Il Testo Bilingue e l’Interpretazione Ambivalente
Il Trattato di Uccialli, stipulato nel 1889 tra il Regno d’Italia e il Negus Menelik d’Etiopia, costituisce l’emblema di una diplomazia italiana disattenta e di un astuto Menelik. La controversia si concentrò sull’articolo 17, la clausola centrale riguardante la sovranità etiope.
- Nel testo italiano si stabiliva che Sua Maestà il Re dei Re d’Etiopia “consente di servirsi del governo di Sua Maestà il Re d’Italia per tutte le trattazioni di affari che l’Etiopia avesse a svolgere con altre Potenze e governi”. Questa formulazione, per la diplomazia italiana, sanciva l’obbligo e quindi il protettorato italiano sull’Etiopia.
- Nel testo in lingua amarica, al contrario, figurava la facoltà.
Questa differenza cruciale permise a Menelik di agire liberamente. Quando l’Italia protestò per i suoi trattati diretti con Francia e Inghilterra, il Negus poté dimostrare, documenti alla mano, di non aver violato “nessun trattato”. La diplomazia italiana fu colpevole di non aver curato un raffronto dei due testi prima della firma.
L’Umiliazione e la Scelta della Guerra
L’umiliazione subita e il “ridicolo di cui ci siamo coperti” infiammarono la rabbia di Francesco Crispi, che era capo del governo proprio nell’anno della firma del trattato. Menelik, pur dichiarando apertamente di non volere essere “protetto”, non rifiutò di ricevere gli armamenti acquistati dall’Italia con i quattro milioni di lire prestatigli, in un gesto di beffardo pragmatismo.
Questo smacco diplomatico, unito alla convinzione che si dovesse dare una lezione all’infido africano, spinse impulsivamente il governo alla guerra. Nonostante la Francia e la Russia stessero sostenendo Menelik con aiuti finanziari per indebolire la Triplice Alleanza (di cui l’Italia faceva parte) con una sconfitta in Africa, il governo italiano non abbandonò del tutto la via della trattativa, pur desiderando vendicare i morti di Dogali.
Il Generale Oreste Baratieri fu incaricato di ripartire immediatamente per l’Africa con l’ordine di indurre Menelik ad accettare il protettorato, ma trattando da una posizione di forza. Questa illusione di forza era alimentata da vittorie come quella di Agordat e di Cassala contro i ribelli dervisci. Tuttavia, le azioni imprudenti di Baratieri nel Tigrè (feudo del rivale di Menelik, Ras Mangascià) finirono per spingere Mangascià nell’orbita del Negus, realizzando involontariamente un “favore” strategico a Menelik. Le premesse per il disastro erano ormai consolidate.
Elio Di Bella


Francesco Crispi e l’Illusione Africana