Il nucleo più importante dell’abitato di Girgenti, oggi Agrigento, era attraversato, nell’Ottocento, longitudinalmente, dall’arteria principale «U Cassaru» (Cassaro), che da tempo chiamiamo via Atenea. Su questa arteria cittadina si affacciavano palazzi aristocratici, casamenti e casupole, intercalati da chiese, come S. Domenico, S. Giuseppe, S. Anna, S. Rosalia e S. Lorenzo (Purgatorio); alcune delle quali contigue al rispettivo convento.
Si pensa che a quel tempo, almeno per un buon tratto, i lavori di messa in opera del «basolato», iniziati nel 1841 per una buona sistemazione di questa via fossero stati ultimati, dovendo la stessa garantire tutto il traffico delle carrozze, delle diligenze e dei carri, nonché quello dei numerosi quadrupedi; doveva peraltro costituire il «salotto» per l’elite cittadina, punto d’incontro dopo la messa, al passeggio pomeridiano e nelle feste tradizionali. Ivi si aprivano le migliori botteghe e si trattavano gli affari.
La strada si snodava stretta e tortuosa, senza un allineamento, fino a Porta di Ponte, lato est. Qui, nel piano omonimo, vasto pianoro oltre la porta, ricavato fra le due colline col taglio di Empedocle, doveva sorgere una pubblica fontana, alimentata nel passato dall’acqua Miraglia; la prima fra le acque potabili addotta in città, per fronteggiare le esigenze della crescente popolazione.
Da Porta di Ponte, andando a sud verso la prima torre e subito dopo l’abside della chiesa di S. Pietro, si apriva una strada costeggiarne le prime cinque torri e la muraglia che consentiva, proseguendo oltre Porta Panitteri prossima alla chiesa della Assunta a Ravanusedi Girgenti, olla, di raggiungere, voltando a sinistra, ove era la sesta torre, la chiesa di S. Lucia, costruita sopra la Porta dei Pastai, chiusa da secoli, dominante — quasi una vedetta — tutta la vallata da est ad ovest, e dopo cento metri al Piano di S. Sebastiano.
Ivi si trovava l’ingresso della chiesa omonima, affidata ai monaci agostiniani, mentre la strada si ricollegava alla prosecuzione del Cassaro che, superato «U strittu di S. Anna» portava alla «Piazzetta della Riconoscenza» — di fronte la chiesa di S. Giuseppe — ove da un lato sorgeva il «Casino Empedocleo», indi si arrivava alla Piazza Vecchia o di S. Domenico con la chiesa omonima ed il relativo convento, ex Palazzo dei Principi di Lampedusa. Di fronte sorgeva il reclusorio del «Trentatrè» o di S. Giovanni di Dio, adibito a casa penale femminile, già conventino degli agostiniani, custodi della sottostante chiesa di S. Sebastiano. Da qui, per una stretta via si arrivava prima a Porta di Mare e dopo un breve tratto, superata Porta Mazara, si entrava nel borgo di Rabbato fino ad arrivare alla chiesa dell’Addolorata.
testo di Attilio Bianchetta


Girgenti le mura e le porte.Video