Aspetti sociali ed economici della vita ad Agrigento attraverso varie epoche storiche.
La presenza dei Sicani vicino Agrigento è testimoniata da grotte funerarie usate sia come abitazioni che come luoghi di sepoltura. La loro cultura era legata all’ambiente, praticavano agricoltura, allevamento e lavorazione della pietra. L’organizzazione sociale era probabilmente basata su piccoli gruppi familiari o tribù che condividevano gli stessi spazi di vita e morte. Furono spinti verso l’interno dai Siculi e Greci, ma mantennero un ruolo nell’etnogenesi dell’isola.
Periodo Antico (Greco e Romano)
Durante la fondazione di Akragas (l’antica Agrigento), la documentazione archeologica è fondamentale per identificare i segni identitari della cultura materiale e i caratteri etnici delle prime manifestazioni artigianali e artistiche. Nonostante alcune ipotesi iniziali suggerissero l’origine da Rodi o Creta basate su importazioni vascolari, la ricerca attuale indica che piatti come i cosiddetti “piatti rodii” databili nel primo trentennio del VI secolo a.C. non provano la presenza di coloni rodii, ma sono piuttosto segno di traffici commerciali e scambi consolidati tra l’area settentrionale della Ionia e la costa meridionale della Sicilia. Il legame con la madrepatria confinante, Gela, emerge in modo consistente sia dalle tradizioni letterarie che dall’analisi della cultura materiale, dall’architettura alle statuette fittili. Attualmente non ci sono materiali diagnostici che supportino un apporto significativo dell’ethnos rodio nell’area dove sorse Agrigento.
La tirannide di Falaride
Il periodo della reggenza e tirannide di Falaride (intorno al secondo quarto del VI secolo a.C.) fu caratterizzato da prosperità interna, con la costruzione di templi e mura di fortificazione, ed espansione territoriale e dominio sui centri interni e sulle popolazioni locali. La ricostruzione di questo contesto socio-culturale è stata influenzata da una lettura positivistica delle fonti letterarie. È necessaria una lettura trasversale della documentazione architettonica e della produzione artistica/artigianale locale per cogliere elementi distintivi, influenze culturali esterne e “spazi di resistenza”, ovvero novità tipicamente akragantine.
Agrigento (Akragas) sorse in una zona ricca di pianure sedimentarie, caratteristiche della Sicilia meridionale. L’antica città greca non aveva un abitato cresciuto in “pittoresco disordine” come ipotizzato in passato, ma un preciso schema urbanistico di strade ortogonalmente incrociantesi (schema “ippodameo”), che includeva un settore di abitazioni civili.
I fenomeni economici e sociali principali
La genesi della polis è legata a fenomeni economici e sociali come lo sviluppo delle forze produttive, la divisione del lavoro, la monetazione e una sempre più profonda differenziazione delle classi sociali. Gli elementi costitutivi della polis includono le arti legate al mantenimento della vita (τροφή), i mestieri e le leggi/costituzione.
Città e campagna
Esiste un chiaro nesso tra la lotta politica cittadina e la situazione della campagna (chora). La conoscenza delle realtà rurali antiche e l’organizzazione della produzione agricola (“land-tenure”) sono ancora poco chiare.
Sappiamo di magistrature legate ai problemi della chora come i geonomoi, gli agronomoi e gli hyloroi, ma le loro funzioni rimangono spesso solo nomi.
L’Emporion (quartiere sorto attorno al porto) era distinto ma strettamente collegato alla città, con villaggi circostanti (kōmai) che potrebbero essere il risultato della frammentazione dell’antico centro urbano.
La vitalità della struttura cittadina agrigentina socialmente emerge da descrizioni come quelle della Vita di Gregorio. La distinzione tra il “notabilato cittadino” (cittadini militari e civili) e il semplice “λαός” (popolo) è presente in alcune fonti, sebbene talvolta annullata in altre narrazioni.
Un “suburbio” (perioikis o perioikia) dove risiedeva una parte significativa di abitanti impegnati in attività produttive è menzionato in testi più antichi.
