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Leggi Le Memorie Storiche Agrigentine di Giuseppe Picone: Storia di Akragas da Telemaco A Trasideo

18 Giugno 2024 //  by Elio Di Bella

Dopo la tirannide di Falaride, nuove figure si impongono nella storia della potente città di Agragas

La cittadina vendetta

Spenta la tirannide con Falaride, il popolo, tradito o non difeso dagli oligarchi, sprezzato dall’ambizione di quel despota, che finiva per ira di cittadina vendetta, stanco dell’anarchia, prodotta dal primo impeto della riscossa, riparavasi sotto una monarchia moderata, adottando così l’antica costituzione dei Dori.

I successori di Falaride

Io non so riconoscere fra’ re di Acragante, Alcmane e dopo lui Alcandro, che da parecchi si noverano fra’ successori di Falaride (Eracl. Pont. De Polit. C. XXXVI  – Scimno da Scio – Burigny, Storia di Sicilia, Lib. II c. IV – Bruzen La Martinier Dict. Univ. V. Agrig. – Torremuzza, Fasti di Sicil. – Pastoret l c, c.5 – Brunet de Presle e altri)

Come raggiunsero il potere

Di essi si ignora il modo come furono elevati al potere; di essi si applaude il moderato reggimento; per essi si accenna alla prosperità che sviluppossi in Acragante, nel periodo del loro regno, e narrasi che entrambi andassero vestiti di porpora.

Io non trovo, che la dinastia di Telemaco, non interrottamente continuata fin sul capo di Trasidéo, figlio di Terone, e che la sovranità siasi trasmessa, per diritto ereditario nella stirpe degli Emmenidi.

È parrà inverosimile, che gli Acragantini, dopo essersi liberati dalla tirannide di Falaride, dopo la diffusione della idea pitagorica, che proclamava il principio democratico, siansi d’un colpo abbandonati alla monarchia; ma ci sarà agevole rimovere quella inverosimiglianza apparente, ove si consideri, che l’antica costituzione dei Dori, ammettesse una sovranità regia con limitati poteri.

Le nuove leggi

Le leggi e gli statuti dorici erano osservati gelosamente in Isparta, e dalle colonie doriche in Sicilia, ove Siracusa, Acragante ed altre città di quella stirpe, reggevansi con quelle leggi e con quegli statuti, che, da tempi rimotissimi, erano stati dettati da Ilio, uno dei figli di Ercole , ed in Acragante, come in Isparta, abbiam conosciuto una delle sue tribù appellarsi degl’idèi, la quale vedremo sostenersi fino ai giorni della dominazione romana.

Composizione degli organi di potere

Or in Isparta era un senato, composto da ventotto anziani, discendenti dalla stirpe di Ercole (Plut. In Lic. – in Agid). — Questo senato, appellato gherousia (jerusia), di cui ciascun membro doveva aver compiuti gli anni sessanta, eletto, per acclamazione dalla assemblea, avea diritto di vita e di morte su’ cittadini, e preparava i decreti e gli affari da discutersi, nello interesse dello stato (Dion. Alic. Lib. II c. 14). Le decisioni del   senato comunicavansi all’assemblea generale, che approvava, o rigettava, senza la menoma modificazione (Plut. in Lic. ), ed a pluralità di voti (Dion 1 c).

Il ruolo dell’assemblea

L’assemblea decideva sulle quistioni di successione al trono (Paus. Lib III c8), sulla pace e sulla guerra, ratificava i trattati, conferiva le cariche ragguardevoli, promulgava le leggi.

I poteri del re

Il re confondevasi cogli altri cittadini negli abiti, e nel modo di vivere, e al pari di essi, era soggetto alle autorità, e poteva essere sospeso, esiliato, dannato nel capo. — Egli presedeva al senato, e proponeva materie a deliberare (Herod Lib. 6), dava il suo voto, che valeva per due (Tucidide lib. 1), e in caso di assenza, vi deputava un senatore suo parente (Herod. 1 c.).

Erano delle attribuzioni del re le materie edilizie, le quistioni sulla forma delle adozioni, la scelta del parente che doveva farsi sposo di una orfana ereditaria (Id. Ibid).

