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pirandello dinanzi al tempio della Concordia
pirandello dinanzi al tempio della Concordia

Pirandello e Agrigento che seduce ma non accoglie

15 Marzo 2026 //  by Elio Di Bella

In Lontano Pirandello fa di Agrigento e di Porto Empedocle il teatro di una contraddizione profonda: la Sicilia attira lo straniero con la potenza del paesaggio, della luce, del mare, della sua remota civiltà; ma, quando quello straniero tenta di abitare davvero quel mondo, viene lasciato ai margini.

La comunità lo utilizza, lo guarda, lo giudica, ma non lo include. Lars Cleen è il personaggio attraverso cui questa legge si fa visibile: non un semplice forestiero, ma la misura della chiusura altrui. La Sicilia, insomma, non è solo la terra che affascina; è anche la terra che difende sé stessa escludendo. E Pirandello, con la sua solita chirurgia morale, non trucca nulla. Mostra la ferita e basta.

Pubblicata da Pirandello nel 1902, come racconto esemplare dell’incontro mancato tra due mondi: da un lato il marinaio norvegese Lars Cleen, sbarcato moribondo a Porto Empedocle; dall’altro la Sicilia agrigentina, incarnata da Venerina, da don Paranza e dalla comunità locale. La tesi centrale è che Pirandello non costruisce una semplice storia sentimentale, ma una narrazione dell’alterità: lo straniero viene attratto da un ambiente luminoso, sensuale, quasi mitico, ma finisce poi respinto da un sistema sociale chiuso, regolato da abitudini antiche, diffidenza e squilibrio di potere.

Venerina non ama davvero Lars: lo usa come occasione di sistemazione materiale e simbolica. Una volta ottenuti casa, marito e figlio, lo lascia ai margini della vita comune. Lo straniero non viene accolto come persona, ma tollerato finché serve. La distanza culturale emerge anche nella tecnica narrativa: la doppia focalizzazione alterna il punto di vista di Lars e quello di Venerina, facendo vedere quanto ciascuno resti prigioniero del proprio orizzonte mentale.

Il paesaggio di Porto Empedocle ha un ruolo decisivo. Pirandello ne mette in risalto la forza mediterranea, il fascino del fico d’India, della luce, della luna, del mare, ma proprio questo spazio così potente sul piano sensoriale non genera integrazione. Al contrario, produce spaesamento. Lars contempla, Venerina ride; Lars cerca patria, la comunità vede un corpo estraneo. In tal modo la Sicilia appare duplice: luogo di attrazione per chi arriva e, al tempo stesso, macchina di esclusione.

In Lontano il paesaggio greco-agrigentino si oppone al nuovo volto di Porto Empedocle, caricando lo spazio di valore simbolico e temporale. Un ulteriore saggio sul motivo dell’emigrazione nelle novelle pirandelliane legge Lars come “rovescio” dell’emigrante italiano: uno straniero che approda in Sicilia e vi sperimenta ostilità, pregiudizio e crudeltà.

Inoltre, la centralità di Agrigento e della Sicilia nell’immaginario pirandelliano è stata più volte sottolineata, grazie anche all’origine agrigentina di Pirandello, mentre varie letture critiche insistono sul peso strutturale del paesaggio siciliano nella sua opera.

Agrigento e lo straniero nell’opera pirandelliana

La Sicilia che seduce e respinge

In Pirandello la Sicilia non è mai un semplice sfondo. Non è cartolina, non è folklore da salotto, non è neppure la rassicurante “isola del sole” venduta a buon mercato dai viaggiatori innamorati dell’esotico. È una terra che mostra due volti nello stesso istante: da una parte esercita attrazione, dall’altra alza un muro invisibile. Proprio qui sta il nervo di Lontano: la Sicilia è uno spazio che richiama lo straniero, lo avvince con la sua luce, con il mare, con il paesaggio agrigentino e con la densità primordiale della sua vita; ma, quando lo straniero prova a entrare davvero nel corpo vivo della comunità, scopre che quella soglia non si attraversa facilmente.

La novella del 1902 racconta l’arrivo a Porto Empedocle del marinaio norvegese Lars Cleen, sbarcato quasi morente da una nave infettata dal tifo. È una scena liminare: il forestiero giunge da lontano, malato, privo di difese, e viene depositato in un ambiente che gli appare radicalmente altro. L’approdo, che potrebbe sembrare salvezza, diventa presto una forma di prigionia esistenziale. Non è un dettaglio marginale. Pirandello sceglie un uomo del Nord, biondo, estraneo per lingua, abitudini e sensibilità, e lo colloca in una realtà meridionale antica, compatta, diffidente. Il contrasto è netto, quasi sperimentale: cosa accade quando una cultura guarda da vicino ciò che non riesce a comprendere?

Porto Empedocle come frontiera

Il luogo non è neutro. Porto Empedocle, allora legato a Girgenti, è un confine concreto fra mare aperto e terra chiusa, fra circolazione delle merci e immobilità delle strutture sociali. Il porto accoglie navi, zolfo, forestieri di passaggio; ma la comunità non è davvero cosmopolita. Il commercio passa, l’altro resta altro. Qui Pirandello mostra già una verità amara, che suona modernissima: il contatto con il mondo non produce automaticamente apertura mentale. Un porto può essere internazionale sul piano economico e tribale su quello umano. Bel paradosso, ma è così.

In Lontano il paesaggio greco-agrigentino, con il suo deposito di memoria e di civiltà, entra in tensione con la Porto Empedocle moderna e commerciale. Questa opposizione non è decorativa: serve a drammatizzare il rapporto tra tempo antico e presente, tra permanenza e mutamento, tra identità storica e spaesamento.