Akragas era considerata una delle città greche più ricche. La ricchezza economica si rifletteva nella vita quotidiana, nelle abitazioni, nell’abbigliamento e nell’alimentazione. C’era opportunità di ascesa sociale. La vita quotidiana era scandita dal lavoro, dalle feste religiose e dai momenti di svago come spettacoli teatrali e attività nel gymnasium.
Ad Agrigento si notano influssi punici nelle tecniche edilizie e nei manufatti. Con la conquista romana, Agrigento divenne un centro agricolo e commerciale strategico.
Il periodo romano
Durante il periodo romano-repubblicano, l’economia agrigentina conobbe prosperità, in relazione all’intenso sfruttamento schiavistico delle terre. Questo sfruttamento fu tale da alimentare le grandi rivolte siciliane degli schiavi (139-132 a.C. e 104-99 a.C.). Agrigento era di fatto l’unico grande centro di tale sfruttamento in Sicilia in quel periodo.
Periodo Medievale
Nell’Alto Medioevo, alcuni siti ubicati ad est del centro di Agrigento, vocati allo sfruttamento primario delle risorse agricole, sorsero nel IX secolo e cessarono di essere frequentati prima della metà del X secolo. Questo abbandono dei centri minori potrebbe collimare con la legislazione successiva all’ascesa degli Aglabidi e l’editto di Al Mu’izz, che potrebbe aver determinato una redistribuzione degli abitati verso centri più difendibili e controllabili. I siti più grandi e con precedenti fasi insediative sopravvissero e sono identificabili come casali (rihal) nella struttura insediativa successiva.
Durante la dominazione araba, Agrigento fu scelta come capitale da tribù berbere e si trasformò in un fiorente centro agricolo e commerciale. La società era multietnica e multireligiosa. L’attività mineraria contribuiva alla ricchezza. La vita quotidiana era influenzata dalla cultura araba, con abitazioni spesso in legno o scavate nella roccia. La conoscenza e la vita culturale erano importanti, integrando il sapere arabo.
Dominio normanno
Sotto il dominio normanno (XI secolo), Agrigento beneficiò della fusione culturale arabo-normanna. La città aveva diversi nuclei di cittadini che vivevano già secondo leggi, magistrature e ordinamenti propri, che diedero origine alle consuetudini municipali.
Tra il XIII e i primi del XIV secolo, Agrigento attraversò un periodo di consolidamento dell’insediamento urbano sull’acropoli. La decadenza dei complessi abbaziali, è in parte attribuita ai mutamenti nella società e nell’economia causati dalla crescita delle città che attiravano gente dalle campagne.
Gli Ebrei
Gli atti privati redatti dai notai locali sono uno specchio dell’attività socio-economica dell’epoca, documentando lettere di cambio, transazioni commerciali, assicurazioni, compravendite immobiliari, prestiti, testamenti e costituzioni di dote. Esisteva una Comunità ebraica vitale e dinamica, la cui storia è documentata anche attraverso le controversie interne e le trasformazioni urbanistiche legate al loro spazio di vita (le giudecche). Gli ebrei costituirono una componente attiva e rilevante della vita sociale ed economica in Sicilia nei secoli scorsi. Lo spazio di vita delle giudecche era condizionato dal contesto socio-economico urbano e territoriale
Periodo Moderno e Contemporaneo
Nel XIX secolo, gli atti di prefettura menzionano il deplorevole stato sociale della provincia nel 1863.
Vi erano associazioni economiche e studiosi che presentavano progetti per lo sviluppo economico del territorio durante il periodo borbonico.
Nel post-unificazione (fine XIX secolo), l’area agrigentina dello zolfo era una realtà sociale di miseria, ignoranza e violenza, con un tasso di analfabetismo altissimo.
Il dopoguerra
Nel secondo dopoguerra, Agrigento, come tutto il meridione, ha conosciuto un massiccio processo migratorio dalle aree rurali verso la città a causa della contrazione dell’economia agricola. Tuttavia, non è riuscita ad attuare un vero sviluppo industriale/produttivo per compensare il calo degli addetti nel settore primario. L’economia cittadina ha iniziato a ruotare attorno a due poli principali: l’edilizia e il settore terziario. Le fonti descrivono una “crescita senza sviluppo“, creando una società moderna nei modelli di consumo ma senza una base produttiva adeguata, relegando ampie zone a uno stato di area assistita dipendente dall’aiuto statale. Questo terreno ha favorito forti dinamiche clientelari.
