Le trasformazioni e le sfide della chiesa agrigentina nel periodo post-unitario. Dall’impegno sociale alla crisi scismatica di Grotte, scopri come la Chiesa ha navigato tra politica e rinnovamento spirituale.
Introduzione alla Chiesa Agrigentina nel Contesto Post-Garibaldi
Lo sbarco di Garibaldi a Marsala segnò la fine del Regno di Sicilia e definitiva scomparsa di strutture alcune strutture ecclesiastiche e la necessita di un radicale rinnovamento della Chiesa siciliana.
Legge Corleo e Impatti sulla Chiesa Siciliana
L’approvazione e l’applicazione della legge Corleo (1862) e la soppressione degli ordini religiosi (1866) l’incameramento dei beni ecclesiastici (1867),
Cambiamenti nella Gestione Diocesana e Sedi Vacanti
la soppressione della Legazia apostolica (1867) la nomina dei vescovi nel primo decennio dopo l’unità, mutarono le condizioni delle diocesi dell’isola e crearono sedi vacanti che furono gestiti dai vicari capitolari.
Movimenti Scismatici e Disobbedienza Clericale
Questi però incontrarono l’ostilità di un certo numero di preti e crearono disorientamento tra i fedeli e forme di disobbedienza e persino movimenti scismatici, come nel caso del paese di Grotte.
Nuove Visioni del Ruolo Episcopale e Clericale
Tuttavia, vi furono anche elementi positivi come un modo nuovo di intendere il ruolo del vescovo e i doveri del clero e la necessità di una più incisiva formazione culturale e spirituale nei Seminari.
Laicizzazione della Cultura e Impegno Sociale della Chiesa
Il processo di laicizzazione della cultura e di secolarizzazione della società, determinanò un impegno sociale migliore da parte della Chiesa.
Leadership di Gaspare Gibilaro e la Stabilità Diocesana
Alla morte del vescovo di Agrigento Domenico Lo Jacono, il 29 marzo 1860 il capitolo della cattedrale nominò il vicario capitolare:
l’arcidiacono Gaspare Gibilaro, che governò la diocesi fino alla sua morte, il 24 giugno 1871 che assicurò la continuità del governo e mediò tra varie passioni e situazioni evitando conseguenze irreparabili per la chiesa agrigentina.
“Il Battaglione Sacro e l’Impegno dei Preti Rivoluzionari
A Girgenti nel 1860 molti preti fecero parte dei comitati rivoluzionari nei diversi paesi della diocesi, Si formò un battaglione sacro, composto da ecclesiastici garibaldini, che andò a Palermo, seguendo Garibaldi.
Il Capitolo della Cattedrale e l’Omaggio a Vittorio Emanuele II
Lo stesso capitolo della cattedrale, con in testa il vicario capitolare, dopo il plebiscito del 22 ottobre 1860, inviò un atto di omaggio al nuovo sovrano, Vittorio Emanuele II, e inviò i fedeli in cattedrale a cantare il Te Deum in onore dell’impresa garibaldina, per il compleanno del re e l’onomastico di Garibaldi.
Critica e opposizione al Nuovo Ordine Politico
Nel 1862 alcuni preti che manifestarono contro il potere temporale del papa e che nel 1870 cantarono il Te Deum alla notizia della breccia di Porta Pia.
Altri continuarono a sperare nel ritorno dei Borbone e protestavano contr la legislazione anticlericale del nuovo regime e accusarono Gibilaro di debolezza nel governo della diocesi, di accondiscendenza verso il clero liberale e di tiepidezza nei confronti del nuovo ordine politico.
La rivolta dei canonici e sacerdoti
Il canonico Vito Galluzzo e i sacerdoti Francesco Dispensa, Alessandro Petta e Gerlando Genuardi (quest’ultimo sarà nel 1872 il primo vescovo della diocesi di Acireale) furono tra i più critici nei riguardi di Gibilaro.
Alla morte di Gibilaro, venne eletto nuovo vicario capitolare il canonico Domenico Cannella, del gruppo del clero liberale, ma venne fatto ricorso da parte di alucuni alla Santa Sede contro il nuovo eletto, accusandolo di simonia.
Da Roma fu nominato un amministratore apostolico della diocesi, il canonico Salvatore Milazzo, vicario capitolare di Monreale che scelse Galluzzo come suo vicario generale e sospendese a tutti i preti la facoltà di confessare se prima non si fossero sottoposti a nuovo esame.
Riapre il Seminario
Il clero agrigentino si spaccò. Venne comunque riaprire il seminario vescovile (ottobre 1871), chiuso da cinque anni, ed ebbe un nuovo assetto di studi conforme alla riforma scolastica del nuovo regime.
Scisma di Grotte e le tensioni nella Diocesi
In questo periodo abbiamo lo scisma di Grotte (1872-1879), quando era vescovo di Agrigento, Domenico Turano,
Turano non volle concedere l’istituzione canonica al sacerdote Luigi Sciarratta per diversi ricorsi contro di lui (1872).
Lo scisma di Grotte
Scoppiò un rivolta con l’occupazione della chiesa matrice e vennero inviate al vescovo lettere di ribellione e di insulti, tanto dal clero quanto dai fedeli di Grotte.
L’intervento della Sacra Congregazione e la Scomunica
La pubblicazione di opuscoli a sostegno di Sciarratta, acuì la tensione. Conosciuto sulla vicenda il parere della Sacra Congregazione del Concilio, il vescovo comminò la scomunica a Sciarratta e ai suoi sostenitori (1874).
Nella chiesa madre entrò la forza pubblica e la restituì la Vescovo. In parlamento l’onorevole Luigi La Porta presentò una interpellanza.
I preti e i fedeli scomunicati aderirono al movimento dei Vecchi Cattolici, fondato da Joesph Döllinger che propugnava forme democratiche per l’elezione dei parroci.
Riconciliazione e Ritorno alla Comunità Ecclesiastica
Successivamente molti scimastici abbandonarono la lotta e anche Sciarratta e altri cinque sacerdoti riconobbero i loro errori e si sottomisero al vescovo, che ritirò la scomunica
Segui il sito agrigentoierieoggi.it e la pagina Facebook per ulteriori contenuti storici. Invitiamo inoltre alla lettura dei libri di Elio Di Bella su Amazon per un’approfondita comprensione storica di Agrigento.


Agrigento e la Rete Idrica: Dieci Milioni per Interventi Tardivi ma Necessari