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terone reprime la congiura
terone reprime la congiura

La Tirannide Emmenide ad Akragas: Dalle Origini alla Caduta

13 Ottobre 2025 //  by Elio Di Bella

Le Origini della Famiglia Emmenide

La famiglia degli Emmenidi costituì una delle dinastie tiranniche più influenti della Magna Grecia, trovando nella polis di Akragas il teatro principale delle proprie ambizioni politiche. Secondo la tradizione antica, questo illustre ghenos siceliota affondava le proprie radici nelle isole di Rodi o Tera, collegandosi mitologicamente alla stirpe di Cadmo e alla figura di Edipo.​

La genealogia emmenide, ricostruita con particolare cura da Pindaro nelle sue odi celebrative, presentava due distinte linee di discendenza: una che risaliva a Laio attraverso il ramo di Polinice per dodici o tredici generazioni fino a Terone, l’altra che si rifaceva direttamente a Cadmo passando per Edipo ed Eteocle, contando ben ventisette generazioni. Questa duplice tradizione genealogica rivela l’importanza che la famiglia attribuiva alle proprie origini mitiche come strumento di legittimazione politica.​

Il capostipite storico della famiglia fu Emmene (o Emmenida), figura che diede il nome al ghenos e che appartenne probabilmente alla prima metà del VI secolo a.C.. Secondo alcune fonti, fu proprio Emmene o il suo antenato Telemaco a svolgere un ruolo determinante nell’abbattimento della tirannide di Falaride, preparando così il terreno per la successiva ascesa della dinastia emmenide.​

L’Instaurazione della Tirannide: Terone e l’Apogeo del Potere Emmenide

L’Ascesa di Terone (488-472 a.C.)

La tirannide emmenide raggiunse il proprio culmine con Terone, figlio di Enesidemo, che si impadronì del potere ad Akragas nel 488 o 487 a.C.. Terone incarnava perfettamente l’ideale del tiranno greco del V secolo: aristocratico per nascita, ricchissimo per patrimonio e generoso verso la plebe per calcolo politico. Come testimonia Diodoro Siculo, «Terone agrigentino, non solo per stirpe e per ricchezza, ma anche per generosità nei confronti della plebe, di molto superava non solo i concittadini, bensì tutti i Sicelioti».

L’instaurazione della tirannide teronea seguì probabilmente modalità analoghe a quelle già sperimentate da Falaride: sfruttando le sue ingenti risorse economiche, Terone arruolò al proprio soldo guardie mercenarie che lo aiutarono a conquistare il potere. Una volta stabilizzato il controllo su Akragas, il tiranno emmenide dovette fronteggiare l’opposizione di alcuni parenti, Capys e Ippocrate, che tentarono una congiura contro di lui.​

La Politica Espansionistica e l’Alleanza con i Dinomenidi

Terone perseguì fin dall’inizio una politica espansionistica che portò Akragas a diventare una delle principali potenze della Sicilia greca. I domini agrigentini si estesero verso Selinunte, verso Gela e, soprattutto, verso nord fino ad Imera, dalla quale Terone cacciò il tiranno Terillo intorno al 482 a.C., insediando al suo posto il figlio Trasideo.​

L’elemento cruciale della strategia politica teronea fu l’alleanza matrimoniale e militare con i Dinomenidi di Siracusa. Terone offrì in sposa a Gelone, tiranno di Siracusa, la propria figlia Demarete, suggellando così un’alleanza che avrebbe cambiato gli equilibri geopolitici della Sicilia. Questo legame si rivelò fondamentale quando Terillo, l’ex-tiranno di Imera, richiese l’intervento cartaginese per riconquistare la città.​

La Battaglia di Imera (480 a.C.) e l’Apogeo della Potenza Emmenide

La battaglia di Imera del 480 a.C. rappresentò il momento di massimo splendore della tirannide emmenide. L’esercito cartaginese guidato da Amilcare, forte secondo le fonti antiche di 300.000 uomini, sbarcò a Palermo e mosse verso Imera per ristabilire Terillo al potere. Terone, che difendeva la città con forze insufficienti, ricevette il decisivo supporto di Gelone, che accorse con un esercito di 55.000 uomini.​

La vittoria greca fu schiacciante: Amilcare scomparve durante la battaglia, un numero enorme di prigionieri fu diviso tra i vincitori, e i Cartaginesi furono costretti a rinunciare temporaneamente alle loro mire espansionistiche in Sicilia. Questa vittoria, che la tradizione volle sincronizzare con quella di Salamina, elevò Terone al rango dei grandi condottieri del mondo greco.​

I proventi della vittoria permisero a Terone di intraprendere una politica edilizia grandiosa: con i prigionieri cartaginesi furono costruiti grandi monumenti ed edifici pubblici, tra cui le celebri condutture feacie. Durante il suo regno, Akragas si arricchì di numerosi templi, tra cui il colossale Olimpieion.​

La Fase di Transizione: Trasideo e la Fine della Tirannide (472 a.C.)

