Kniep e il secondo racconto del viaggio
La presenza di Christoph Heinrich Kniep fu decisiva a Girgenti durante il viaggio di Goethe in Sicilia.
Goethe aveva conosciuto a Napoli il disegnatore, già esperto nella rappresentazione di paesaggi e rovine, e lo aveva scelto come compagno per il viaggio in Sicilia. Kniep doveva produrre quella memoria visiva che il poeta, nonostante il proprio esercizio nel disegno, non riteneva di poter realizzare con pari precisione.
Ad Agrigento i due uomini svolsero funzioni complementari. Goethe osservava la geologia, raccoglieva dati botanici, prendeva misure e annotava impressioni; Kniep individuava i punti di vista, costruiva le prospettive e disegnava i monumenti.
Questa divisione del lavoro mostra che il paesaggio dell’Italienische Reise non è mai soltanto un dato naturale. È anche il risultato di una selezione. Occorre scegliere da dove guardare, quali elementi includere, che cosa collocare in primo piano e che cosa lasciare sullo sfondo.
Kniep rappresentò il Tempio di Giunone, il Tempio di Ercole e altre vedute della zona archeologica. Le sue immagini non illustrano passivamente le parole di Goethe. Costituiscono un racconto parallelo, dotato di proprie regole compositive. Nel disegno, la rovina viene isolata, ordinata e consegnata alla memoria europea come forma leggibile.
Il viaggio siciliano nasce così sotto il segno della complementarità fra scrittura e immagine. Goethe racconta la durata dell’esperienza; Kniep ne fissa la struttura visiva.
Riedesel, Winckelmann e Hackert: vedere attraverso altri occhi
Goethe non arrivò ad Agrigento con uno sguardo innocente. Portava con sé una biblioteca mentale formata dalla cultura antiquaria e artistica tedesca del Settecento.
Fra i suoi riferimenti figurava Johann Hermann von Riedesel, autore di un celebre resoconto del viaggio in Sicilia e nella Magna Grecia. Ad Agrigento Goethe definisce il libro di Riedesel una sorta di breviario o talismano e lo collega espressamente a Winckelmann.
La metafora è rivelatrice. Il libro accompagna il viaggiatore, orienta le sue aspettative e gli fornisce un sistema di riconoscimento. Goethe vede ciò che ha davanti, ma lo interpreta anche attraverso ciò che ha letto.
Lo stesso vale per la pittura di Jakob Philipp Hackert. Davanti alla cosiddetta Tomba di Terone, Goethe ricorda che la mano esperta del paesaggista aveva già trasformato quella veduta in un quadro. Kniep si dispone quindi a disegnare un luogo che era stato precedentemente selezionato e nobilitato dalla pittura.
L’Agrigento di Goethe appartiene pertanto a una catena di rappresentazioni. Riedesel l’aveva descritta; Hackert l’aveva dipinta; Kniep la disegnava; Goethe la riscriveva. Ogni sguardo si appoggia sui precedenti e, nello stesso tempo, li modifica.
Una Sicilia osservata fra arte e scienza
Ridurre Goethe a un esteta delle rovine sarebbe un errore. Le descrizioni siciliane rivelano un’attenzione metodica verso la costituzione fisica del territorio. Il poeta esamina le rocce, i terreni, le piante, le pratiche agricole, le forme di irrigazione e le condizioni delle colture.
Secondo lo studioso Ernst Osterkamp, Goethe costruisce il paesaggio combinando precisione scientifica e organizzazione figurativa. Geologia, botanica ed etnografia non rimangono discipline separate: concorrono alla formazione di un’immagine complessiva del territorio.
Il paesaggio non è quindi la proiezione di uno stato d’animo. Goethe evita, per quanto possibile, di dissolvere la realtà osservata nella sensibilità soggettiva. Cerca regolarità, strutture, processi. La bellezza nasce dalla comprensione dei rapporti fra le cose.
Questa impostazione appare con particolare evidenza ad Agrigento. I templi sono inseparabili dalla natura geologica della collina e dalla pietra con cui furono costruiti. Le rovine sono modificate dall’erosione e dalla vegetazione; i terreni circostanti sono trasformati dal lavoro agricolo.
L’antico sopravvive non come corpo estraneo, ma come parte di una storia naturale e umana di lunga durata.
La Sicilia vivente oltre le rovine
Nelle pagine di Goethe la Sicilia non è abitata soltanto da dèi, tiranni e architetti greci. Il viaggiatore osserva anche la popolazione contemporanea, l’alimentazione, le coltivazioni e le consuetudini quotidiane.
Il suo interesse per i cereali siciliani, per le tecniche agricole e per la vegetazione risponde alla stessa esigenza che lo conduceva davanti ai templi: comprendere le forme attraverso i processi che le avevano generate.
