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elezioni 1892 a girgenti
elezioni 1892 a girgenti

Le elezioni politiche del 1892 a Girgenti e l’irruzione dei Fasci siciliani

5 Maggio 2026 //  by Elio Di Bella

Analisi storica delle elezioni politiche del 1892 a Girgenti (Agrigento), dominate dal blocco conservatore di latifondisti, clero e capitalisti; l’irruzione dei Fasci siciliani dei lavoratori e la campagna del candidato garibaldino Roberto Auriti; confronto con la rappresentazione di Luigi Pirandello in I vecchi e i giovani e la dura repressione crispina.

Contesto politico ed economico della fine dell’Ottocento

Negli ultimi due decenni dell’Ottocento la vita pubblica di Girgenti (oggi Agrigento) era dominata da un ristretto gruppo di notabili e latifondisti. I moderati della camerilla controllavano l’amministrazione cittadina e i maggiori interessi economici sin dall’Unità, ma all’inizio degli anni Ottanta si affacciarono forze che volevano colmare le promesse tradite del Risorgimento.

Nel 1888 gli oppositori liberali progressisti guidati dall’avvocato Ippolito Onorio De Luca riuscirono a sconfiggere la camerilla; due anni più tardi, con l’appoggio del prefetto Giorgio Tamajo, l’opposizione ottenne un allargamento del suffragio e vinse le amministrative. La crisi economica del settore minerario e la disoccupazione crescente prepararono il terreno a nuove forze sociali.

L’ingresso dei cattolici e dei Fasci siciliani

Nel 1890 comparvero sulla scena agrigentina due protagonisti destinati a mutare la vita politica: il movimento cattolico e il movimento dei Fasci siciliani. Il vescovo Gaetano Blandini organizzò un attivo movimento sociale cattolico fondato su società di mutuo soccorso; ottenuta una deroga al “non expedit”, i cattolici si presentarono alle amministrative del luglio 1891 con una loro lista e conquistarono molti seggi.

Parallelamente, il Circolo radicale di Girgenti fondò un settimanale, La Riforma Sociale, e si impegnò a scardinare l’inerzia cittadina con conferenze su temi come il divorzio e commemorazioni laiche. A partire dall’agosto 1892, avvocati e militanti come Luca Lizio e Rodolfo Bonfiglio costituirono il Fascio dei lavoratori di Girgenti, affittando un grande magazzino per farne sede comunale del fascio, mentre la sede provinciale fu aperta in via Atenea. La loro fanfara di cinque fratelli che annunciava le riunioni divenne celebre in tutta la città.

I Fasci di Girgenti giunsero relativamente tardi rispetto ad altre provincie: le prime leghe nacquero a Messina tra il 1888 e il 1889, poi a Catania nel 1891 e a Palermo nel 1892. I lavoratori agrigentini rivendicavano salari più alti, contratti agrari più equi e la riduzione dei patti angarici. Il congresso minerario di Grotte (1893) e i Patti di Corleone ottennero significativi risultati e rilanciarono la piattaforma riformista. Il motto “giustizia e libertà” univa le rivendicazioni sociali ad un ideale mazziniano di emancipazione.

Le elezioni del 1892: lotta per il collegio di Girgenti

La contesa per il seggio parlamentare di Girgenti nel 1892 fu centrale nella crisi della classe dirigente liberale. Pirandello nel romanzo I vecchi e i giovani ci racconta che da Roma, il presidente del Consiglio Francesco Crispi, timoroso della crescita clericale, decise di affidare al giovane avvocato Roberto Auriti il compito di strappare il collegio ai cattolici. Luigi Pirandello avrebbe identificato Auriti con lo zio materno Rocco Ricci Gramitto, patriota garibaldino e segretario alla Prefettura di Roma. L’uscente Giacinto Fazello (alias Luigi La Porta), eroe garibaldino eletto dal 1862 e senatore dal 1892, si era ritirato; così la deputazione era vacante.

Il blocco conservatore

Il romanzo I vecchi e i giovani di Pirandello, ambientato nel triennio 1892–1894, offre una vivida descrizione del clima elettorale. Il fulcro dell’azione è a Girgenti, «dove le sorti di tutti sono praticamente in balia di tre forze che operano concordi»: la potenza economica del banchiere don Flaminio Salvo, il potere feudale del principe don Ippolito Laurentano e la massa di manovra del partito cattolico. Queste forze costituivano un blocco reazionario, in cui la Chiesa forniva la base popolare in cambio della tutela degli interessi conservatori. Don Flaminio era proprietario di zolfare e banche; il principe era il deposito vivente dell’antico borbonismo, isolato nella sua villa della Colimbetra, ma influente nelle campagne.