Lo sguardo di Lars e l’incomprensione di Venerina

La forza della novella sta nella reciprocità mancata. Lars guarda e resta incantato da cose che per Venerina sono elementari: il fico d’India, la luce, le presenze del paesaggio, la stranezza di un mondo che a lei appare banale perché vi è immersa da sempre. Lei, davanti allo stupore di lui, ride. Pirandello fa qualcosa di sottile: non presenta la donna siciliana come interprete dell’altro, ma come soggetto perfettamente incapace di coglierne la profondità. Il diverso, ai suoi occhi, è prima curiosità, poi strumento, infine fastidio.

Qui la Sicilia attrattiva si rovescia nella Sicilia escludente. Lars è sedotto dal luogo; Venerina è attratta solo dall’utilità di Lars. Lui cerca una nuova esistenza; lei cerca una sistemazione. Lui investe emotivamente nell’incontro; lei lo riduce a funzione pratica. La tragedia non nasce da un evento straordinario, ma da una diversa grammatica del vivere. Il forestiero crede di essere entrato in una vita nuova; in realtà è rimasto fermo sulla soglia.

Il matrimonio come falsa integrazione

Pirandello demolisce con precisione l’illusione che il matrimonio equivalga a integrazione. Lars sposa Venerina, ma non entra per questo nella comunità. Ottiene una forma esteriore di appartenenza, non il riconoscimento profondo. È una dinamica spietata: la relazione privata non corregge la distanza culturale, la rende soltanto più dolorosa. Quando Venerina ha ottenuto quello che voleva, il marito straniero perde centralità. La sua diversità, prima tollerata, torna visibile in tutta la sua irriducibilità.

In Lontano il matrimonio non è ponte, è maschera. Sotto la forma giuridica e familiare continua a vivere l’asimmetria. Lars non viene assorbito; viene domesticato solo in apparenza. La sua memoria, infatti, resta altrove: nella cassetta con lettere, ritratti, ricordi della patria, oggetto che Venerina guarda quasi con sospetto, come se il passato di lui fosse una colpa. In quella cassetta c’è la prova che lo straniero possiede un mondo interiore non riducibile al paese che l’ha accolto male.

Agrigento e il problema dell’alterità

Se si allarga lo sguardo oltre Lontano, si vede che Agrigento in Pirandello non è mai solo luogo natale: è un laboratorio di forme umane, un deposito di memoria, un osservatorio crudele della distanza tra individuo e ambiente. La radice agrigentina di Pirandello non è un vezzo biografico, ma un principio costruttivo della sua poetica. Diverse letture hanno sottolineato che il paesaggio di Girgenti e della fascia costiera verso Porto Empedocle funziona come sostrato profondo della sua immaginazione narrativa.

Il legame di Pirandello con Akragas, con il “Cavusu”, con la Valle dei Templi e con il mondo greco sedimentato lo si trova nel paesaggio agrigentino. Questo non va liquidato come semplice nostalgia classicheggiante. Significa piuttosto che, per Pirandello, Agrigento è uno spazio saturo di passato, e proprio per questo poco disponibile ad assorbire senza attrito l’elemento estraneo. Una terra così carica di identità non accoglie facilmente ciò che non sa nominare.

Lo straniero come specchio della Sicilia

Il  motivo dell’emigrazione nelle novelle pirandelliane lo si ritrova in una  osservazione acuta: Lontano mostra il rovescio dell’emigrazione italiana. Gli italiani sono stati per decenni il popolo che partiva, che subiva umiliazioni, che conosceva la durezza dell’altrove; eppure, nella novella, davanti a un immigrato approdato in Sicilia, la comunità riproduce ostilità, pregiudizio e crudeltà. In altre parole, Lars non è solo un personaggio: è uno specchio. E lo specchio, si sa, è oggetto antipatico; mostra la faccia senza cipria.

Questo spostamento interpretativo è decisivo, perché libera Lontano da una lettura meramente pittoresca. Non siamo davanti al semplice contrasto Nord/Sud, né a un bozzetto di costume marinaro. Pirandello mette in scena un meccanismo universale: la comunità si sente minacciata dalla differenza e reagisce irrigidendosi. Agrigento, Porto Empedocle, la Sicilia diventano così il luogo concreto di una legge più vasta. L’alterità affascina finché resta lontana; quando entra in casa, comincia la paura.

Tra mito europeo e verità pirandelliana

L’Ottocento e il primo Novecento avevano spesso rappresentato la Sicilia come terra del sole, dell’eros, della classicità superstite. Basta pensare alla lunga scia del viaggio colto, da Goethe in poi, fino a molte riscritture decadenti e novecentesche. Anche questo sfondo è utile per capire Lontano: Pirandello prende una terra già mitizzata dagli sguardi esterni e la restituisce nella sua concretezza urtante. Il fascino del paesaggio non sparisce, ma viene corretto dalla verità sociale. Non c’è paradiso mediterraneo senza durezza dei rapporti. Non c’è bellezza della luce senza ombra dell’esclusione.

Per questo la novella è ancora leggibile oggi con grande forza. Lars approda in Sicilia come un uomo salvato, ma resta interiormente naufrago. L’ambiente gli offre visioni, non appartenenza; lo cura fisicamente, ma non lo integra. La sua sorte mostra che il problema dello straniero, in Pirandello, non è semplicemente sociale: è ontologico. Lo straniero è colui che non trova misura comune con il mondo che lo circonda.

Elio Di Bella

Categoria: Agrigento Racconta, Cultura, In 5 MinutiTag: agrigento racconta, agrigento storia, girgenti, luigi pirandello

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