Un viaggio storico tra le miniere di Sicilia per analizzare la dura vita di zolfo e zolfatai: il sistema del soccorso, le malattie e le lotte sociali ad Agrigento
Il monopolio dello zolfo e la gerarchia della miniera
Agli albori del Novecento, la Sicilia rappresenta il cuore pulsante dell’industria solfifera globale, garantendo circa l’80% della produzione mondiale destinata all’agricoltura e all’industria chimica. Tuttavia, questa ricchezza mineraria poggia su un sistema di lavoro arcaico e brutale. L’organizzazione interna della miniera prevede una rigida gerarchia: al vertice vi è il capomastro, responsabile della sicurezza e dell’andamento dei lavori ; seguono i picconieri, veri cottimisti incaricati dell’estrazione, e una serie di figure specializzate come gli spesalori (manutentori delle gallerie), gli acqualori (addetti alle pompe idrauliche) e, all’esterno, gli arditori che sorvegliano la fusione nei calcaroni.
Anello debole e tragico di questa catena sono le miniere di zolfo e gli zolfatai più giovani: i carusi. Questi ragazzi, e talvolta bambini, trasportano il minerale a spalla dalle profondità della terra alla superficie, legati al picconiere da un contratto che rasenta la schiavitù.
Il “Soccorso”: una catena economica invisibile
Il meccanismo che imprigiona la manodopera è noto come “soccorso”. Il picconiere anticipa alla famiglia del caruso una somma di denaro, assicurandosi le prestazioni del giovane finché il debito non viene estinto. A causa dei salari irrisori e dell’impossibilità di risparmio, molti ragazzi non riescono mai a riscattare la propria libertà, rimanendo vincolati per anni in una condizione che è stata definita un vero e proprio “affitto di carne umana“.
A peggiorare il quadro economico interviene il sistema delle retribuzioni differite. I pagamenti non avvengono a scadenze brevi, costringendo i lavoratori a indebitarsi presso le botteghe gestite dagli stessi proprietari delle miniere o dai loro impiegati, dove i generi di prima necessità vengono venduti a prezzi maggiorati e di scarsa qualità. Questo sistema, unito all’usura, erode fino al 7% del già magro salario nominale.
Le condizioni sanitarie e la piaga dell’Anchilostomiasi
L’ambiente di lavoro nel sottosuolo è descritto come un luogo di estrema insalubrità: buio, temperature elevate, umidità e aria viziata da gas tossici rendono la vita degli zolfatai breve e dolorosa. La mancanza di igiene e il contatto continuo con il terriccio favoriscono la diffusione dell’anchilostomiasi, una malattia parassitaria che colpisce oltre il 30% dei minatori, causando una grave anemia e tassi di mortalità superiori alla media regionale.
Le abitazioni esterne non offrono rifugio: spesso si tratta di tuguri sovraffollati o grotte scavate nella roccia, prive di servizi igienici, dove la promiscuità e la sporcizia favoriscono il degrado fisico e morale.
Analfabetismo e tensioni sociali nel territorio di Girgenti
Il documento evidenzia come le province di Caltanissetta e Girgenti (Agrigento) siano tristemente note per i tassi di analfabetismo e criminalità, considerati dirette conseguenze della vita di miniera. L’isolamento sociale e la brutalità del lavoro forgiano una “delinquenza barbara”, specialmente nei reati di sangue.
Tuttavia, emergono anche segnali di una nascente coscienza di classe alla fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento. Ricordiamo ad esempio un importante sciopero ad Aragona, in provincia di Girgenti, che ha visto la partecipazione composta di ben 4.000 zolfatari, supportati dall’azione di cattolici impegnati nel sociale. Un altro dettaglio specifico riguarda Cianciana, sempre nell’agrigentino, unico luogo dove si registra una significativa presenza femminile anche nei lavori di trasporto sotterraneo, pratica solitamente interrotta con la pubertà.
Tra intervento statale e iniziativa privata
Le leggi sugli infortuni del 1898 e sul lavoro minorile si sono rivelate spesso inefficaci o addirittura dannose per le tasche degli operai, la vera soluzione si poteva trovare nella cooperazione e nella partecipazione degli operai agli utili.
Seriva un rinnovamento morale che partisse dalle classi dirigenti e dai proprietari, affinchè superassero l’egoismo per favorire istituzioni di previdenza e mutuo soccorso, seguendo i dettami della dottrina sociale cristiana.
Conclusione
La storia di zolfo e degli zolfatai non è solo un capitolo di economia industriale, ma una lente attraverso cui leggere le contraddizioni della modernizzazione siciliana. Tra lo sfruttamento feudale del “soccorso” e i primi scioperi organizzati nell’agrigentino, si consuma il dramma di una generazione che ha sacrificato la salute e la giovinezza per estrarre l'”oro del diavolo”, lasciando un’eredità storica che oscilla tra la memoria del dolore e la lotta per la dignità.
Elio Di Bella


Dal “Kavalierstour” alla Scoperta del Sud: L’Evoluzione del Grand Tour in Europa e in Italia