Il cantastorie e la piazza
Una sera d’estate, davanti alla cattedrale di una cittadina siciliana, un cantastorie sale sul suo sgabello. Il pubblico si dispone in cerchio: giovani curiosi e anziani che ricordano queste storie dai tempi delle loro nonne. Il narratore stringe il tamburello, si schiarisce la voce e annuncia: “Terra di dèi e di eroi!”.
Una ragazza seduta per terra lo incalza subito: “Com’è possibile che qui sotto abbiano passeggiato gli dei?”.
Il cantastorie sorride: “Questa è la patria degli dei della mitologia greca. In questi boschi, Demetra terminò la sua corsa alla ricerca della figlia rapita, sedendosi su una roccia a piangere come una madre qualunque.”
Polifemo e Ulisse: giganti e astuzie
Un adolescente con la maglia del suo club di calcio chiede: “E quel mostro con un occhio solo? È vero che viveva qui vicino?”. Il cantastorie prende fiato e racconta dell’isola dei Ciclopi, al largo di Catania. Lì abitava Polifemo, figlio di Poseidone, che imprigionò Ulisse e i suoi compagni in una caverna. “Il Ciclope prese due uomini e ne fece pasto; Ulisse lo ubriacò con il vino e lo accecò con un palo. Per fuggire, si aggrapparono al ventre delle sue pecore mentre Polifemo scagliava massi enormi verso il mare.”
Un anziano scuote la testa: “E quelle rocce le abbiamo ancora, le chiamano ciclopiche, ma le ha fatte l’Etna”. Il narratore annuisce: “È la geologia che spiega quei massi, ma la storia di Polifemo rende la loro presenza più gustosa per il racconto.”
Scilla e Cariddi: tra due pericoli
Una madre tiene per mano la figlia e domanda: “Cosa significa ‘tra Scilla e Cariddi’? Mia nonna lo diceva sempre.” Il cantastorie spiega che Ulisse dovette scegliere tra due mostri nello stretto di Messina. Da un lato Scilla, creatura a sei teste; dall’altro Cariddi, un gorgo capace di risucchiare le navi. Ulisse decise di affrontare Scilla, sacrificando alcuni compagni pur di salvare la nave. L’espressione ancora oggi indica il dover scegliere tra due mali inevitabili.
Il giovane con la maglia commenta: “Insomma, meglio una bestia affamata che un gorgo inghiottitore.” Un vecchio ribatte: “Meglio sapere dove vai che essere trascinato da un vortice. È questa la saggezza.”
Aretusa e Alfeo: inseguimenti d’amore
Un gruppo di ragazze ridacchia: “E storie d’amore non ne hai? Non c’era qualche ninfa qui?” Il cantastorie batte le mani sul tamburello: “Certo! Aretusa era una ninfa casta che faceva il bagno in un ruscello d’Arcadia. Il dio del fiume Alfeo la vide e s’innamorò. La inseguì senza tregua; lei implorò Artemide di salvarla e fu trasformata in una sorgente. Attraversò il mare sotto terra e riemerse a Ortigia, dove ancora oggi sgorga. Questa fuga richiama il viaggio dei coloni corinzi che fondarono Siracusa.”
Una signora anziana sottolinea: “Ecco perché l’acqua di Ortigia è così fresca. È la sudata di Aretusa!” Il pubblico ride e il cantastorie concede un sorriso ironico: “Eh sì, il sudore della ninfa è più poetico dell’idraulica.”
Persefone, Ade e il ciclo delle stagioni
Un bambino chiede ingenuo: “Perché qui crescono sempre i limoni?” La domanda offre al cantastorie l’occasione per il mito di Persefone. “Ade, dio degli inferi, la rapì nei pressi del lago Pergusa, vicino a Enna. Demetra, dea dell’agricoltura, disperata smise di far crescere i campi. Solo quando Persefone poté tornare da sua madre per due terzi dell’anno i fiori tornarono a sbocciare. Questo mito spiega il ciclo delle stagioni e la fertilità dell’isola.”
Un signore seduto sui gradini della cattedrale riflette: “Ma i limoni li coltiviamo grazie al clima e alla terra vulcanica.” Il cantastorie conclude: “Giusto, è la geologia che rende fertili queste terre. Ma il mito ci ricorda che ogni raccolto è un dono e ogni estate un ritorno.”
Elio Di Bella


26 Febbraio ad Agrigento: tra fede e memoria