Gli scavi ad Agrigento che hanno rivelato la sua gloriosa era ellenistico-romana. Esplora quartieri antichi, opere idrauliche e monumenti, testimoni di un’età di splendore
La città ellenistico-romana (Per l’epoca ellenistico-romana vale la bibliografia generale data nella nota precedente.
Si aggiungano cenni su recenti scavi nel quartiere di case presso S. Nicola in P. GRIFFO, Ultimi scavi ecc., cit., p. 32 e segg., e notizie preliminari su ritrovamenti sotto la Casa cantoniera e all’ipogeo Giacatello in < Fasti Archeologici» III (1950), nn. 3244 e 3245.).
Introduzione all’Era Ellenistico-Romana di Agrigento
– Per l’epoca ellenistico-romana studi e rilevamenti di recentissima data permettono di affermare che è stata questa un’età di grande fervore edilizio,
di chiara impostazione dei vari problemi urbanistici, di dignitosa riorganizzazione di una metropoli dalle tradizioni nobilissime, il cui aspetto non sarà stato per nulla diverso – e se mai più splendente! – di quelli degli altri centri coevi della Sicilia (quali Solunto e Lilibeo, per limitarci ai più noti).
Recenti Scavi nel Quartiere di S. Nicola: Una Nuova Luce sulla Città Romana
Un quartiere di case e tabernae di questo periodo, con distribuzione ippodamèa della rete stradale, con elementi pianimetrici e strutturali che,
accanto al persistere di forme grecizzanti, mostrano ora più ora meno rapporto di forme tecniche ed artistiche propriamente romane,
è stato parzialmente scavato e più estesamente saggiato nei pressi di S. Nicola, ai lati della Strada Naz. N. 118, che è risultata coincidere con un largo decumanas della città romana.
Un’officina di figuli s’e trovata sotto la nuova Casa cantoniera recentemente costruita a destra di questa strada, presso Bonamorone.
L’Importanza Idraulica: Il Misterioso Ipogeo di Giacatello
Un vasto e interessante ipogeo di destinazione quasi certamente idraulica è stato testé sgombrato in località Giacatello.
Case romane tarde si sono saggiate poco a nord del tempio della Concordia. Ma dappertutto ne affiorano, tra i mandorli della valle meravigliosa,
dove non c’è edificio rurale o muretto di cinta che non sia stato fatto a spese delle costruzioni di questa età, di cui può dirsi veramente che sia pieno il sottosuolo.
La città romana, la cui maggiore prosperità va quasi certamente individuata nei secoli tra la fine della Repubblica e i primi tempi dell’impero, ha come sommerso sotto i suoi nuovi e più regolari impianti la modesta e caotica fisionomia della città precedente.
Eleganza e Monumentalità nelle Abitazioni Private e nell’Architettura Funeraria
Mai come ora Agrigento sarà stata bella e fastosa non soltanto nella ricchezza degli edifici pubblici che bisogna pur ritrovare, ma anche nella ricercata eleganza delle private abitazioni (tracce di decorazione parietale di tipo pompeiano abbiamo scoperto m recenti saggi)
e nella gustosa monumentali dell’architettura funeraria, che ha due esempi cospicui nelle tombe Impropriamente dette di Falaride e di Terone.
Di un grandioso monumento di prima età imperiale, che doveva sorgere non lontano da S. Nicola, molti elementi ornamentali sono riadoperati nella chiesa omonima, fondata dai Cistercensi nel sec. XIII.
E frammenti di una cornice curvilinea, databile nell’età flavia, possono vedersi ricomposti nel giardino retrostante alla chiesa stessa.
Il Foro Romano e la Trasformazione Urbana
La scoperta del foro, che non c’è ragione di ritenere cosa diversa dalla precedente agorà ci darebbe forse taluni monumenti di tipica forma romana: un Capitolium, qualche basilica.
Tale certamente non è la costruzione presso la porta V, dentro il «temenos» del Santuario delle Divinità ctònie, che il Marconi dopo iniziali incertezze fini per ritenere un vero tempio (il tempio L della serie cronologica da lui ordinata).
In questo, come nell’altro attiguo detto dei Dioscuri, bisogna riconoscere almeno importanti rimaneggiamenti (mi riferisco alle trabeazioni riccamente ornate) di età tardo-ellenistica e romana.
