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tempesta nel porto di Girgenti
tempesta nel porto di Girgenti

20 febbraio nella storia di Agrigento: rivolta, malattie, rinascite e cultura

20 Febbraio 2026 //  by Elio Di Bella

20 febbraio nella storia di Agrigento

La cronologia storica di Agrigento evidenzia come anche una singola data possa offrire uno sguardo trasversale sulla lunga vicenda della città. Dal 1689 fino ai nostri giorni, il 20 febbraio ha spesso segnato episodi politici, sociali o culturali che, pur diversi tra loro, testimoniano la continuità del legame fra la comunità agrigentina e il suo territorio.

Rivolte e tassazioni nel XVII secolo

Nel 1689 la popolazione di Naro, centro dell’attuale provincia agrigentina, si sollevò contro la tassa del macinato imposta dal governo spagnolo. Il 20 febbraio di quell’anno i cittadini irruppero nel palazzo dell’autorità e costrinsero il governatore a revocare l’imposta. L’episodio anticipò altri moti fiscali nel resto dell’isola e dimostra l’attenzione della popolazione agrigentina ai temi economici e fiscali.

Ottocento: infrastrutture, porti e malattie

Relazione sulle opere pubbliche (1851)

Un documento prodotto dall’ufficio tecnico di Girgenti e datato 20 febbraio 1851 descrive i lavori di consolidamento della via Atenea fra la Porta di Ponte e il Collegio di Maria. La relazione elenca case e botteghe situate lungo il percorso e specifica che l’intervento costò 1 323 ducati e 40 grana. Questo atto testimonia la volontà dell’amministrazione borbonica di migliorare le infrastrutture urbane prima dell’Unità.

Tempesta al porto di Girgenti (1860)

Il 20 febbraio 1860 una violenta tempesta colpì il porto di Girgenti. Otto navi straniere, rifugiate nella rada, furono costrette a gettare parte del carico in mare per alleggerirsi e restare a galla. La stretta imboccatura del porto e le scarse infrastrutture costrinsero le imbarcazioni a rimanere in rada, dimostrando i limiti dell’approdo prima dell’apertura del nuovo molo nel 1875.

Ritorno del colera (1867)

La Gazzetta Piemontese del 20 febbraio 1867 annunciò la ricomparsa del colera a Napoli e in Sicilia, precisando che l’epidemia colpiva anche la provincia di Agrigento. Nei mesi seguenti il morbo infuriò in varie località della provincia – da Naro a Canicattì – causando circa 15 000 vittime. La famiglia Pirandello, in fuga dall’epidemia, trovò rifugio presso la tenuta del Caos; lì, il 28 giugno, nacque Luigi Pirandello.

Rapimento di Antonino Celauro (1875)

L’episodio più clamoroso del periodo post‑unitario avvenne nel 1875. Il 20 febbraio Cav. Antonino Celauro, ricco imprenditore agrigentino, fu assalito lungo la strada di ritorno verso casa e rapito da una banda di briganti armati. Legato e bendato, venne trascinato in una grotta e liberato solo il 24 febbraio dopo aver promesso il pagamento di un riscatto. L’indagine portò all’arresto di Salvatore Gentiluomo e di altri complici, contribuendo a incrinare l’immagine romantica del brigantaggio siciliano.

20 Febbraio 1899: Antonino Salinas apre gli scavi della Necropoli Giambertone

Questa è, tra tutte le ricorrenze del 20 febbraio nella storia di Agrigento, quella di maggiore rilievo scientifico e culturale: una data che gli studiosi dell’archeologia agrigentina dovrebbero ricordare con la stessa riverenza con cui si ricordano le grandi campagne di scavo del Novecento.

Nel gennaio del 1899 alcuni contadini, lavorando nei terreni sotto il Tempio della Concordia, avevano portato alla luce per caso due grandi sepolcri di tipo sconosciuto. La notizia raggiunse Antonino Salinas, direttore del Museo Nazionale di Palermo, che comprese immediatamente l’importanza della scoperta e si recò sul posto. Grazie alla gentile disponibilità del proprietario del fondo, il cavaliere Pietro Giambertone — dal cui cognome la necropoli avrebbe preso il nome — Salinas ottenne l’autorizzazione agli scavi. I lavori iniziarono esattamente il 20 febbraio 1899 e proseguirono fino al 17 marzo, con l’assistenza del cavaliere Guido Scifoni e dell’architetto Ettore Petri, che redasse le planimetrie allegate alla relazione scientifica.

In un’area di trenta metri per trenta, affiorò una vera e propria necropoli di straordinaria varietà tipologica: dal semplice sarcofago alle camere funerarie, dalle strutture architettoniche con stele e colonnine fino alle tombe rivestite di marmo grigio. L’esterno dei sepolcri era intonacato di stucco bianco bordato da fasce rosse. Tra i reperti: monete di bronzo, lucerne in terracotta, frammenti di iscrizioni romane. Particolarmente suggestivo fu il ritrovamento di un cranio con due lunghi chiodi a larga testa conficcati alle tempie, enigmatica testimonianza di pratiche funerarie ancora non del tutto chiarite.