Crispi sperava di ribaltare questa alleanza e incaricò Auriti di presentarsi con la bandiera garibaldina. Tuttavia, come nota il saggio di Gaetano Trombatore, Auriti non poté offrire un programma economico serio e fu costretto a giocare l’unica carta che possedeva: il ricordo della battaglia di Milazzo, combattuta a 12 anni. L’appello a un patriottismo svuotato di contenuti non impressionò una popolazione stanca delle retoriche risorgimentali.

Nel frattempo, il giornale L’Empedocle, organo dei notabili liberal‑moderati guidati dall’avvocato Ignazio Capolino (identificato con il marchese Luigi Contarini), pubblicò l’articolo Patrioti per affari di famiglia contro Auriti. Due duelli e un grande scandalo giudiziario turbarono la campagna.

Alla fine, il partito clericale vinse le elezioni: Ignazio Capolino fu eletto deputato mentre il perito minerario Giuseppe Zappalà ottenne un seggio grazie al sostegno dei radicali. Dopo la sconfitta, Roberto Auriti abbandonò la politica e tornò a Roma.

Presenza dei Fasci durante la campagna

La campagna elettorale del 1892 coincise con la nascita del Fascio dei lavoratori di Girgenti. Gli avvocati Luca Lizio e Rodolfo Bonfiglio unirono artigiani, contadini e zolfatari in un’organizzazione che sfidava apertamente l’ordine politico e sociale.

Le loro riunioni si tenevano in un magazzino trasformato in sede del fascio; un’altra sede, in via Atenea, accoglieva il fascio provinciale. La nascita del fascio a Girgenti infastidì i notabili; le autorità tentarono invano di impedire l’agitazione. I militi dei fasci sostenevano la candidatura di figure come il perito minerario Zappalà e, più in generale, chiedevano riforme agrarie e contratti equi. La loro presa sulla popolazione mise in allarme le autorità e accentuò la polarizzazione fra conservatori e riformisti.

Pirandello, i Fasci e la repressione

Nel romanzo I vecchi e i giovani, Pirandello offrì un ritratto disincantato del movimento dei fasci. Pur simpatizzando con i loro ideali di giustizia e libertà, l’autore rilevò l’ingenuità di molti contadini, che interpretavano il socialismo come una immediata divisione delle terre. Egli descrisse l’insurrezione di Santa Caterina Villarmosa: il popolo insorto, portando un crocifisso e i ritratti del re, gridava «Viva il re! abbasso le tasse!»; ma i soldati, appostati in una via stretta, aprirono il fuoco uccidendo undici persone, tra cui donne e bambini.

Un episodio analogo, la strage di Caltavuturo, vide i contadini siciliani «assaliti alla baionetta» e fucilati per aver reclamato la divisione delle terre demaniali usurpate dai maggiorenti. Queste scene rivelano l’efferata repressione statale: il governo di Crispi proclamò lo stato d’assedio nel gennaio 1894 e inviò il generale Morra di Lavriano a sciogliere i fasci, arrestare i dirigenti e porre fine alla «agitatione legale». L’insurrezione dei fasci, fallita militarmente, lasciò però un’eredità duratura: la consapevolezza di un diritto dei lavoratori a organizzarsi e di un collegamento fra lotta sociale e rivendicazioni democratiche.

Interpretazione storica

Le elezioni politiche del 1892 a Girgenti segnano la crisi della generazione risorgimentale. Il blocco conservatore – formato da latifondisti, clero e capitalisti – riuscì a mantenere il controllo grazie al voto dei devoti e alla mancanza di un programma riformatore da parte dei liberali. La sconfitta di Auriti testimonia l’esaurirsi del patriottismo garibaldino come riferimento politico. Nello stesso periodo, la nascita del fascio agrigentino e il successo elettorale dei cattolici indicano l’ingresso di nuove forze: il socialismo contadino e il cattolicesimo sociale.

L’esperienza dei fasci agrigentini fu breve ma feconda: servì a politicizzare contadini e zolfatari, li educò alla mutualità e impose all’opinione pubblica la questione agraria; la brutale repressione di Crispi rivelò al resto d’Italia l’esistenza di una questione meridionale irrisolta.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento storia, elezioni, francesco crispi, girgenti, luigi pirandello

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