Come romani debbono ritenersi altresì alcuni restauri nell’opistodomo del tempio di Ercole e le scalee di accesso sulle fronti orientali dei templi della Concordia e di Giunone.
Agrigento Cristiano-Bizantino: Tra Villaggi e Costruzioni Religiose
L’epoca cristiano-bizantina Agrigento dei tempi cristiani è stata recentemente studiata in maniera molto seria da C. MERCURELLI, paleocristianaa (Memorie storielle e monumentali), in « Memorie Font. Accad. Rom. di Arch. , Serie III, Voi. Vili (1948).
Il suo inquadramento nel cristianesimo della Sicilia può cogliersi nell’ultimo volume dell’opera già citata di Biagio Face (vedasi la nostra nota 6).
Ancora nei primi tre secoli dell’impero la configurazione generale e le dimensioni della città dovevano essere quelle dell’età greca.
Ne farebbe fede la necropoli ellenistico-romana, che occupa una vastissima area extra moenia a sud della collina dei templi. Col IV sec. le condizioni sembrano improvvisamente mutare.
L’abitato si contrae in una rapida involuzione verso le parti interne della «valle», con abbandono sempre più completo e radicale della zona sacra e dei terreni immediatamente a nord,
dove alla nobiltà e allo splendore dei vecchi culti si sostituisce a mano a mano l’uniforme tristezza dei cimiteri cristiani.
Le Necropoli di Agrigento: Custodi della Storia Cittadina
Nel sec. V tale abbandono doveva essere già completamente avvenuto.
Ed è logico che il restringersi dell’estensione abitata, quale conseguenza di una progressiva crisi dell’ urbanesimo che è propria di questi tempi,
si sia fatto per primo a spese di quella zona monumentale, la cui natura di centro religioso era manifestamente incompatibile con l’affermarsi della nuova fede.
Nei secoli successivi, anche sotto il premere delle incursioni barbariche dal mare, quella contrazione sì fa sempre più decisa :
gli Arabi trovano la città quasi tutta raccolta su quello che abbiamo chiamato Colle di Girgenti, e su di esso (ne restano evidenti ricordi nella toponomastica) sviluppano la loro roccaforte, splendida di edifici e di moschee,
se vogliamo credere ad una nota e colorita descrizione di Edrisi, che primo per altro ci parla dei resti di antichità sparsi ai suoi tempi nella campagna sottostante alla collina.
Ritornando alla città dell’epoca cristiano-bizantina che è l’ultima di nostro specifico interesse, dobbiamo purtroppo constatare come nulla siamo in grado di dire dei suoi edifici e della sua configurazione particolareggiata.
Fino a quando apposite ricerche non si faranno a questo scopo, deve concordarsi con il Pace nell’immaginare l’Agrigento di questi tempi come un aggregato di villaggi, annidati qua e là tra le gloriose rovine delle età precedenti.
Ma di essi non abbiamo testimonianze archeologiche del benché minimo rilievo. Tracce modestissime di case bizantine sono state rinvenute nel 1934 presso l’angolo sud-est del tempio di Giove Olimpico.
Interessanti gruppi di abitazioni trogloditiche sono noti invece in contrada Balatizzo, a sud-ovest della città, con caratteri generali che richiamano ai villaggi coevi di Cava d’Ispica e di Molinello.
Per quanto riguarda le costruzioni di carattere religioso, quelle chiese e quei monasteri che avranno certamente sostituito i santuari degli antichi dèi, solo dalle fonti storiche ed agiografiche abbiamo notizia di tre monasteri nei dintorni della città
(una chiesa monastica dedicata a S. Stefano; un Asceterium, chiamato Triginta);
altro monastero, con chiesa dedicata alla Madre di Dio, nella zona dell’Emporio), e di una chiesa cattedrale con episcopio, sita quasi certamente entro l’aggregato urbano, e servita fino ai tempi del vescovo Gregorio, cui se ne deve l’abbandono se non forse la distruzione.
In vece sua, per opera dello stesso Gregorio, nei primi anni del sec. VII, fu sistemato a cattedrale il tempio che diciamo della Concordia :
una strana cattedrale in zona cimeteriale, che ebbe alcuni ambienti (non sappiamo quali) adattati ad abitazione del vescovo e dei suoi compagni. Nella biografia di Gregorio è ricordata altresì, come proprietà della chiesa agrigentina, una domus chiamata Libertinus.