Anche la celebre ricerca della “pianta originaria”, l’Urpflanze, appartiene a questo tentativo di risalire dalla molteplicità dei fenomeni a un principio morfologico comune. In Sicilia, l’abbondanza e la varietà della vegetazione mediterranea sembrano offrire al poeta un laboratorio naturale privilegiato.
Il viaggio diventa così un’indagine sulla forma, condotta in campi diversi: la metamorfosi delle piante, la struttura dei minerali, la proporzione dei templi, la configurazione del paesaggio e persino la formazione dell’individuo.
Agrigento partecipa pienamente a questa unità del sapere. Non è soltanto la città dei templi, ma il luogo in cui l’osservatore può mettere in relazione archeologia, natura e civiltà rurale.
Villa Palagonia come controfigura dell’ordine greco
Prima di raggiungere Agrigento, Goethe aveva visitato a Bagheria la Villa Palagonia, celebre per le sue statue mostruose e per l’apparato decorativo barocco. La reazione fu nettamente negativa. Il poeta vide in quelle forme la violazione dell’ordine naturale e della misura classica.
Lo studio di Achim Aurnhammer ha mostrato come questa condanna non fosse un episodio marginale. Villa Palagonia agisce nel racconto come controfigura dell’armonia greca. Il disordine, l’ibridazione e l’eccesso preparano per contrasto l’incontro con i templi della Magna Grecia.
Il passaggio da Bagheria ad Agrigento assume dunque una struttura quasi drammatica: dal capriccio aristocratico alla necessità della forma; dal mostruoso alla proporzione; dal gusto moderno giudicato degenerato alla presunta purezza dell’antico.
Questa opposizione rivela anche i limiti storici dello sguardo goethiano. Quando l’Italienische Reise fu pubblicata, nel 1817, il Romanticismo aveva già rivalutato molte manifestazioni irregolari, fantastiche e anticlassiche. Il giudizio su Villa Palagonia appariva perciò legato alla stagione estetica del 1787.
L’opera di Goethe non registra semplicemente la Sicilia: la ordina mediante categorie culturali precise, escludendo o svalutando ciò che non corrisponde alla propria idea di natura e di arte.
Hofmannsthal: la Sicilia vista prima attraverso Goethe
La forza canonica dell’Italienische Reise emerge con particolare chiarezza in Hugo von Hofmannsthal. Nel saggio Sizilien und wir, lo scrittore austriaco osserva che il viaggiatore tedesco arriva nell’isola portando Goethe con sé. Baie, montagne, città e monumenti erano già stati visti attraverso le sue pagine prima ancora di essere osservati direttamente.
È una delle definizioni più acute del potere esercitato dalla letteratura di viaggio. Il testo non si limita a conservare il ricordo di un luogo: crea le aspettative con cui altri lo incontreranno.
Hofmannsthal riconosce in Goethe una capacità quasi enciclopedica. Il poeta descrive edifici, usanze, coltivazioni, santi, alimenti, animali e sistemi di irrigazione con la precisione del geografo e l’occhio del pittore. La Sicilia diviene il coronamento dell’intero viaggio italiano.
Per la cultura di lingua tedesca, Agrigento non sarà più soltanto una città antica ricordata dagli storici. Sarà anche il luogo in cui Goethe aveva verificato la propria idea della classicità. La presenza del poeta si sovrappone a quella dei Greci, creando una nuova stratificazione della memoria.
Agrigento nella pittura romantica tedesca
La rappresentazione tedesca di Agrigento non rimase confinata al classicismo goethiano. Nel XIX secolo il paesaggio dei templi venne reinterpretato secondo sensibilità differenti.
Un caso emblematico è il Tempio di Giunone ad Agrigento di Caspar David Friedrich. Il pittore non visitò mai la Sicilia. Per realizzare l’opera si servì di una stampa derivata da una veduta di Carl Ludwig Frommel, pubblicata nel 1826 nel Voyage pittoresque en Sicile.
Friedrich trasformò radicalmente il modello. Eliminò gran parte della vegetazione mediterranea e delle figure, mutò la luce diurna in atmosfera notturna e collocò la rovina in uno spazio dominato dalla luna. Il tempio non documenta più un luogo reale: diventa una presenza remota, quasi irraggiungibile, sospesa fra memoria pagana e meditazione religiosa.
La differenza rispetto a Goethe è significativa. Goethe cerca di conoscere il tempio attraverso la luce, le proporzioni, la materia e il rapporto con il paesaggio. Friedrich sottrae il monumento alla concretezza siciliana e lo trasforma in un’immagine metafisica.
Non si tratta di stabilire quale rappresentazione sia più fedele. Le due opere mostrano piuttosto come Agrigento potesse produrre significati opposti nella cultura tedesca: da una parte la chiarezza del classicismo, dall’altra l’inquietudine spirituale del Romanticismo.
