23 Febbraio 1426 pericoli di crollo nel Castello
23 febbraio 1426. In quella giornata, l’amministrazione cittadina, sotto l’egida di Alfonso il Magnanimo, si trovò a dover gestire una crisi che minacciava le fondamenta stesse del potere civile e militare: l’imminente crollo del Castello.
Il testo d’archivio, una “licentia et facultas”, non è un semplice atto burocratico, ma la testimonianza di una consapevolezza civica che già sei secoli fa identificava nella “rujna” il principale nemico della città.
Il documento autorizzava i giurati di Agrigento a imporre una gabella sul vino per finanziare le riparazioni urgenti delle mura castellane.
Questa scelta finanziaria rivela molto sulla struttura socio-economica dell’epoca: il vino, bene di largo consumo e cardine dell’economia agricola locale, diventava lo strumento per salvaguardare la sicurezza collettiva.
Il Castello di Agrigento ha dovuto fare i conti con l’instabilità della propria rupe calcarenitica.
Il 23 febbraio 1426 è uno dei segnali documentati di una lotta millenaria contro il dissesto, una lotta che ha visto impegnate generazioni di amministratori nel tentativo di puntellare una bellezza destinata, per sua natura geologica, a scivolare verso valle.
La gestione delle risorse per la manutenzione del patrimonio monumentale nel periodo aragonese era caratterizzata da una costante negoziazione tra il potere centrale e le autorità locali. Gli stanziamenti, pur sembrando esigui in termini assoluti, rappresentavano uno sforzo significativo per le casse cittadine.
23 febbraio 1848
Il 23 febbraio 1848 segnò l’inizio della rivoluzione parigina che avrebbe portato alla caduta della Monarchia di Luglio e alla proclamazione della Seconda Repubblica francese. Quella sera, sul boulevard des Capucines, la manifestazione popolare fu repressa nel sangue dalla guardia nazionale, causando decine di morti. I cadaveri furono caricati su un carro e portati in processione per le vie di Parigi, scatenando l’insurrezione. La notizia della rivoluzione parigina raggiunse rapidamente la Sicilia, dove già covavano tensioni antigovernative. Sebbene la rivoluzione siciliana del gennaio 1848 avesse già raggiunto il suo culmine prima degli eventi parigini, le notizie provenienti dalla Francia galvanizzarono ulteriormente gli animi, confermando che il vento del cambiamento soffiava su tutta Europa. Agrigento, allora Girgenti, partecipò attivamente ai moti rivoluzionari siciliani, esprimendo la propria opposizione al governo borbonico.

Il 23 febbraio 1917 (secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia, corrispondente all’8 marzo del calendario gregoriano) iniziò a Pietrogrado la Rivoluzione di Febbraio, che avrebbe portato alla caduta dello zarismo. La scintilla partì dalle operaie tessili che, nella “Giornata Internazionale della Donna”, scesero in sciopero chiedendo pane e fine della guerra. In pochi giorni l’Impero russo crollò. La notizia della rivoluzione russa raggiunse Agrigento attraverso i giornali e i telegrammi, suscitando dibattiti accesi nei circoli politici locali. Il movimento socialista agrigentino, allora in fase di consolidamento, guardò con attenzione agli eventi russi, mentre i ceti conservatori e clericali espressero preoccupazione per la deriva rivoluzionaria che sembrava attraversare l’Europa.
1919: Il Suffragio dei Caduti e il Teatro Regina Margherita
Un altro 23 febbraio di fondamentale importanza è quello del 1919. Agrigento, come il resto d’Italia, stava cercando di elaborare il trauma collettivo della Grande Guerra. In quella giornata, l’amministrazione comunale guidata dal prosindaco Sclafani e dal sindaco Costa avviò i preparativi per una solenne commemorazione dei caduti in guerra presso il Teatro Regina Margherita.
L’uso del teatro, inaugurato nel 1880, come luogo di suffragio religioso e civile sottolinea la sua funzione di “tempio della città”. Non era solo uno spazio per l’opera o la prosa, ma il centro morale dove la comunità si riuniva per riconoscere il sacrificio dei propri figli.
Il 23 febbraio 1919 rappresenta dunque il momento in cui Agrigento iniziò a costruire il proprio monumento invisibile alla memoria, unendo il dolore delle famiglie alla retorica della vittoria, in un clima sociale che stava già scivolando verso le tensioni del primo dopoguerra.
Questa commemorazione fu accompagnata dal finanziamento di messe e celebrazioni, a dimostrazione di come le istituzioni cercassero di gestire il lutto pubblico attraverso riti consolidati. Il Teatro Regina Margherita, con la sua architettura neoclassica che richiama la gloria dell’antica Akragas, divenne la scenografia perfetta per unire il passato greco al presente bellico, in una continuità simbolica che è tipica del pensiero agrigentino
Il 23 febbraio 1950: Carnevale, Libertà e Scontro con l’Autorità
Nella febbrile atmosfera del dopoguerra italiano, mentre Agrigento tentava di ricostruire una normalità sociale ed economica dopo le devastazioni del conflitto mondiale, il 23 febbraio 1950 si consumò un episodio emblematico del rapporto tra gioventù studentesca, tradizione carnevalesca e ordine pubblico. Durante una manifestazione di Carnevale, gli studenti dell’Istituto Tecnico di Agrigento inscenarono una processione satirica che si inseriva nella tradizione della parodia religiosa, elemento caratteristico del periodo carnevalesco. La rappresentazione prevedeva la partecipazione di giovani travestiti da ecclesiastici, in una mise en scène che rientrava pienamente nel rovesciamento dei ruoli proprio del Carnevale, momento rituale in cui il mondo poteva essere temporaneamente capovolto.
La reazione delle autorità fu immediata e severa. Un sacerdote, offeso dalla rappresentazione, chiamò la Polizia che intimò agli studenti di sciogliersi. La risposta degli studenti fu di resistenza: si rifiutarono di obbedire agli ordini dell’autorità, rivendicando implicitamente il diritto alla libertà espressiva e alla tradizione carnevalesca. Ne seguì una carica della polizia che si concluse con la manganellatura di alcuni studenti, evento che rivela le tensioni latenti nella società agrigentina di quegli anni.
Elio Di Bella


22 febbraio: Agrigento dal 1605 all’epoca contemporanea