Dell’Emporio presso il mare abbiamo notizia in Leonzio (più tardi anche in Edrisi) che era efficiente ancora in questa età. Nella zona esiste una vasta necropoli bizantina e sono stati rinvenuti resti di magazzini tardo-romani ed arabi.
Le necropoli dei vari tempi
(Sulle necropoli agrigentine si legga la trattazione sintetica data in P. MARCONI, Organizzazione urbana di una città classica, cit.3 alle pp. 50 e sgg.
Per Montelusa si tenga conto degli accenni contenuti nel mio scritto Ultimi scavi ecc. 9 cit.., pp. 29 e sgg. Dell’epoca romana mi sono occupato in Agrigento romana:
Le necropoli e i monumenti sepolcrali, nel volume precedente di questi « Atti».
Una breve relazione su mie recenti ricerche nella necropoli cristiana di Agrigento ho data al 1 Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Siracusa 1950): è stata pubblicata nei suoi «Atti» (Koma 1952), alle pp. 191-199.).
– La visione dell’antica Agrigento non sarebbe completa se non si accennasse alle principali necropoli dei vari tempi, che facevan corona da ogni parte alla città dei vivi.
La loro posizione è, anzi, quasi sempre indicatrice dei limiti o degli sviluppi dell’abitato nella fase corrispondente.
Una necropoli arcaica
Non ci occupiamo delle necropoli preistoriche, perché abbiamo loro accennato.
Lungo il mare, ad ovest della foce del S. Leone (cioè dell’Emporio), sulla collina di Montelusa, aveva sede la necropoli più arcaica, che precedette in parte la fondazione ufficiale della colonia ellenica.
Sulle pendici nord-est di Rupe Atenea, nel vallone del fiume Akragas e sull’altipiano a sud del tempio di Asclepio, è tutta una serie di necropoli che pervengono dall’età arcaica a quella ellenistica.
Altre, dei secoli da VI a IV, occupano le collinette a sud-ovest della città moderna e quelle che concorrono verso il sito della Stazione Bassa.
I terreni sotto Gas, del Macello e tra i ponti della ferrovia (soprattutto la contrada “Caulineddi”) corrispondono assai probabilmente ai gruppi cemeteriali più ricchi: purtroppo, sono stati sempre saccheggiati in maniera terribile.
Sulla Rupe Atenea
Recentemente, alcune tombe di buona epoca sono state rinvenute sotto le carceri di S. Vito, sulle pendici ovest della Rupe Atenea;
la presenza di una necropoli in questa zona è di grande interesse per chi voglia considerare il problema dell’identificazione della più antica acropoli. Cimiteri di età greca sono noti altresì a metà strada tra Agrigento e Porto Empedocle, in località Villa Seta.
La necropoli ellenistico-romana si stese a sud della collina dei templi, tra il tempio della Concordia e Porta Aurea, e in tutta la pianura sottostante nota col nome di Piano di S. Gregorio.
Di essa fa parte quel gioiello monumentale che è la così detta Tomba di Terone.
Coevo a questa (I sec. a. C.), non sappiamo se tomba isolata oppure elemento residuo di un gruppo sepolcrale che bisognerebbe pensare intra moenia, è l’altro heroon detto « Oratorio di Falaride » presso la Chiesa di S. Nicola.
Necropoli Giambertoni
La necropoli ellenistico-romana, cui dianzi abbiamo accennato, ha dimostrato in qualche sua parte (la così detta Necropoli Giambertoni sotto Villa Aurea) elementi paleocristiani, che accennano al primo presentarsi delle nuove credenze e della nuova società.
E mediante quel complesso ipogeico che volgarmente si chiama «Le Grotte di Fragapane», si ricollega a quella grande necropoli dei secoli da IV a VII d. C. ,
che, variamente configurata in aree di tombe sub divo, in arcosolii scavati nella roccia e in gruppi di sepolcri sotterranei, occupa tutta la metà orientale della collina dei templi, e costituisce come l’ultimo anelito di vita classica, che qui sia possibile cogliere davanti alle incombenti tenebre del Medio Evo.
PIETRO GRIFFO


Agrigento Antica: Scopri la Magnificenza Greco-Romana – Storia, Templi e Urbanistica