgenti.
La figura di Benintende funge da ponte tra l’Agrigento del Settecento, ancora legata a una struttura ecclesiastica pervasiva, e quella dell’Ottocento, proiettata verso le sfide della modernità e dello Stato liberale.
1848: Agrigento e la scintilla del Parlamento Siciliano
Il 24 febbraio 1848 è una data di importanza capitale non solo per Agrigento, ma per l’intera nazione siciliana. In quel giorno, a Palermo, il Comitato Generale deliberava ufficialmente l’Atto di convocazione del General Parlamento di Sicilia. Questo atto rappresentava il culmine dei moti iniziati a gennaio e vedeva la città di Girgenti attivamente coinvolta nella spinta autonomista contro il regime borbonico.
La rivolta agrigentina, guidata dall’ex ufficiale borbonico Gerlando Bianchini, aveva trasformato la vigilia della festa patronale in un momento di mobilitazione patriottica.
Mentre i fedeli si preparavano ai riti religiosi, i patrioti si organizzavano per rovesciare le istituzioni regie. Il controllo della polizia borbonica era asfissiante, ma la rete delle società segrete agrigentine era riuscita a infiltrarsi in ogni strato sociale.
Il 24 febbraio divenne così il punto di non ritorno: la pubblicazione dell’atto di convocazione del Parlamento diede legittimità politica a una rivolta che fino a quel momento era stata percepita come un tumulto di piazza.
Agrigento, che era stata dichiarata “Capovalle” nel 1817 godendo di un notevole sviluppo amministrativo, vedeva in questa rivoluzione l’opportunità di affrancarsi definitivamente dal centralismo napoletano.
Il dramma del sequestro Celauro e il tramonto del brigantaggio romantico
Le cronache del 24 febbraio 1875 ci portano invece nei bassifondi della storia sociale del post-Unità.
In quella serata, si concludeva uno degli episodi più clamorosi di sequestro di persona della provincia: la liberazione del Cavaliere Antonino Celauro. Il Celauro, esponente di spicco della possidente aristocrazia agraria, era stato catturato il 20 febbraio mentre rientrava dalla sua campagna in località Racabbo, a breve distanza dalle mura cittadine.
Questo evento non fu un semplice episodio di criminalità, ma il sintomo di una frattura profonda tra lo Stato unitario e le dinamiche di potere locali.
Il sequestro del Cavaliere Celauro avvenne in un momento di estrema tensione in Sicilia, dove il brigantaggio era spesso alimentato dal malcontento per le nuove tasse piemontesi e per la leva obbligatoria.
Celauro fu bendato e condotto in una grotta, dove rimase prigioniero fino alla sera del 24 febbraio, quando i sequestratori decisero di rilasciarlo dietro la promessa di un riscatto che, pur negato ufficialmente dalla famiglia per non subire le ritorsioni della legge, si stima fosse di ottomila onze.
L’atteggiamento della vittima al momento del rilascio è illuminante per comprendere la cultura del tempo: Celauro rifiutò sdegnosamente di collaborare con la polizia, affermando di non voler aver nulla a che fare con le autorità regie.
Questo comportamento dimostra come la giustizia privata e l’onore personale fossero ancora ritenuti superiori alla legge dello Stato, contribuendo paradossalmente a consolidare quel sistema di mediazione illegale che stava evolvendo verso forme più strutturate di criminalità organizzata.
L’indagine che seguì portò all’arresto di figure come Filippo Argento, Filippo Piro e Salvatore Gentiluomo, quest’ultimo condannato a quindici anni di lavori forzati. Questo processo fu fondamentale per incrinare l’immagine “romantica” del bandito come giustiziere sociale, rivelando invece la natura brutale e speculativa del sequestro di persona.
Intitolazione di una scuola a Raffaello Politi
Nel 1889 l’amministrazione comunale decise di valorizzare i propri benemeriti. La deliberazione della giunta del 24 febbraio 1889 stabilì che gli istituti cittadini avessero il nome di un illustre agrigentino, distinto nelle arti e nelle scienze. La mozione, avanzata dall’insegnante Catena Amalia Agozzino, portò all’intitolazione della Scuola Normale (oggi liceo pedagogico e scientifico) a Raffaello Politi, pittore e archeologo ottocentesco. La decisione segnò l’ingresso di un artista locale nel pantheon civico e riconobbe il ruolo dell’istruzione nella formazione di cittadini consapevoli.
Nascite e ricordi antifascisti
Oltre alle ricorrenze civiche, il 24 febbraio è legato alla memoria di singoli protagonisti. Tra gli antifascisti agrigentini figura Carnabuci Giuseppe, nato a Girgenti il 24 febbraio 1907, ricordato nelle liste degli esuli oppositori del regime. Nel mondo militare si ricordano inoltre soldati nati o caduti in questa data: gli elenchi di caduti riportano il caso del bivonese Calogero Cardinale, nato il 24 febbraio 1924 e morto nel 1944 in prigionia in Germania (informazioni presenti su fonti commemorative consultate in rete). Questi nomi segnano la ricorrenza come giorno di nascite o sacrifici personali collegati alla provincia.
Elio Di Bella


23 febbraio ad Agrigento: crolli e proteste