La storia urbanistica dal secondo dopoguerra è caratterizzata da una crescente elusione delle regole urbanistiche e dall’affermazione di una prassi edilizia illegale (abusivismo), legata al sistema di potere della Democrazia Cristiana che forniva appoggi a una classe dirigente “incolta e corrotta”.
La frana del 1966 fu un prevedibile epilogo, causata dall’enorme sovraccarico edilizio su pendici fragili. La frana mise in luce la miseria di Agrigento e il suo “sviluppo contorto“, con redditi medi tra i più bassi d’Italia a fronte di profitti di speculazione parassitaria tra i più alti.
Rivelò anche il coinvolgimento di “interi pezzi dello Stato” e il connubio tra mafia e parte della classe politica agrigentina.
Abusivismo
L’abusivismo edilizio investe tutti i centri urbani della provincia, in particolare quelli con significativa crescita demografica post-anni Cinquanta dovuta ai flussi migratori, avvenuta in modo accelerato e ignorando la tutela dei caratteri storici, ambientali, ecc..
Spesso l’abusivismo avviene su terreni estremamente ridotti e non adatti all’attività agricola. La mancanza di una cultura del suolo come bene comune, del senso di appartenenza ai luoghi e di responsabilità civile ha contribuito a diffondere il fenomeno, compromettendo l’immagine della città, della Valle dei Templi e della costa.
La questione del paesaggio è strettamente legata agli aspetti culturali; l’omologazione territoriale e la disuguaglianza sociale causate dai processi economici portano a una perdita di identità locale. Un paesaggio in cui una comunità può rispecchiarsi e riconoscersi è essenziale per ridare identità.
Il paesaggio è definito come “territorio espressivo di identità“, legato a caratteristiche storiche, culturali, naturali ed estetiche che abbiano significato identitario per il territorio o siano percepite come tali dalla popolazione. Riconoscere il paesaggio come espressione di identità culturale significa vederlo come una grande narrazione di una società.
La Valle dei Templi, dove natura e cultura si compenetrano, è un esempio appropriato per il concetto di rete ecologica. Il patrimonio di natura e cultura di Agrigento è stato finora uno dei motori dell’economia cittadina, ma rischia di essere dissipato se considerato inesauribile e se i parametri di riferimento restano quelli dell’edificazione urbana. Il paesaggio dovrebbe essere una risorsa economica e produttiva primaria su cui fondare lo sviluppo, affrontando problemi come attività commerciali, occupazione, trasporti e servizi, con iniziative di eccellenza funzionali a fare della Valle un luogo attrattivo.
Emergono narrazioni identitarie di Agrigento fortemente influenzate dalla presenza dei templi, che vedono gli agrigentini come eredi di un’antica civiltà e portatori dei suoi valori.
Sintesi
In sintesi, il quadro della vita sociale ed economica di Agrigento è complesso, dalle sue origini come ricca polis greca basata sull’agricoltura e sullo sfruttamento del lavoro (inclusa la schiavitù), attraverso le trasformazioni sotto diverse dominazioni che ne plasmarono la struttura urbana, sociale (multietnica, multireligiosa) ed economica (agricoltura, commercio, attività mineraria), fino alle sfide del periodo contemporaneo caratterizzato da migrazione, urbanizzazione disordinata, abusivismo edilizio legato a dinamiche clientelari e speculazione, che hanno compromesso l’immagine e il paesaggio della città nonostante il suo ricco patrimonio culturale e naturale. Emergono anche aspetti legati alla vita quotidiana, alle classi sociali, alle istituzioni, e alla percezione identitaria degli abitanti legata alla storia e al paesaggio.
Elio Di Bella


Agrigento e le Guerre Puniche: un capitolo decisivo per la Sicilia