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Le Sacre rappresentazioni nelle Tradizioni Popolari nella Provincia di Agrigento

13 Ottobre 2025 //  by Elio Di Bella

Un testo dello storico siciliano di tradizioni popolari, Giuseppe  Pitrè, pubblicato nel primao fascicolo dell’archivio storico siciliano, del 1876, trattando delle Sacre rappresentazioni nell’intera Sicilia, pone un accento significativo e distintivo proprio sulle tradizioni popolari della provincia di Girgenti (oggi Agrigento). L’analisi di Pitrè non solo conferma la diffusione delle grandi rappresentazioni (come il Mortorio), ma rivela anche forme drammatiche autoctone, spontanee e vernacolari che sono il cuore della cultura popolare agrigentina.

Il Ciclo della Passione: Il Mortorio e le sue Variazioni Locali

L’opera che funse da catalizzatore per le rappresentazioni della Passione in tutta l’isola, “Il Riscatto di Adamo” di Filippo Orioles, fu universalmente recepita, ma nella provincia di Girgenti assunse un carattere particolarmente radicato e popolare, spesso con adattamenti locali.

Diffusione e Spontaneità: Il Mortorio (o dramma della Passione) fu rappresentato con fervore a Ravanusa, Racalmuto, Cattolica Eraclea, Cianciana, Casteltermini, Aragona.

Messa in Scena: A Ravanusa, lo spettacolo era di grande solennità e si svolgeva sulla piazza, iniziando il Giovedì Santo con la Cena e terminando il Venerdì Santo con la Deposizione sul Calvario.

Adattamenti Popolari: Le repliche dell’opera di Orioles, eseguite da dilettanti, “galantuomini” e “maestranze” (artigiani), in provincia contenevano spesso scene che il pubblico richiedeva per il loro impatto emotivo, che a Palermo venivano escluse perché ritenute “troppo dure” o “sconvenienti a pubblici teatri”.

Questo evidenzia una minor ritrosia e un maggiore attaccamento alla rappresentazione fisica del sacro nelle aree interne.

Tali scene aggiunte includevano la Crocifissione, il Pianto di Maria Maddalena e la Deposizione dalla Croce.

Casteltermini e Cianciana: Il Mortorio dell’Orioles fu rappresentato in questi paesi con “mutilazioni e aggiunte e alcuna volta in modo tale da non essere più riconoscibile”.

Le Pastorali di Nascita: Carattere e Lingua Agrigentina

Le rappresentazioni natalizie, le Pastorali, erano molto popolari in provincia di Girgenti, in particolare la “Pastorale” anonima.

Identità Locale: Questa Pastorale, forse mai stampata, è descritta da Pitrè come “al di sotto del mediocre e di autore poco o punto esperto della scena, e solo inteso a far ridere”.

Linguaggio e Caratteri: Nel testro di Pitrè si tratta del  personaggio comico, Nardo (ripreso dal teatro non sacro), “parla all’agrigentina e pronunzia alla castelterminese o giù di lì”. Questo dettaglio è cruciale: il dialetto locale non era un mero rivestimento, ma un elemento costitutivo del personaggio e della comicità popolare.

Nardo di Casteltermini: È un buffo “sguaiato” e un “villanzone che gioca d’allusioni non sempre decenti e pulite”, molto meno raffinato dello “sciocco scaltro” del modello palermitano. Questa comicità più schietta e talvolta “grassolana” è un tratto distintivo della cultura popolare agrigentina di quel tempo.

La Grotta di Betlem: Più tardi, il sacerdote di Girgenti G. B. Castagnola tentò di creare drammi pastorali in dialetto più colto (es. Li pasturi di Betlem), che però risultarono troppo artefatti, sebbene la sua opera fu messa in scena anche a Cianciana.

I Giuochi Sacri e Le Giunte: Casteltermini e Cianciana

La provincia eccelse anche nelle rappresentazioni pantomimiche e nei riti che fondevano il sacro con il popolare.

Il Tataratà di Casteltermini: Questa festa della Santa Croce (oggi l’ultima Domenica di Maggio), è un esempio di spettacolo muto e figurato con un alto grado di coreografia popolare, di origine non Castelterminese, ma importato dai coloni. La processione, con la partecipazione di tutte le corporazioni (scapoli, pecorai, macinatori, contadini agiati, vetturali), prende il nome dal suono monotono delle sciabole cozzanti degli spazzatori di lino. Sebbene Pitrè lo collochi tra i drammi muti, ne osserva la grande “bizzarria” che lo avvicina alla “moresca”.

La Giunta e i Presagi (Casteltermini, Cianciana): La processione della Resurrezione (Giunta), era particolarmente drammatica a Casteltermini. In essa, la statua di Cristo era seguita da un demonio incatenato da un angelo e dalla Morte color giallo, i quali si abbandonavano a “capestrerie” fino all’ingresso in chiesa, mentre i ragazzi li inseguivano. La Giunta di Cianciana si distingueva per la corsa di un angelo (S. Michele Arcangelo) che annunziava a Cristo l’arrivo della Madre.

 Il quadro delineato da Pitrè per la provincia di Girgenti è quello di una cultura popolare profondamente religiosa ma anche straordinariamente teatrale, incline all’esagerazione comica e all’espressione emotiva non mediata.

Le tradizioni erano:

Viscerali e Popolari: Nello scontro tra la retorica  e la spontaneità, le rappresentazioni agrigentine si distinsero per la loro immediatezza, l’uso del dialetto agrigentino/castelterminese come veicolo di comicità spicciola e l’inclusione di scene fisicamente ed emotivamente dure come la Crocifissione.

Radicate nel Territorio: Il successo di opere come la Pastorale e l’adattamento dell’Orioles, insieme a feste uniche come il Taratatà, dimostra una capacità locale di recepire e rimodellare le forme drammatiche in modo distintivo.

Spettacolari e Costose: Nonostante la povertà di molti attori (“poveri manovali e contadini” che si indebitavano per i costumi ), l’impegno economico e la magnificenza delle rappresentazioni erano tali da attirare spettatori da tutta la Sicilia, testimoniando un fortissimo senso di identità comunitaria e devozione.

Queste notizie costituiscono una vera e propria mappa etnografica che documenta la vitalità e l’originalità del dramma sacro e della cultura popolare agrigentina, un patrimonio inestimabile per la ricerca storica  

Elio Di Bella

Categoria: Storia ComuniTag: sacre rappresentazioni

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