Esplora la ricca storia di Agrigento in questa Prefazione di Giuseppe Picone alle sue Memorie Storiche Agrigentine. Perchè Memorie Storiche e non Storia ?
Prefazione: L’Importanza di Rivivere la Storia di Agrigento
Più che i rivolgimenti politici e la potenza dei secoli che furono, la inerzia e la nostra riprovevole non curanza, ha coverto di un velo le glorie e le sventure di una Città,
splendida un tempo per bellezza ed opulenza, fra quante ne furon chiarissime al mondo (1).
Onde che un silenzio più oltre prolungato, sarebbe delitto per chi sente la dignità del proprio paese, mentre non avvi città, o terra in Sicilia,
che non vanti una storia, una monografia, un’ opera qualunque che accenni alla specialità delle proprie vicende.
E, perché anche noi avessimo una storia della Città nostra, non basta ristarci alle sole opere, che mirano alla descrizione di alcune delle nostre Antichità, ed ai cenni biografici di taluni nostri concittadini,
per lettere e scienze, o per altro celebratissimi; ma nello svolgere i vari periodi, in cui Girgenti fu vista sorgere, cadere, risorgere alla grandezza, ripiombare nella miseria e nello avvilimento,
è mestieri investigare le cagioni di tante vicissitudini, e rinvenirle nei costumi, nelle leggi, nella religione, nei cataclismi sociali.
Gli Albori: Agrigento nell’Antichità
Che, se per ira di tempo, ci sono state rapite le opere del nostro storico Filino, di Filisto, Callia, Antioco, ed Antandro siracusani, di Timeo di Tauromenio, e di parecchi altri storici siciliani,
se sventuratamente andaron perdute l’opera di Aristotile sulle repubbliche delle varie città dell’isola nostra (3), e le storie di Policleto da Mende (4),
se di Diodoro ci sono stati tolti moltissimi libri della sua Storia universale, e interamente quella Sulla successione dei Re (3),
le medaglie, le inscrizioni, gli edifici, gli scrittori di altre nazioni mi appresteranno nelle prime epoche della nostra storia, buona parte di materiali ad opera cotanto difficile e penosa.
Le memorie di Agrigento: Cristoforo Scobar e altri
Fuvvi una volta tra noi, chi volle dedicare un pensiero, un’ aspirazione alla memoria di Agrigento, ed a preghiera del nostro Senato, nel secolo XVI,
Cristoforo Scobar, canonico della nostra Cattedrale, intitolava ad esso, ed al nostro vescovo Cibò una diecina di pagine,
in cui sono trascritti letteralmente e slegati taluni brani di Eutropio, Polibio, Livio, Tucidide (nulla però di Diodoro) su parecchie devastazioni della Città nostra.
—Vi si cennano appena i nomi di alcuni nostri personaggi di quel tempo, vi si legge la promessa di qualche altra notizia sulle cose agrigentine, ma quel misero scrittoruccio ci lasciò delusi nella aspettazione (5).
Michele Piazza
Il beneficiato Michele Piazza ci anche egli la Storia di Girgenti (6), ma non se ne videro nemmeno i manuscritti. Il nostro frate del terz’ordine Lo Jacono, nel 1727 scriveva una rapsodia, d
a lui appellata Storia della antica e della moderna città di Girgenti, ma senza critica, senza scopo, e che, dilatandosi negli annali della nostra Chiesa,
non potrebbe ritenersi che quale un compendio della Sicilia Sacra del Pirri, a meno di qualche tradizione dei suoi tempi, la quale non ci reca vantaggio veruno (7).
Ho trovato un manoscritto anonimo, col titolo :
Storia dell’antica Agrigento, ma non contiene che il primo libro, nel quale si discute, con qualche critica ed erudizione, sui vari abitatori dell’antica città, sui monumenti, sugl’idoli adorati dagli Acragantini (8).
Pancrazi
Sorgeva indi il P. Pancrazi ad illustrare le siciliane Antichità, e dedicava un volume dell’opera sua alla Storia di Agrigento, ma non si fermava che alla epoca greca.
In esso troverai il racconto di vari fatti, in quel rimotissimo periodo avvenuti, ma nulla degli ordinamenti politici e civili, dei magistrati, dei costumi, dello stato economico, delle lettere, delle scienze.
Vincenzo Gaglio
Il nostro giureconsulto archeologo Vincenzo Gaglio, si dice aver compilato le Memorie storico-critiche agrigentine, dalla prima fondazione della città, fino ai suoi tempi (1779),
ma la di lui morte tolse a noi quel prezioso monumento, che si disse rimasto inedito presso il minor suo fratello Raimondo (9), e che andò irreparabilmente perduto il duca di Serradifalco,
nella sua splendida opera sulle Antichità di Sicilia, nel volume che riguarda Agrigento non ei tramanda che pochi fatti dell’epoca greca, dm quali servissi ad illustrare i monumenti,
dei quali servissi ad illustrare i monumenti che sono di decoro a quest’isola, e rendono Girgenti capitale delle antichità greche.
