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Akragas contro Ducezio e Siracusa: Storia e Conflitti

14 Marzo 2026 //  by Elio Di Bella

La guerra tra Akragas, il re siculo Ducezio e Siracusa. L’assedio di Motyon e la battaglia sul fiume Imera.

L’Enigma di Motye e i Fanciulli Oranti di Kalamis

La complessa storia di Akragas della metà del V secolo a.C. è segnata da delicati intrecci militari e diplomatici. Le antiche testimonianze letterarie accennano a un conflitto sfociato nell’umiliazione di “Motye”, un insediamento che per lungo tempo la storiografia ha confuso con la potente colonia fenicia situata sull’isola di San Pantaleo, l’odierna Mozia.

Secondo la preziosa menzione del periegeta Pausania, per celebrare questo esito vittorioso, la fiorente polis agrigentina commissionò al celebre scultore Kalamis una raffinata statua bronzea di fanciulli oranti.

L’analisi numismatica odierna e lo studio delle dinamiche espansionistiche tendono tuttavia a ridisegnare i contorni reali di questa vicenda, legando la guerra e le emissioni monetali contrassegnate dalla dicitura “Motye” non alla roccaforte punica, bensì al vicino avamposto indigeno di Motyon, fulcro di ben più aspre contese.

L’Espansione Sicula e l’Ascesa al Potere di Ducezio

Mentre le poleis elleniche si contendevano l’egemonia commerciale e territoriale dell’isola, le antiche popolazioni autoctone dell’entroterra, da decenni represse e relegate ai margini della vita politica, trovarono un’occasione di riscatto e coesione.

Ducezio, abile condottiero ed esponente carismatico di una nobile famiglia sicula, riuscì in un’impresa inaudita per l’epoca: unificare le frammentate comunità indigene in una potente coalizione politico-militare, la syntèleia sicula.

Il suo progetto strategico mirava a contrastare radicalmente l’asservimento imposto dai dominatori greci e a riconquistare con le armi i territori originari, accentrando l’intero apparato decisionale saldamente nelle proprie mani.

L’Assedio di Motyon: Lo Scontro Inevitabile con Akragas

Dopo essersi assicurato il controllo della città di Etna attorno al 452 a.C., la morsa strategica del re siculo si rivolse minacciosamente verso occidente, violando le frontiere stabilite e penetrando in profondità nel vasto territorio controllato dallo stato agrigentino. L’obiettivo logistico primario della sua audace campagna divenne rapidamente la fortezza di Motyon.

Recenti e approfondite scoperte archeologiche permettono oggi di identificare questa cittadella militare con il sito ellenizzato di Vassallaggi, un’altura dominante situata nell’attuale territorio di San Cataldo. Questa postazione controllava importanti vie di penetrazione e rappresentava il limite orientale inespugnabile della chòra acragantina lungo la vallata del fiume Salso-Imera.

La Disfatta Greco-Siceliota e l’Inverno del 451 a.C.

La caduta del fondamentale avamposto di Motyon avrebbe inesorabilmente spalancato alle milizie di Ducezio le porte dell’intera Sicilia centrale.

Consapevoli del disastro imminente, gli agrigentini invocarono il tempestivo supporto militare dei potenti alleati siracusani, che non esitarono a inviare un esercito congiunto sotto il comando dello stratego Bolcone. L’imponente coalizione greco-siceliota fu tuttavia sorpresa dall’aggressività tattica della fanteria indigena. In uno scontro campale avvenuto nell’autunno del 451 a.C., le forze di Akragas e Siracusa patirono una gravissima e umiliante sconfitta, costringendo la guarnigione trincerata a Motyon ad arrendersi e a cedere la fortezza.

A Siracusa il generale Bolcone, accusato dal popolo di alto tradimento, pagò con la condanna a morte l’onta della ritirata.

La Riscossa Greca e la Caduta del Re Siculo

Con l’arrivo dei primi tepori primaverili, i tamburi di guerra tornarono prepotentemente a rullare. Gli agrigentini concentrarono tutte le loro truppe superstiti attorno a Motyon, fermamente decisi a espugnare l’avamposto perduto.

Nel medesimo frangente, i formidabili contingenti siracusani incrociarono le lance con l’esercito principale di Ducezio nella decisiva e celebre battaglia di Nomai.

Dopo lunghe ore di combattimento accanito e logorante, la superiore falange oplitica di Siracusa massacrò le schiere sicule, spegnendo definitivamente il sogno di una nazione autoctona indipendente. Quando Akragas riuscì finalmente a riprendere possesso di Motyon, le ostilità campali erano ormai concluse e la gloria suprema ricadde interamente su Siracusa, incrinando i vecchi equilibri tra alleati.

Il Tradimento di Siracusa e l’Esilio a Corinto

Ducezio, ritrovatosi con il proprio esercito dissolto e privato di ogni sostegno logistico, compì un gesto teatrale e di estrema disperazione: si insinuò in incognito a Siracusa, rifugiandosi come supplice inviolabile presso gli altari divini dell’agorà e ponendo la propria esistenza nelle mani del popolo siracusano.

Con l’immensa sorpresa dei vecchi commilitoni di Akragas, la boulè scelse sorprendentemente la via della clemenza, risparmiando il nemico per assegnargli arbitrariamente la lontana città di Corinto come esilio dorato.

Questa grave risoluzione unilaterale, presa senza alcuna consultazione istituzionale con la repubblica agrigentina, accese una profonda indignazione e innescò un incolmabile sentimento di tradimento tra la cittadinanza.

Il Ritorno di Ducezio e la Fondazione di Kalè Aktè

La tranquilla prigionia ellenica dell’ex sovrano siculo fu assai breve. Libero da stretta sorveglianza, egli fuggì clamorosamente per fare ritorno in Sicilia intorno al 446 a.C. (o 444 a.C. secondo altre fonti), giustificando l’azione sovversiva con il pretesto di un vincolante responso dettato dall’oracolo di Delfi.

Grazie al probabile appoggio mascherato della stessa Siracusa, Ducezio sbarcò sul fertile versante tirrenico dove fondò la fiorente colonia mista di Kalè Aktè, l’odierna Caronia. Per le massime cariche agrigentine, la ricomparsa del vecchio avversario in terra siciliana non rappresentò solo un intollerabile oltraggio, ma fornì la prova tangibile dell’ingerenza imperialistica siracusana orchestrata per ostacolare l’espansione territoriale di Akragas.

La Guerra del 446 a.C. sul Fiume Imera e l’Amara Pace

L’invidia, il sospetto e la furia a lungo represse divamparono incontrollate, trasformando un formale dissidio diplomatico in una brutale guerra fratricida tra Akragas e Siracusa.

Il conflitto armato spaccò a metà l’intera Sicilia greca, dividendola nettamente in due sfere d’influenza. Lo scontro armato risolutivo per le sorti dell’isola si consumò nel 446 a.C. sulle sabbiose sponde del fiume Imera.

Le spietate tattiche militari di Siracusa trionfarono rovinosamente sulle file rivali; il bilancio fu disastroso, con oltre mille valenti opliti agrigentini lasciati esanimi sul campo di battaglia.

Dinnanzi alla disfatta totale, Akragas fu costretta a chinare il capo e a inviare ambascerie di pace per fermare la carneficina, segnando un drammatico ridimensionamento delle proprie ambizioni egemoniche.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia SiciliaTag: agrigento storia, akragas, ducezio, mozia, sicilia

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