Da esperienza individuale a itinerario culturale europeo
Nel gennaio 2026 i governi di Germania e Italia hanno annunciato la realizzazione di un itinerario culturale dedicato a Goethe, a 240 anni dalla partenza del poeta. Il progetto intende collegare i principali luoghi italiani dell’Italienische Reise, comprese le tappe siciliane, mediante strumenti digitali, iniziative espositive e attività di studio. Un’applicazione interattiva è stata prevista per l’autunno del 2026.
Il passaggio è culturalmente rilevante. Il viaggio nato come esperienza individuale viene trasformato in infrastruttura della memoria europea. I luoghi reali sono collegati al testo, alle immagini, alle opere d’arte e alle successive interpretazioni.
Anche il Goethe-Museum di Düsseldorf ha programmato, a partire dal 28 agosto 2026, la mostra Natur und Geister, realizzata in collaborazione con Palermo. Il progetto prende avvio dai disegni compiuti da Goethe alla Villa Palagonia e invita artisti contemporanei a confrontarsi con la tensione fra natura, forma, mostruosità e immaginazione.
La Sicilia goethiana continua dunque a generare arte. Non viene soltanto celebrata come episodio biografico, ma sottoposta a nuove interpretazioni. Il viaggio rimane vitale perché le sue categorie possono essere discusse, contraddette e trasformate.
Agrigento come paesaggio della conoscenza
Nell’esperienza di Goethe, Agrigento rappresenta molto più di una tappa archeologica. È un paesaggio della conoscenza.
Qui il poeta mette alla prova l’ideale classico davanti alla materia dei monumenti; usa il proprio corpo per comprendere la scala dell’Olympieion; osserva la Concordia come modello di proporzione; registra i processi geologici e agricoli; confronta ciò che vede con le letture di Riedesel, con la teoria di Winckelmann e con le vedute di Hackert; affida infine a Kniep il compito di trasformare l’esperienza in memoria figurativa.
La città antica entra così in un sistema europeo di rappresentazioni. Non è più soltanto Akragas, né soltanto la Girgenti settecentesca. Diventa l’Agrigento di Goethe, di Kniep, di Hackert, di Hofmannsthal e di Friedrich: un luogo reale continuamente ricostruito dalla letteratura e dall’arte.
La grandezza del racconto goethiano risiede proprio in questa capacità di unire l’osservazione concreta alla costruzione simbolica. Il poeta vede le rovine, ma comprende che esse non appartengono soltanto al passato. Ogni generazione le guarda attraverso i propri problemi, le proprie teorie estetiche e le proprie attese.
Per questo Agrigento conserva una funzione centrale nella storia culturale del viaggio europeo. La Valle dei Templi non vi appare come una cartolina immobile, ma come un dispositivo intellettuale: un luogo nel quale l’Occidente interroga il rapporto fra natura e civiltà, fra rovina e permanenza, fra esperienza diretta e memoria ereditata.
Goethe vi arrivò nell’aprile del 1787. Da allora, una parte della cultura europea continua a guardare Agrigento attraverso i suoi occhi. Il compito contemporaneo non consiste nel ripeterne passivamente lo sguardo, ma nel comprenderne la potenza, riconoscerne i limiti e aggiungere nuove interpretazioni alla lunga storia delle immagini di Akragas.
Fonti tedesche principali
Johann Wolfgang Goethe, Italienische Reise
Testo originale tedesco, con le pagine dedicate al soggiorno a Girgenti e alla visita dei templi.
Deutsche Biographie, “Johann Wolfgang von Goethe”
Ricostruzione biografica e storico-letteraria del viaggio italiano e della successiva composizione dell’opera.
Ernst Osterkamp, “Die Spuren der Geschichte in der Natur. Goethe beschreibt Landschaften”
Studio accademico sul metodo con cui Goethe unisce osservazione scientifica, composizione figurativa e interpretazione storica del paesaggio.
Achim Aurnhammer, “Das Ärgernis der Villa Palagonia”
Saggio dell’Università di Friburgo sulla formazione culturale dello sguardo di Goethe e sull’opposizione fra gusto anticlassico e ideale greco.
Hugo von Hofmannsthal, “Sizilien und wir”
Testimonianza fondamentale sulla ricezione del viaggio goethiano nella cultura di lingua tedesca.
Goethezeitportal, “Girgenti, das antike Agrigent”
Documentazione iconografica e letteraria sulle rappresentazioni tedesche di Agrigento, con opere di Kniep, Hackert e altri artisti.
Helmut Börsch-Supan, “Der Junotempel von Agrigent”
Studio storico-artistico sull’interpretazione romantica del tempio agrigentino da parte di Caspar David Friedrich.
Bundesregierung, Goethe-Kulturroute
Comunicazione ufficiale tedesca sul nuovo itinerario culturale dedicato al viaggio italiano di Goethe.
Goethe-Museum Düsseldorf, “Natur und Geister”
Progetto espositivo contemporaneo sulla ricezione artistica del soggiorno siciliano di Goethe.


Goethe in Sicilia: Agrigento, la Grecia ritrovata e la costruzione di un mito europeo