Il re esercitava funzioni sacerdotali (Id. Ibid), aveva la direzione del pubblico culto, e camminava alla testa delle processioni religiose (Arist.De Republ.Lib V, c.14); e per tanto lo stato gli accordava, ogni primo e settimo giorno del mese, una vittima, vino e farina d’orzo, pei pubblici voti (Herod. Lib. VI).

Era sua facoltà, nello ascendere al trono, annullare i debiti, contratti da un cittadino verso il suo predecessore, o verso la repubblica (Id. Ibid), e poteva disporre, mentre egli vivea, a prò dei suoi parenti, di talune porzioni di terreni, che il popolo gli assegnava (Senof. In Ages).

Il potere militare

Il re però comandava gli eserciti, trapassava le frontiere, e da quasi semplice cittadino, diveniva un despota militare, come gli antichi eroi, descritti da Omero, fra’ quali si scorge Agamennone, che sopporta in seno dell’assemblea rimproveri ed insulti, ma nel campo di battaglia, la sua autorità non ha limiti; la vitae la morte sono nelle sue mani (Arist.De Republ. Lib V, c.10).-

Il potere legislativo

I poteri legislativo ed esecutivo dunque stavan presso il senato ed il popolo; ed il re dello statuto dorico non godeva che di un generalato a vita, ora elettivo, ora ereditario; egli era un autocrata nel campo di battaglia, in tempo di pace non era che un principe-sacerdote,

a vigilare su taluni rami della interna amministrazione, e sui riti sacri, onde tener vivo il culto religioso, e così fu visto Terone, ricevere la novella della vittoria riportata da’ suoi cavalli nei giuochi olimpici,

mentre egli promoveva ed animava in Acragante, col suo esempio, le feste Theoxenie, che si celebravano a Castore e Polluce ( Schol. PIndar ad Olymp. II).

Telemaco

Telemaco fu re di Acragante (Che la stirpe di Telemaco abbia, con potere regio, governato Acrarante risulta dal considerare che Pindaro, cantando a Terone, diceva :

Serba o Giove ai nepoti il suolo avito. — Borghi.

Or egli è agevole scorgere, che la parola nepoti sia relativa ad antenati che aveano retto il governo acragantino.

— Risulta dal considerare, che una usurpazione di poteri da parte di quella dinastia, sarebbe stata esacrata dal partito democratico, come avvenne per Falaride, qualunque avessero potuto essere le virtù dei principi usurpatori.), per elezione di popolo, e trasmise il potere regio a suo figlio Calciopéo, da cui l’ebbero successivamente, Emméne, Enesidémo, Terone e Trasidéo.

Questa dinastia ebbe fama celebratissima per potenza, per liberalità, per moderato reggimento, per ricchezze, per religione.—

Pindaro fa discenderla da Cadmo ed Ino, la leva a cielo colle

lodi più lusinghiere, appellandola Occhio di Sicilia ,

(Lo Scoliaste di Pindaro, alla Olimpica II, riporta la seguente

GENEALOGIA DI TERONE

Cadmo

Polidoro

Emóne – Làbdaco

Lajo

Edipo

Polinice

Tersandro

Tisameno

Antesione

Tera

Samo

Clizio- Telemaco

Calciopéo

Emméne

Enesidémo

Senodico- TERONE- Senocrate Figlia, di nome ignoto

Ippocrate Capide- Damareta Trasidéo – Trasibulo

Scrive lo Scoliaste, che Emóne, per avere ucciso un suo contribule,

sia fuggito in Atene, indi sia passato in Rodi, e da li in Acragante.—

Ma, se Pindaro cantava inni a Terone, nella Olimpiade LXXV, ed Acragante non contava che un secolo dalla sua fondazione, se questa avveniva nella Olimpiade XLIX, Emóne non potea venire in una città, che ancor non esisteva, imperocché da Emóne a Terone si contino ben tredici generazioni, che assorbono non uno, ma più secoli.), Erodoto chiama Terone Monarca non tiranno, e Pindaro lo dice liberale e santo ( Pind. Olymp. II. — Diodoro lo appella ora dunastis  ora tyrannos.—

Non trovo una esattezza di linguaggio in questa confusione di titoli.

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento, akragas, falaride, terone

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