La relazione scientifica di Salinas fu inviata al Ministero e datata «Roma, 17 febbraio 1901 – Girgenti – Necropoli Giambertoni e San Gregorio». In essa l’illustre archeologo palermitano sottolineava il valore straordinario della scoperta e auspicava che segnasse l’inizio di uno studio sistematico delle necropoli agrigentine, invitando il governo e le autorità locali a proteggere quella falda di colle che forma, come egli scrisse con grande eleganza, «lo zoccolo agli avanzi meravigliosi dei tempî agrigentini». Un appello che, purtroppo, sarebbe rimasto in parte inascoltato nei decenni successivi, come la storia della speculazione edilizia novecentesca avrebbe ampiamente dimostrato.

Lo scavo del 20 febbraio 1899 non era semplicemente uno scavo: era la dimostrazione che sotto i piedi degli agrigentini — tra i filari di mandorli e gli oliveti della contrada — giacevano ancora stratificati i secoli, in attesa di essere letti e compresi.

XX secolo: guerra, rinascita e folklore

Caduti e reduci della seconda guerra mondiale

Tra le migliaia di agrigentini coinvolti nella seconda guerra mondiale spiccano due figure legate alla data del 20 febbraio:

Francesco Spataro, originario di Aragona, nacque il 20 febbraio 1924; arruolato nell’esercito, venne internato nel campo tedesco di Wietzendorf e morì l’12 marzo 1945.

Giovanni Rubino, civile di Ravanusa, perse la vita a Berlino il 20 febbraio 1944 durante i bombardamenti. I loro nomi sono ricordati tra gli agrigentini sepolti nei cimiteri militari all’estero.

20 Febbraio 1947: Rinasce l’Ente Provinciale per il Turismo

La Seconda guerra mondiale aveva lasciato Agrigento in uno stato di grave prostrazione economica e sociale. La Valle dei Templi, meta di pellegrinaggi culturali sin dal Grand Tour settecentesco, aveva visto sospendersi nei lunghi anni del conflitto quella rete di visitatori internazionali — archeologi, letterati, pittori, aristocratici europei — che costituiva una risorsa fondamentale per l’economia locale.

Dai documenti del tuo archivio emerge un’annotazione di cronaca locale, secca ma significativa: il 20 febbraio 1947, a guerra finita da meno di due anni, in una città che stava cercando faticosamente di ricostruirsi, l’Ente Provinciale per il Turismo riprendeva la sua attività.

A presiedere l’ente fu nominato il professor Giovanni Zirretta, una figura del panorama culturale agrigentino del dopoguerra. La notizia è apparentemente minuta, ma il suo significato è tutt’altro che secondario: significava che Agrigento, nonostante le difficoltà del periodo bellico e post-bellico — le strade distrutte, i ponti saltati, le case danneggiate, la crisi alimentare, il mercato nero che le cronache dello stesso anno documentano abbondantemente — stava guardando avanti, verso quella vocazione turistica e culturale che sarebbe stata, nel secondo dopoguerra, la carta vincente della rinascita cittadina.

Il 1947 è un anno di passaggio cruciale: la riforma agraria era all’orizzonte, le tensioni politiche tra monarchici e repubblicani, tra democristiani e comunisti, si rispecchiavano nelle strade di Agrigento come in tutta la Sicilia. Eppure, il 20 febbraio di quell’anno, qualcuno si alzò e disse: ricominciamo da dove eravamo rimasti, ricominciamo dalla bellezza dei Templi e dall’accoglienza dei visitatori.

Le prime edizioni della Sagra del Mandorlo in Fiore

Il festival folcloristico più famoso di Agrigento ha una relazione con il 20 febbraio. Dopo la prima edizione del 1937, nel 1949 la Sagra del Mandorlo in Fiore si svolse nuovamente nelle giornate del 19 e 20 febbraio. Allora la festa coinvolgeva gruppi folkloristici locali e celebrava la fioritura dei mandorli nelle campagne circostanti, tradizione che continua tuttora con risonanza internazionale.

20 febbraio 1986 – i carabinieri catturarono Michele Greco, detto Il papa, uno dei capi della Commissione mafiosa. L’arresto, avvenuto nei pressi di Bagheria, fu un duro colpo per Cosa Nostra.

20 febbraio 2001 – a causa della rivalità tra carabinieri e polizia agrigentina, fallì un’operazione per catturare Bernardo Provenzano; le divergenze tra le forze dell’ordine fecero sfumare l’imboscata. L’episodio suscitò polemiche e ritardò di anni l’arresto del boss.

 Conclusione

La cronologia del 20 febbraio mostra come la storia di Agrigento non sia soltanto legata alle antiche glorie greche o romane, ma viva di episodi quotidiani, di drammi familiari, di lotte popolari e di moderne iniziative culturali. Dalla rivolta di Naro del 1689 al rapimento di Celauro nel 1875, dalle epidemie ottocentesche alla rinascita turistica del secondo dopoguerra, fino alle più recenti conferenze e celebrazioni religiose, questa data rappresenta uno spaccato della resilienza e della pluralità della comunità agrigentina.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento, agrigento racconta, agrigento storia, provincia di agrigento, valle dei templi

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