Il Fallimento di Trasideo

Alla morte di Terone nel 472 a.C., il potere passò al figlio Trasideo, che aveva già dato prova della propria natura violenta durante il governo di Imera. A differenza del padre, che aveva esercitato il potere «con moderazione» ottenendo «una grande approvazione da parte dei cittadini», Trasideo si rivelò «violento e efferato», governando «in modo stolto e tirannico».​

La situazione precipitò rapidamente: Trasideo, radunando mercenari sia agrigentini che imeresi, tentò di muovere guerra contro Gerone di Siracusa. Tuttavia, il nuovo tiranno siracusano aveva preparato uno straordinario esercito e condusse una spedizione punitiva contro Agrigento. La battaglia che ne seguì vide la sconfitta di Trasideo, segnando la fine della tirannide emmenide.​

La Caduta della Dinastia

La deposizione di Trasideo non fu solo il risultato della sconfitta militare, ma anche dell’opposizione interna degli stessi Agrigentini, esasperati dalla condotta tirannica del figlio di Terone. Come testimonia il processo descritto nelle fonti, «Trasideo venne abbattuto dagli stessi Agrigentini che siglarono la pace con Siracusa».​

La caduta della tirannide emmenide nel 472 a.C. chiuse un ciclo fondamentale nella storia di Akragas. Secondo la cronologia fornita dalle fonti antiche, la dinastia aveva governato per soli sedici anni (dal 488 al 472 a.C.), ma in questo breve periodo aveva portato la città al massimo splendore politico, militare ed economico.​

L’Eredità della Tirannide Emmenide e la Transizione Democratica

Il Nuovo Assetto Costituzionale

La caduta della tirannide emmenide aprì una fase completamente nuova nella storia politica di Akragas. La città riuscì a darsi un assetto più democratico, affidando al filosofo Empedocle il compito di redigere una riforma costituzionale. Questo periodo di relativa stabilità permise agli Agrigentini di realizzare una notevole ripresa economica e politica, anche se ormai non potevano più competere con Siracusa, tanto meno militarmente.​

Il nuovo sistema politico attraversò diverse fasi: inizialmente si instaurò un governo aristocratico retto da un’assemblea di mille membri scelti tra i più abbienti. Tuttavia, nel 450 a.C., un tentativo di colpo di stato promosso da una fazione oligarchica venne sventato da Empedocle e dal partito popolare. Questo episodio portò all’introduzione di una nuova costituzione che stabilì il suffragio universale popolare e ammise alle cariche pubbliche qualunque ceto sociale.​

La Prosperità Post-Tirannica

Nonostante la fine del dominio emmenide, Akragas continuò a prosperare economicamente. La «democrazia temperata» voluta da Empedocle si mantenne a lungo, permettendo alla città di conservare la propria ricchezza e il proprio prestigio culturale. I campi rimasero floridi, coltivati con vigneti e uliveti, e i prodotti continuarono ad essere scambiati nei numerosi commerci, anche con Cartagine.​

Questa prosperità si rifletteva nello stile di vita dei cittadini più facoltosi, come testimoniano le celebri figure di Antistene e Gellia. Il primo organizzò per le nozze della figlia una festa memorabile che illuminò per un’intera notte tutte le vie di Akragas. Gellia, divenuto uno degli uomini più ricchi del mondo ellenico attraverso il commercio del vino, possedeva trecento botti scavate nella roccia viva.​

Considerazioni Storiografiche sulla Tirannide Emmenide

La tirannide emmenide rappresenta un caso paradigmatico dell’evoluzione politica delle poleis siceliote nel V secolo a.C. La parabola della dinastia, dalle origini mitiche alla caduta politica, illustra perfettamente le dinamiche che caratterizzarono il passaggio dalla tirannide arcaica alle forme proto-democratiche del mondo greco occidentale.

L’esperienza emmenide ad Akragas dimostra come le tirannidi siceliote del V secolo fossero fenomeni complessi, capaci di coniugare ambizioni personali, progetti di espansione territoriale e realizzazioni culturali di altissimo livello. La figura di Terone, in particolare, incarnò l’ideale del tiranno «illuminato», capace di trasformare una polis periferica in una delle principali potenze del Mediterraneo occidentale.​

La transizione verso la democrazia empedoclea, infine, testimonia la maturità raggiunta dalla cittadinanza agrigentina, capace di superare il modello tirannico senza cadere nell’anarchia, costruendo invece un sistema politico stabile che durò fino alla conquista cartaginese del 406 a.C.. In questo senso, l’eredità della tirannide emmenide non fu solo architettonica e culturale, ma anche istituzionale, avendo preparato il terreno per l’esperimento democratico che caratterizzò la fase più gloriosa della storia antica di Akragas.

​Elio Di Bella

Categoria: Storia AgrigentoTag: agrigento, agrigento storia, akragas, emmenide, terone

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