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scima di grotte

La Chiesa Agrigentina Dopo Garibaldi: Rinascita e Sfide: lo scisma di Grotte

30 Ottobre 2024 //  by Elio Di Bella

Le trasformazioni e le sfide della chiesa agrigentina nel periodo post-unitario. Dall’impegno sociale alla crisi scismatica di Grotte, scopri come la Chiesa ha navigato tra politica e rinnovamento spirituale.

Introduzione alla Chiesa Agrigentina nel Contesto Post-Garibaldi

Lo sbarco di Garibaldi a Marsala  segnò la  fine del Regno di Sicilia e   definitiva scomparsa di strutture alcune strutture  ecclesiastiche e la necessita di un  radicale rinnovamento della Chiesa siciliana.

Legge Corleo e Impatti sulla Chiesa Siciliana

 L’approvazione e l’applicazione della legge Corleo (1862) e la soppressione degli ordini religiosi (1866) l’incameramento dei beni ecclesiastici (1867),

Cambiamenti nella Gestione Diocesana e Sedi Vacanti

la soppressione della Legazia apostolica (1867) la nomina dei vescovi nel primo decennio dopo l’unità,  mutarono le condizioni delle diocesi dell’isola e crearono sedi vacanti che furono gestiti dai vicari capitolari.

Movimenti Scismatici e Disobbedienza Clericale

Questi però incontrarono l’ostilità di un  certo numero di preti e crearono disorientamento tra i fedeli e forme di disobbedienza  e persino  movimenti scismatici, come nel caso del paese di Grotte.

Nuove Visioni del Ruolo Episcopale e Clericale

Tuttavia,  vi furono anche elementi positivi come un modo nuovo di intendere il ruolo del vescovo e i doveri del clero e la necessità di una più incisiva formazione culturale e spirituale  nei Seminari.  

Laicizzazione della Cultura e Impegno Sociale della Chiesa

Il  processo di laicizzazione della cultura e di secolarizzazione della società, determinanò   un impegno sociale migliore da parte della Chiesa.

Leadership di Gaspare Gibilaro e la Stabilità Diocesana

Alla morte del vescovo di Agrigento Domenico Lo Jacono, il 29 marzo 1860 il capitolo della cattedrale nominò il vicario capitolare:

l’arcidiacono Gaspare Gibilaro, che governò la diocesi fino alla sua morte, il 24 giugno 1871 che assicurò   la continuità del governo e  mediò tra varie  passioni e situazioni  evitando conseguenze irreparabili per la chiesa agrigentina.

“Il Battaglione Sacro e l’Impegno dei Preti Rivoluzionari

A Girgenti nel 1860 molti preti fecero parte dei comitati rivoluzionari nei diversi paesi della diocesi, Si formò un battaglione sacro, composto da ecclesiastici garibaldini, che andò a Palermo, seguendo Garibaldi.   

Il Capitolo della Cattedrale e l’Omaggio a Vittorio Emanuele II

 Lo stesso capitolo della cattedrale, con in testa il vicario capitolare, dopo il plebiscito del 22 ottobre 1860,   inviò un atto di omaggio al nuovo sovrano, Vittorio Emanuele II, e  inviò i fedeli  in cattedrale  a  cantare il Te Deum  in onore dell’impresa garibaldina,  per il compleanno del re e l’onomastico di Garibaldi.

Critica e opposizione al Nuovo Ordine Politico

Nel 1862   alcuni  preti che manifestarono contro il potere temporale del papa e che nel 1870 cantarono il Te Deum alla notizia della breccia di Porta Pia.  

Altri continuarono a sperare nel    ritorno dei Borbone e  protestavano contr la legislazione anticlericale del nuovo regime e accusarono Gibilaro   di debolezza nel governo della diocesi,  di  accondiscendenza verso il clero liberale e  di tiepidezza nei  confronti del nuovo ordine politico.

La rivolta dei canonici e sacerdoti

Il canonico Vito Galluzzo e i sacerdoti Francesco Dispensa, Alessandro Petta e Gerlando Genuardi (quest’ultimo sarà nel 1872 il primo vescovo della diocesi di Acireale) furono tra i più critici nei riguardi di Gibilaro.

 Alla morte di Gibilaro,  venne eletto nuovo vicario capitolare il canonico Domenico Cannella, del gruppo del clero liberale, ma venne fatto ricorso da parte di alucuni   alla Santa Sede contro il nuovo eletto, accusandolo di simonia.

Da Roma   fu nominato un amministratore apostolico della diocesi, il canonico Salvatore Milazzo, vicario capitolare di Monreale che   scelse Galluzzo come suo vicario generale e sospendese a tutti i preti la facoltà di confessare se prima non si fossero sottoposti a nuovo esame.

Riapre il Seminario

Il clero agrigentino si spaccò.  Venne comunque  riaprire il seminario vescovile (ottobre 1871), chiuso da cinque anni, ed ebbe un nuovo assetto di studi conforme alla riforma scolastica del nuovo regime.

Scisma di Grotte e le tensioni nella Diocesi

In questo periodo abbiamo lo  scisma di Grotte (1872-1879),     quando  era  vescovo di Agrigento, Domenico Turano,  

  Turano non volle concedere l’istituzione canonica al sacerdote  Luigi Sciarratta per diversi ricorsi contro di lui (1872).

Lo scisma di Grotte

Scoppiò un rivolta con l’occupazione della chiesa matrice e vennero inviate al vescovo  lettere di ribellione e di insulti, tanto dal clero quanto dai fedeli di Grotte.

L’intervento della Sacra Congregazione e la Scomunica

 La  pubblicazione di opuscoli a sostegno di Sciarratta,  acuì la tensione.  Conosciuto sulla vicenda il parere della Sacra Congregazione del Concilio, il vescovo comminò la scomunica a Sciarratta e ai suoi sostenitori (1874).

Nella chiesa madre entrò  la forza pubblica e la restituì la Vescovo.   In parlamento   l’onorevole Luigi La Porta presentò una interpellanza.

  I preti e i fedeli scomunicati aderirono al movimento dei Vecchi Cattolici, fondato da Joesph Döllinger   che propugnava  forme democratiche per l’elezione dei parroci.  

Riconciliazione e Ritorno alla Comunità Ecclesiastica

Successivamente molti scimastici abbandonarono la lotta e    anche Sciarratta e altri cinque sacerdoti riconobbero i loro errori e si sottomisero al vescovo, che ritirò la scomunica

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Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia ComuniTag: agrigento, chiesa agrigentina, diocesi di agrigento, garibaldi, girgenti, provincia di agrigento, scisma di grotte, vescovo Turano

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