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ulivi nella valle dei templi
ulivi nella valle dei templi

Agrigento Antica: Scopri la Magnificenza Greco-Romana – Storia, Templi e Urbanistica

9 Aprile 2024 //  by Elio Di Bella

La storia affascinante di Agrigento, dai suoi templi maestosi all’unicità della sua organizzazione urbana. Scopri come questa città greco-romana si distingue per bellezza e ingegneria

La Storica Città Greca di Agrigento

La città greca (La città greca vanta una bibliografia particolareggiata molto vasta. Le opere più recenti, ricche di riferimenti bibliografici che possono ritenersi esaurienti, sono il corpo degli scritti agrigentini di Marconi e i quattro volumi — notissimi —

di B. PACE, Arte e civiltà della Sicilia antica, Milano ecc. 1935, 1938, 1945, 1949.

Aggiungiamo qualche cosetta che non vi è contenuta: P. GRIFFO, Ebbe Agrigento un teatro nell’antichità, in < Akragas » I, 1945;

su scavi vari IDEM, Ultimi scavi e ultime scoperte in Agrigento, Agrigento 1946; sugli acquedotti L. ARNONE, Ipogei dell’Agrigentino, Agrigento 1952,).

I Templi Imponenti: Testimonianze dell’Era Dorata

– Gli elementi fondamentali dell’organizzazione urbana quale si riscostruisce dall’età preistorica (luoghi di culto, abitati, necropoli) furono presso che ricalcati nella configurazione della città classica.

Valga per essa il noto passo di Polibio (cap. 27 del IX libro delle Storie):

«La città di Agrigento – così egli vide e ci descrisse – per tante cose differisce da molte altre città; ma ancora per la sua fortezza e soprattutto per la sua bellezza e costruzione.

Essa dista 18 stadi dal mare, sì che non c’è nessuno che non sia partecipe dei benefizi di esso. Il suo circuito è munito eccellentemente e per natura e per arte;

perciocché le mura girano su una roccia alta e scoscesa, la quale in parte era così per natura, in parte fu resa tale dalla mano dell’uomo;

ed è circondato da fiumi: a mezzodì scorre quello che ha lo stesso nome della città, sul lato di occidente e di libeccio quello chiamato Hypsas. La parte alta della città sovrasta ad essa dal lato che guarda all’oriente estivo (il sud-est);

è limitata all’esterno da un inaccessibile burrone, dalla parte interna una sola strada vi conduce dalla città. Sulla cima c’è un santuario di Atena e di Zeus Atabirio, com’è anche in Rodi…

La città inoltre è magnificamente ornata di templi e di portici. E benché il tempio di Zeus Olimpico non abbia avuto compimento, per invenzione e per grandezza non è ritenuto inferiore a nessun altro di quanti sono in Grecia».

Organizzazione Urbana: Dalle Origini alla Città Classica

La descrizione polibiana potrebbe dirsi attuale. Basterà porsi in posizione adatta – non c’è meglio che leggere la presente nota nello spiazzale antistante al tempio di Giunone – perché, idealmente sostituendo alla campagna fitta di mandorli e di ulivi e disseminata di rustiche ville le classiche costruzioni dell’antica metropoli, si abbia della sua topografia una visione chiara e immediata quant’altre mai.

Acquedotti e Innovazioni Idrauliche: L’Ingegneria di Agrigento

La città greca e romana era iscritta in un vasto quadrilatero, al quale non è forse esagerato attribuire un circuito di oltre 12 Km., se è vero – come da taluni si vorrebbe – che esso comprendeva anche, nella parte dì nord-ovest, il colle detto di Girgenti, sede della città medioevale e che sarebbe difficile escludere dall’abitato di epoca greca, trovandosi in esso un tempio del V sec. (quello al di sotto di S. Maria dei Greci) ed importanti ipogei di destinazione idraulica, che mal si giustificherebbero in posizione extra moenia.

L’Evoluzione Urbana: Dall’Acropoli ai Quartieri Residenziali

Tracce di mura elleniche non si conoscono ad ogni modo attorno a questo colle, dove si sono semplicemente supposte; mentre è fuor di dubbio che nel perimetro della città fortificata cadesse l’altra collina che la limitava a nord-est, la cosiddetta Rupe Atenea, una volta più marcatamente distinta dalla prima da un profondo avvallamento naturale, che fonti assai tarde ricordano coi nomi «Nave » o « Taglio di Empedocle » (sarà servito come cava di pietra nel sec. V?).

Dove era l’Acropoli ?

Dov’era l’acropoli, cui chiaramente accenna Polibio?

A questa domanda non può rispondersi con certezza assoluta. Forse alle origini essa coincise con la Rupe Atenea, sulla cui sommità avrà avuto sede il santuario di Atena e di Zeus, e in un secondo tempo, nel corso del V sec., incluse anche come Neapolis il colle dì Girgenti, per ovvie ragioni di carattere difensivo.

A queste egregiamente rispose, fin dall’epoca della fondazione della città, la superba cinta di mura , della quale resti più o meno notevoli, con elementi di ben otto porte, si conservano nel lungo e sinuoso percorso che dall’estremità orientale della Rupe Atenea, dov’è il tempio di Demetra, perviene in senso nord-sud al tempio di Giunone, piega verso ovest, seguendo nel suo andamento rettilineo quella lunga e bassa collina sulla quale si stende la moderna zona archeologica fino al tempio di Vulcano, e risale verso nord giungendo tortuosamente fin sotto la Banca d’Italia, dove se ne perde ogni traccia.

