La monetazione di Akragas (l’antica Agrigento) attraverso i secoli è un argomento ben documentato dalle fonti, che ne descrivono l’origine, l’evoluzione e l’importanza economica e politica.
Età Greca
L’inizio delle emissioni monetarie di Akragas si colloca probabilmente nella seconda metà del VI secolo a.C.. Alcune fonti collocano l’avvio dell’attività della zecca imerese intorno al 530 a.C., rendendola una delle più antiche della Sicilia greca. Akragas è tra le prime colonie siceliote a battere moneta d’argento.
Il sistema monetario iniziale è quello euboico attico, apparentemente inventato da Salamone, che fu mantenuto per tutto il periodo più fiorente della Magna Grecia, nonostante la circolazione di monete “estere”, specialmente corinzie.
Lo statere corinzio equivaleva a una didracma attica ed era complementare con le monete coniate dalle città siciliane che preferivano produrre tetradrammi.
Inizialmente, Akragas coniò didrammi d’argento. La tipologia di queste prime monete presenta sul dritto un’aquila di profilo con le ali chiuse e la leggenda (AKPArANTOS, AKPArAS, AKPA, ecc.), e sul rovescio un granchio di mare.
Queste monete di inizio periodo presentano una certa uniformità per la ripetizione del medesimo tipo, ma con grande varietà di particolari. L’aquila è sicuramente in relazione a Zeus. Il granchio, comune lungo le coste siciliane, dovrebbe invece rappresentare lo stemma della città.
Nel corso del V secolo a.C., al sistema della dracma si intreccia quello della litra. Vengono emesse tetradracme, e altre pezzature come 20, 10 e 5 litra in argento che per peso equivalevano a tetradrammi, didrammi o stateri e drammi.
La litra in bronzo è calcolata del peso di 44,712 gr, con variazioni di peso. Esistono anche litra in argento con forma di mandorla, con testa d’aquila da un lato e chele di granchio dall’altro.
Il periodo tra il 430 e il 360 a.C. è considerato aureo per l’arte numismatica nonostante la parziale distruzione della città da parte dei Cartaginesi nel 409 a.C..
Le monete più belle di questo periodo mostrano i nomi degli artisti incisori.
Verso il 420 a.C., sotto l’influenza della coniazione di Siracusa, Akragas adottò la quadriga sul rovescio dei tetradrammi, mantenendo l’aquila sul dritto, talvolta raffigurandone due intente a divorare un capretto.
La “meraviglia” della monetazione agrigentina è il decadramma, sempre rarissimo, anche se una scoperta recente ne ha accresciuto il numero noto.
Alcune serie di decadrammi d’argento di alto valore, i cosiddetti Damareteion, risalenti agli anni ’60 del V secolo a.C., mostrano corse di carri e cavalli, talvolta con la dea della vittoria Nike.
Questi Damareteion presero il nome da Damarete, che ebbe un ruolo cruciale nel processo di pace dopo la battaglia di Imera nel 480 a.C. e utilizzò l’oro ricevuto dai Cartaginesi per emetterle.
Il loro valore era equivalente a dieci dracme attiche. I tiranni di Akragas mostravano i loro successi sportivi su monete.
La monetazione d’oro fu introdotta in Sicilia alla fine del V secolo a.C..
Akragas influenzò pesantemente le zecche di altre città come Imera, Eryx e forse Moyte, nelle cui monete di un certo periodo compare il granchio.
Durante la supremazia di Agrigento su Imera, furono coniate monete imeresi con il granchio, simbolo monetale della potente colonia.
Lo studio della numismatica consente di determinare il periodo in cui Imera entrò nell’ambito della politica di Terone attraverso l’acquisizione del tipo del granchio al rovescio e l’adozione del sistema metrologico euboico-attico.
Dalla data della conquista teroniana di Imera (almeno 483 a.C.), la zecca di Agrigento, inserita nell’area del didrammo, interruppe la sua attività, e a Imera fu riservato il compito di coniare moneta.
Dopo il disastro del 406 a.C., la monetazione di Akragas si impoverì, ma durò.
Le denominazioni in bronzo includevano Tetras (4 palline), Trias (3 palline), Hexas (2 palline). Altri simboli su monete di bronzo includono la testa di aquila e la forbice di granchio.
Monete del tiranno Finzia (probabilmente databili tra il 279 e il 241 a.C. o successivamente) presentano la testa di Artemide (Soteira) e un cinghiale, riflettendo l’angoscia di Finzia per una predizione. Una testa giovanile in alcuni conii è interpretata come la testa di Apollo.
Età Romana
Dopo la fine della prima guerra punica (241 a.C.), Akragas divenne parte integrante del mondo romano ed emise ancora monete di bronzo con varia tipologia.
In questo periodo, i conii subirono modifiche e i tipi divennero semplicissimi: testa del dio da una parte e un oggetto del dio dall’altra.
