• Menu
  • Skip to right header navigation
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina

Before Header

Agrigento Ieri e Oggi

Una Storia che continua a parlare.

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
Vues de Girgenti - Porta di Ponte 1860
Vues de Girgenti - Porta di Ponte 1860

Le porte dell’antica Agrigento nell’età chiaramontana

17 Febbraio 2022 //  by Elio Di Bella

Così come l’antica Akragas, anche la medioevale Agrigento venne circondata da mura, di cui purtroppo però rimangono scarse tracce. La loro costruzione si deve alla potente famiglia dei Chiaramonte.

Federico I Chiaramonte, signore di Siculiana, prese in moglie la nobile agrigentina Marchisa Prefoglio e da quell’unione nacquero Manfredi I, Giovanni II e Federico II, i quali furono gli artefici della

maggiore signoria feudale siciliana del tempo.

Agrigento deve moltissimo a questa famiglia che fece costruire numerose chiese e conventi, ma anche ospizi, castelli e le mura che cinsero la città quasi interamente (rimase fuori dal circuito solo l’antico quartiere Rabato).

Le mura erano fornite di numerose porte di accesso alla città.

L’ingresso principale era certamente Porta di Ponte. Da questa porta le mura chiramontane declinavano sino ad una vicina torre e quindi si volgevano a sud, interrotte da altre quattro possenti torri di difesa.

La Porta cosiddetta del Marchese era ubicata sotto la seconda torre, mentre sotto la quarta s’innalzava la Porta dei Panitteri (i cui resti si conservano ancora). Questo antico ingresso aveva avuto però nei secoli passati un altro nome “Bellicaudi. Non è certo però se si tratta della  corruzione di una parola araba (Bab-el-Kadi) il cui significato era “Porta del Giudice“o se sia un altro il significato del termine e cioè   “parte popolata”, che meglio indicava  la funzione antica della Porta che era quella di consentire l’accesso ad una delle  zone  più densamente popolate della città, il quartiere Ravanusella, corruzione dall’arabo Rab-nas, dimora di gente qualunque.

Dalla Porta del Marchese le mura si prolungavano  lungo un declivio  sino a raggiungere la torre di Notar Andrea, nei pressi dell’attuale Chiesa che sorge in piazza Ravanusella. Questa torre venne abbattuta durante i moti rivoluzionari del 1848-49  dai patrioti che ivi costruirono trincee e altre opere di ingegneria militare.

Il circuito delle mura si spostava lentamente poi verso oriente e incontrava la porta dei Pastai, poi detta dei Saccaioli-così nominata perchè si trovava nei pressi di alcuni mulini- che andò distrutta a seguito della costruzione di una piccola chiesa dedicata a Santa Lucia.

Sempre sulla stessa linea orientale delle mura si trovava  la Porta di Mare, che immetteva alla lunga trazzera che conduceva al Molo.

Ad occidente poi, verso dove le mura volgevano dolcemente, era stata innalzata la porta  detta di Mazzara, il cui nome però non ha nulla a che vedere con l’omonima città della Sicilia occidentale e deriverebbe invece, secondo lo storico Picone, dall’arabo El-Maha-ssar”, ossia “torchio o trappeto”: esisteva, infatti, in questa zona una  piccola attività industriale. Alcuni  studiosi  però contestano il Picone e fanno derivare  il nome   da Ma’sarah” ossia “palmento, luogo dove si pigia l’uva”. I primi interventi per l’abbattimento di questa porta della città risalgono al 1873.

 Le mura avanzavano poi lungo la collina, proseguendo quindi in lato sino a raggiungere la strada su cui sorge l’ex istituto Gioeni e quindi da lì arrivavano allo Steri Chiaramontano, l’attuale Seminario Vescovile, presso il quale s’innalzava un’altra porta, quella dei Cavalieri. Poi le mura riprendevano da lì a distendersi verso nord lungo la linea che dal Duomo conduceva al Castello e quindi alla Porta Bibbirria (secondo alcuni Porta dei venti). L’ultimo tratto murato andava sino all’angolo della Chiesa di Santa Maria degli Angeli e scendeva ancora la collina per ricongiungersi con la Porta di Ponte, che era assai diversa da quella che oggi ammiriamo.

Elio Di Bella

Categoria: Agrigento RaccontaTag: agrigento, agrigento racconta, agrigento storia, chiaramonte, girgenti, sicilia

Post precedente: «alessandria della rocca I paesi della provincia di Agrigento: Alessandria della Rocca
Post successivo: Guida di Agrigento: i palazzi antichi del centro storico palazzo celauro»

Footer

Copyright

I contenuti presenti sul sito agrigentoierieoggi.it, dei quali il Prof. Elio di Bella è autore, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso. È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.

Privacy

Questo blog rispetta la normativa vigente in fatto di Privacy e Cookie . Tutta la docvumentazione e i modi di raccolta e sicurezza possono essere visionati nella nostra Privacy Policy

Privacy Policy     Cookie Policy

Copyright © 2026 Agrigento Ieri e Oggi · Creato da Webbando.net