Raffaello Politi
Parecchi altri, fra’ quali il nostro instancabile artista ed archeologo Raffaello Politi, si sono dati a scrivere sulle inscrizioni, sulle medaglie e monete, sui vasi fittili od altro,
e noi dobbiamo saper grado a cotestoro, avvegnaché la illustrazione di cose che sembrano inutili al volgo, ci apparecchi autentici documenti di storia.
— E molti di questi sarebbero tuttora fra noi, ove le vicende locali non ce li avessero rapito (10).
Lucchesi Palli
Ed invero, nella seconda metà del secolo XVIII, monsignor Andrea Lucchesi-Palli, di non peritura memoria, donava a questo Municipio la doviziosa sua biblioteca,
alla quale aggiungeva copioso monetario, ed un picciolo museo di anticaglie, rifrugate nei sepolcri agrigentini.
— Nel cominciamento di questo secolo, il nostro ci antro Raimondi, raccoglieva anch’egli il suo monetario; e il tanto commendevole ciantro Giuseppe Panitteri,
uomo di gusto delicato, e di squisito sentire, versava tesori, a dissotterrare nella sua villa, e nella Necropoli statue, sculture, vasi, medaglie e varie piante di edifici… Però niuno, dopo la morte del Gaglio, si accingeva a compilare una storia!
Il monetario
—L’ozio e le piume in chi poteva, il difetto dei mezzi in chi voleva e sentiva, rendettero vani gli sforzi di quei cittadini amantissimi le patrie cose!
Ma, dove son essi questi monumenti, raccolti con tanta solerzia ed amorevolezza quasi paterna?
Manomesso ed espilato monetario ed il picciolo museo, venduta al re di Baviera quello dello insigne – Panitteri, il medagliere di Raimondi trasferito in Palermo
– Quindi è che privi come siamo di quegli elementi storici dei quali si è fatto finoggi mercimonio con lo straniero è ardimento,
il confesso, intraprendere cammino si faticoso ed incerto
Per lo difettodi esso sono più volte inciampato nel corso dei miei lavori, e mi sono incontrato in immense lacune, il colmar delle quali mi è stato impossibile più di una fiata.
Periodi di Splendore e Decadenza: L’Epoca Greca
Sorgono infatti talvolta nomi di taluni agrigentini, or nelle medaglie, or nelle inscrizioni, ma dei particolari della loro vita pubblica o privata nulla ci ha trasmesso la storia.
Ho letto nelle prime un …(Silano) di un …(Rogio), e di altri; ma son essi di magistrati, di vincitori ai giuochi olimpici, o d’incisori delle medaglie, le quali ne riportano il nome?
Ho trovato nelle seconde i nomi di un Nimfodoro, di un Lucio Favonio e di altri, ma nulla per essi di grave momento mi è stato dato poter ricogliere altrove.
Le false epistole di Falaride
Sorgeva gravissima quistione tra letterati di grande rinomanza sulla autenticità delle Epistole attribuite a Falaride, le quali appresterebbero immensa massa di materiali storici, e quella discussione ebbe termine col ritenersi apocrife, e quindi bisogna assolutamente rigettarle (11).
Tra Falaride e Terone si mostrano Telemaco, Emméne, Calciopéo, Enesidémo, ma di essi null’altro ho potuto rinvenire che scarse ed infrante memorie nei carmi di Pindaro, e nel suo scoliaste.
Così dalla morte di Falaride al regno di Terone sarebbe un voto di dodici o quattordici olimpiadi; e queste lacune trovansi spesse e profonde per tutto il corso del lavoro, in modo che spinosissimo ed oscuro mi si è presentato quel periodo di storia, che potrebbe per avventura sembrare agevole e splendentissimo.
e le Invasioni Cartaginesi
Si avvicendano e si precipitano gli avvenimenti nel periodo che segue, in cui si vedono i Cartaginesi ora vincitori degli Agrigentini, or alleati, or vinti;
ma, al variar di quelle vicende, penoso mi è stato il lavoro di riunire ed armonizzare le varie parti di una storia sbranata in pochi frammenti di vari scrittori.
Quando le aquile romane abbrancano i destini dell’isola, Acragante ridotta a città vettigale, perde l’autonomia, e la prima sua celebrità. -Lacerata dalle guerre servili ,
e dalla avidità dei Pretori, la vedremo ripararsi all’ombra della monarchia, e ricomparire qualche fiata nei fasti della Chiesa, ed allo sventolare del vessillo di Maometto
– È qui altra immensa lacuna, avvegnaché i diplomi arabo-agrigentini che serbavansi nello archivio capitolare della nostra Cattedrale, dei quali taluni brani furon veduti dal nostro Degregorio,
siano ‘stati barbaramente non curati e perduti in gran parte , e la stessa sventura abbian toccato quelli quelli della Casa nostra comunale, dei quali non esistono che le copie, ed il più antico di essi non conti che l’anno 1300.