Le monete del primo periodo romano presentano ancora la leggenda in greco, mentre quelle posteriori hanno la leggenda in latino.
Esempi di tipi includono: COCIOC con testa di Kora, testa di Zeus o di Apollo con aquila sul fulmine e leggenda AIOS ΣΩTHPOΣ. A volte, al posto della leggenda AKPArANTINON, si trova il nome del questore romano Manius Acilius.
La fine di queste emissioni potrebbe essere in rapporto con la conquista della città da parte di Levino nel 210 a.C.. Esistono emissioni di età augustea con leggenda latina.
Periodo Arabo
Le monete utilizzate ad Agrigento durante la dominazione araba riflettono la complessa storia economica e politica dell’isola.
Oltre al solido bizantino, circolavano diversi nominali aurei coniati a nome di Michele, imperatore bizantino, testimoniando la circolazione di diverse monete nell’isola.
La monetazione araba in Sicilia introdusse nuove monete come il dīnār in oro e il dirham in argento.
Dopo la conquista di Palermo nell’886, venne coniata la kharruba, che valeva 1/6 di dirham.
Queste monete, coniate in diverse zecche siciliane, tra cui Agrigento, facilitarono gli scambi commerciali e l’integrazione economica dell’isola nel mondo arabo.
È un enigma il motivo per cui un paese reputato ricco e con vasto commercio internazionale (durante il periodo più prospero dell’occupazione araba) non sentisse il bisogno di normali dinar e dirham interi, emettendo invece quarti di dinar.
Una proposta interpretativa suggerisce che i quarti di dinar furono scelti perché sostituivano una moneta divisionaria argentea mancante e perché più duttili per un’economia monetaria diffusa a diversi livelli e un sistema fiscale capillare.
Michael Bates sembra accettare questa relazione tra il quarto di dinar e la carenza di monete argentee.
La derivazione del quarto di dinar dal tremisse bizantino e la sua identificazione come peculiarità siciliana è convincente.
Ciò conferma quanto sia difficile introdurre improvvisamente un sistema monetario completamente nuovo; era più facile imporre una nuova iconografia (i tipi epigrafici arabi) su monete di peso e modulo consueto.
Il termine italiano “zecca” deriva dall’arabo sikka, che significa strumento usato per coniare. Il termine passò dall’arabo all’italiano attraverso la tradizione della zecca della Sicilia islamica e l’esperienza normanna e sveva.
La grande zecca islamica di Palermo continuò a operare per i Normanni, presumibilmente con la stessa organizzazione e manodopera.
Monetazione in Altri Periodi
Nel Quattrocento, la colonia ebraica di Agrigento (ghetto o quartiere) era coinvolta nel commercio di panni inglesi barattati con grano, orzo e altre merci. Il frumento e l’orzo servivano a pagare i mercanti genovesi per i panni, indicando l’uso di merci come forma di scambio parallela alla moneta.
Le monete di bronzo coniate al tempo di Ludovico Chiaramonte (XIV secolo, sebbene il riferimento specifico non sia direttamente collegato ad Agrigento, si inserisce nel contesto siciliano) avevano un contenuto d’argento talmente basso che il ritiro e la fusione non avrebbero coperto il costo dell’operazione.
Rinvenimenti e Studi Numismatici
Cospicui rinvenimenti di monete di Akragas sono stati effettuati negli scavi condotti nei piccoli centri dell’entroterra, come Vassallaggi, Piano Notaro, Sabucina, ecc..
Una dettagliata analisi della diffusione delle emissioni bronzee agrigentine è stata fornita da Tusa Cutroni.
Scavi sul terrazzo superiore dell’abitato hanno portato al ritrovamento di una dracma argentea e un emilitro bronzeo della zecca di Imera, varie monete akragantine, un trias, vari tetrantes.
Sono stati trovati tesoretti monetali in Sicilia contenenti monete di diverse città, inclusa Siracusa (alleata di Akragas) e Cartagine (sua avversaria), e monete romane, attestando la circolazione di diverse valute.
Le fonti numismatiche per lo studio della monetazione di Akragas includono cataloghi e raccolte fondamentali come BMC Sicily, SNG, Coll. L. De Hirsch, e il Medagliere del Museo di Siracusa.
Numerose opere specifiche trattano la storia della monetazione di Akragas.
Alcuni studiosi hanno provato a formulare ipotesi sull’identità di una statua taurina ritrovata a Cartagine da Scipione, collegandola a rituali fenici in onore di Baal Hammon, identificato con Kronos, e suggerendo che l’unico toro rimasto in città (Akragas) fosse il simulacro del fiume Gela.
(Questa è una teoria interpretativa legata a un simbolo, non direttamente alla moneta stessa, sebbene il toro potesse essere un simbolo civico o religioso).
Il nome del fiume Akragas, sulle cui rive sorse la città, definiva un sito “senza granchi”, bonificato dall’uomo.
L’effige a forma di granchio sulle antiche monete agrigentine è simbolo del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi.


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