Il quadrilatero così definito scoscende variamente verso le valli e la pianura che lo circondano : a nord cade presso che a picco sulla valle che lo separa da Serra Ferlicchio; ad est e ad ovest degrada verso i due fiumi ricordati da Polibio, l’Akragas (ora S. Biagio) e l’Hypsas (odierno S. Anna); a sud si affaccia sul Piano di S. Gregorio, a metà del quale Akragas ed Hypsas vanno a confluire, dando origine – ora come in antico – ad un unico corso d’acqua, alla cui foce, dalla protostoria all’età bizantina, è accertato che sorgeva l’Emporio.

Dentro la cinta delle mura

Dentro la cinta delle mura, straordinariamente lunga se si pensa che essa fu opera creata presumibilmente in unica volta nel corso del sec. VI a. C., si sviluppò e si abbellì la città abitata.

Ne conosciamo pochi elementi qua e là; ma non c’è zolla della campagna dove il piccone dell’archeologo non conseguirebbe risultati sicuri; ed è da rimpiangere che la esplorazione metodica non vi sì sia potuta ancora, come abbiamo detto, per assoluta mancanza di mezzi, amorosamente condurre.

Fin dai primi tempi della fondazione la collina dei templi fu, vorremmo dire, riservata alla vita religiosa della nuova colonia.

I santuari

Un santuario arcaico, di notevolissimo interesse, sorse e si sviluppò nella parte occidentale per il culto delle Divinità ctonie; tempietti arcaici conosciamo nei luoghi dove più tardi furono costruiti i templi di Giove e di Vulcano.

Alla fine del VI sec., quando la città ha risolto il problema della sua difesa, viene eretto al centro della collina il primo grande tempio che sia degno di questo nome, quello di Ercole, e si tenta la costruzione di un secondo, nell’interno del santuario sopra ricordato.

Architettura religiosa dopo la battaglia di Imera

Dopo la battaglia di Imera (480) l’architettura religiosa consegue in Agrigento affermazioni di grandiosità senza pari. Il tempio detto di Giunone, quello detto della Concordia , quello gigantesco dedicato a Giove, il tempio delle Divinità ctonie, ed, ultimo, quello che si vorrebbe di Vulcano, si allineano su la sacra collina in serie splendida e solenne e vi costituiscono, insieme col tempio più arcaico proprio al culto di Ercole, come un unico immenso santuario delle principali divinità dell’Olimpo, che, così considerato, può ben confrontarsi, per grandezza ed importanza sotto ogni possibile riguardo, con i più celebri santuari della Grecia propria e dell’Asia Minore.

E la serie si completa con altri tre templi di diversa ubicazione costruiti nello stesso periodo: quello di Asclepio giù nel Piano di S. Gregorio, quello di Demetra all’estremità orientale della Rupe Atenea, quello dettò di Atena al centro del Colle di Girgenti.

Questo, sulla base delle attuali conoscenze, per quanto riguarda le costruzioni templari.

Architettura civile

Dell’architettura civile dei primi secoli abbiamo invece notizie scarse, sporadiche, estremamente lacunose. Non ci è nota, almeno in maniera sodisfacente, la configurazione urbanistica dell’abitato, che pare si sia distribuito e variamente articolato sui vari piccoli colli, nei quali si accidenta il terreno incluso dentro le antiche mura.

L’agorà si vorrebbe (Schubring) nella Valle Sala ad ovest di S. Nicola verso il tempio di Giove Olimpico, dove c’è una bassura che è sembrata adatta allo scopo.

Cicerone la ricorda non lontano dal tempio di Ercole. A nord di esso, sotto lo spiazzale recentemente apprestato come autoparco, si sono trovati resti di una pavimentazione a grandi lastre, che potrebbe esserle appartenuta. L’ipotesi merita conferma: si vedrà con un prossimo scavo.

Modeste, parzialmente ottenute da intagli nella roccia, dovevano essere le private abitazioni, in gran parte scomparse o ricoperte da sovrapposizioni di età posteriori. Ma non saranno mancate le sontuose dimore : le fonti ne celebrano qualcuna.

 Nulla è stato individuato degli edifici pubblici, di quelli da spettacolo (dov’era il teatro?), degli impianti sportivi: eppure, non può dirsi che non ne siano esistiti, e la loro importanza doveva essere ben degna della città cui furon figli l’ospitale Gellia e il munifico Terone, il divino Empedocle, il musico Mida, l’olimpionico Esseneto!

Sparsi un po’ dovunque nella campagna agrigentina restano importanti elementi di una fitta e complessa rete di acquedotti sotterranei, fatti scavare dall’architetto Feace nel sec. V, capaci di assicurare l’approvvigionamento idrico di una così vasta città, con sistemi di captazione in loco quali ci sono noti da altre città greche (valga per tutti l’esempio di Rodi).

PIETRO GRIFFO, Topografia storica di Agrigento Antica. Note e Appunti, in Accademia di Lettere, Scienze e Arti di Agrigento, Atti 1948-52.vol II

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento, agrigento storia, akragas, valle dei templi

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