La Necessità di Preservare la Memoria
Ad onta di questo apparecchio scoraggiante io son fermo nel mio proposito. Non scriverò una Storia avvegnaché mi manchino gli elementi necessari ad opera cotanta;
La divisione del testo
io tutto quanto ho potuto raccogliere, esporrò in parecchie Memorie, che comprenderanno vari Periodi, dei quali il primo sarà
il Mitico o Pelasgo, e verserà sulla epoca mitologica, fino alla venuta delle colonie greche in Sicilia;
il secondo sarà lo Elleno, nel quale saranno svolti i fatti che ci riguardano, fino alla prima invasione cartaginese;
il terzo sarà lo Elleno-cartaginese, nel quale esporrò la lunga lotta tra conquistatori e conquistati, e questo periodo ci guiderà al romano,
che sarà il quarto, nel quale Agrigento è travolta nella vita turbinosa della capitale del mondo; indi cercherò illustrare il quinto, che sarà l’ Arabo;
l’ultimo comprenderà storia sotto la monarchia fino ai nostri giorni. In questo lavoro io non ho inteso che a proporre modelli da imitare, ed errori da sfuggire,
a promuovere nei miei concittadini il sentimento della propria dignità, ad esprimere i bisogni della Città nostra, e proporre i mezzi di soddisfarli.
Prospettive Future: La Necessità di Preservare la Memoria Storica
Verrà di (e lo desidero ardentemente) che queste mie Memorie saranno ridotte a miglior forma, ed a perfezione, sia per estensione di maggiori conoscenze, che potranno per avventura acquistarsi, sia per
virtù di chi saprà meglio di me disporle, ed allora andrò superbo della lode che sarà per essere tributata a quel tale, che avrà corretto i miei errori, ed aggiunto altre notizie alle da me già narrate.
Note:
(1) Oh di quante in beltà son chiare al mondo
Alma Città primiera,
Prima nello splendor
Pind. di Borghi, nella Pitia VI.
(2) Dell’opera di Aristotile non ci rimangono che pochi frammenti, dei quali due passi sulla …, sono citati da Polluce, e due altri da Diogine Laerzio.
(3) Policleto, o Policrito da Mende scrisse le sue storie di Sicilia; fu da capitano in Agrigento, e ne descrisse talune particolarità —È citato da Diodoro nel Lib. XIII, c. 83.
(4) Risulta dai nuovi frammenti di Diodoro, raccolti dal Cardinal Mai, e tradotti da Mr. Crispi. (Framm. del Lib. IX, c. 11).
Oltre i già nominati, moltissimi sono gli antichi scrittori, di cui le opere sulla
antica Sicilia andaron puro perdute — Sono fra ossi Ermia da Metimna, Alaniso da Siracusa, Teopompo da Scio, Eforo, Sileno da Culatta, Andrea da Panormo, ed altri.
altre note
(5) Christoph. Scobar, De Antiq. agrig., Venet. (6) Leanti, Sicilia in prospettiva, § Girgenti.
(7) Il M. S. esiste in Girgenti, presso il signor D. Liborio Trainiti.
(8)
(9) Scinà, Prosp. della Storia della Letteratura del Secolo XVIII
(10) Questo Consiglio Comunale, a mia istanza, è da circa quattro anni, deliberava la istituzione di un patrio Museo, (intitolato Vittorio, dal nome del Re) ma,
pubblicato il real Decreto del 3 maggio 1863, per lo quale fu ordinato, che gli oggetti di arte e di antichità che si rinverrebbero in Girgenti,
dovessero formar parte del Museo di Palermo, non si cominciarono gli scavi, non si attuarono le offerte gratuite di parecchi cittadini, che promettevano donare taluni oggetti di Archeologia, dei
quali si trovano possessori. Ciò malgrado, si è già destinato il locale, si è
stanziato un fondo in bilancio, e si è cominciato a raccogliere qualche oggetto di archeologia. Speriamo, che gli ostacoli siano tolti, e sorga un’opera che da per sé sola nobilita una città.
(11) Queste Epistole, che da Suida (…) son dette ammirevoli, furono tenute autentiche nel medioevo, e Tzetzes nelle sue Chiliadi ha piena fiducia nelle stesse.
Bentley nella sua Dissertazione sulle epistole di Falaride, ne dimostrò la falsità, ricavandola dalle inverosimiglianze, dagli anacronismi, dallo stile.
Bayle, Dodwell, Selden, e Tirahoschi scesero alla dissamina di questo documento, ma dopo le più diligenti e più profonde discussioni, la comune de’ dotti lo ha rigettato come apocrifo. V. Tirati. Stor. della Letter. ital. V. I.
— Brunet de Preste, Ricerche sullo stabilimento dei Greci in Sicilia, ediz. Pai. pag. 66. Chi amasse leggere quelle epistole, le troverebbe in Fabricio, Bibl. hist, graec.; in Pancrazi, tradotte in italiano.


Il Fulgore del Medioevo Siciliano: Un Crogiuolo di Storie e Architetture