Il processo di espansione ellenica nel Mediterraneo occidentale (VIII-VII sec. a.C.)
1. Introduzione: contesto storiografico e obiettivi
Tra le isole del Mediterraneo, la Sicilia ha sempre occupato una posizione di eccezionale rilevanza per dimensioni, fertilità e importanza strategica. Come testimonia Tucidide nel sesto libro della Storia della guerra del Peloponneso, l’isola attirò progressivamente l’attenzione delle principali potenze commerciali del mondo antico, dai Fenici ai Greci (Tucidide, 6.1-5). Il presente saggio analizza il processo di colonizzazione greca della Sicilia nel periodo che precede la fondazione di Akragas (581/580 a.C.), esaminando le fasi che trasformarono l’isola in uno dei centri più vitali della civiltà ellenica.
L’analisi integra le fonti letterarie classiche, in particolare la testimonianza tucididea probabilmente derivata dall’opera perduta di Antioco di Siracusa, con i contributi dell’archeologia moderna, seguendo l’approccio metodologico delineato da Andreas Moraki e Dieter Mertens.
2. I precedenti fenici e le popolazioni indigene
Prima dell’arrivo dei Greci, la Sicilia era abitata da diverse popolazioni indigene. I Sicani, considerati autoctoni, occupavano le aree centrali e occidentali, mentre i Siculi, giunti dalla penisola italiana secondo Tucidide circa trecento anni prima della colonizzazione greca, si erano stabiliti nella parte orientale. Gli Elimi, di probabile origine anatolica e collegati dalla tradizione ai profughi troiani, risiedevano nell’estremità nord-occidentale.
I Fenici avevano riconosciuto precocemente l’importanza strategica dell’isola, stabilendo empori commerciali lungo le coste. Come osserva Tucidide, essi occuparono promontori e isolette adiacenti per facilitare gli scambi con le popolazioni indigene, senza tuttavia estendere il loro dominio verso l’interno (Tucidide, 6.2). L’arrivo dei Greci spinse i mercanti fenici a concentrarsi nelle posizioni occidentali di Mozia, Solunto e Panormo, consolidando un’alleanza strategica con gli Elimi che avrebbe caratterizzato i secoli successivi.
3. Le prime fondazioni greche: Naxos e Siracusa
I Greci volsero lo sguardo verso la Sicilia relativamente tardi nel processo di espansione coloniale. Solo dopo aver colonizzato le coste dell’Asia Minore e le rive del Mar Nero, essi si orientarono verso occidente. Naxos, fondata nel 734 a.C. dai Calcidesi dell’Eubea sotto la guida dell’oikistes Teocle, fu la prima apoikia greca in Sicilia. L’insediamento sorse sulla penisola di Capo Schisò, un’area già frequentata in epoca preistorica, come attestano i ritrovamenti delle culture di Thapsos e Cassibile. Un’iscrizione rinvenuta nel sito rivela che i primi coloni consideravano Apollo Archegetes come loro protettore, edificando un altare sacro presso cui i delegati alle feste siciliane sacrificavano prima di salpare.
L’anno successivo, nel 733 a.C., i Corinzi guidati da Archia fondarono Siracusa sull’isola di Ortigia, che la natura aveva dotato di uno dei porti più eccellenti del Mediterraneo. La tradizione riporta che Archia consultò l’Oracolo di Delfi, la cui sacerdotessa lo indirizzò verso questa terra promettendogli ricchezza (Strabone, 6.2.4). La colonia crebbe con straordinaria rapidità: già nel 648 a.C. il siracusano Ligdami vinse la prima gara di pancrazio alle Olimpiadi, attestando la precoce affermazione della città nel mondo greco. Siracusa avrebbe presto fondato sub-colonie come Acre (663 a.C.), Casmene (643 a.C.) e Camarina (598 a.C.).
4. L’espansione calcidese e megarese
Pochi anni dopo Naxos, la colonizzazione calcidese si estese con la fondazione di Leontinoi e Katane (729 a.C.), mentre sulla costa settentrionale sarebbe sorta Zancle, l’odierna Messina, che controllava lo stretto tra Sicilia e penisola italiana. Quasi contemporaneamente, i Megaresi fondarono Megara Iblea (728 a.C.) sulla costa orientale, a nord di Siracusa. Come evidenziato dagli scavi francesi diretti da Georges Vallet e François Villard, Megara Iblea offre testimonianze fondamentali per comprendere l’urbanistica coloniale arcaica, con un impianto regolare che anticipa gli sviluppi successivi.
Con queste fondazioni, quasi tutta la parte orientale dell’isola fu conquistata dai Greci nel giro di pochi decenni. Le colonie calcidesi mantennero stretti legami culturali e linguistici, distinguendosi dalle fondazioni doriche come Siracusa per dialetto e istituzioni.
5. La colonizzazione della costa meridionale: Gela e Selinunte
La parte meridionale della Sicilia, povera di buoni porti ma ricca di fertili campagne, non rimase a lungo non occupata. Furono coloni di Rodi e Creta che per primi navigarono attorno al promontorio Pachino e, attratti dall’eccellente fertilità della regione presso il fiume Gela, fondarono l’omonima città nel 688 a.C. sotto la guida di Antifemo ed Entimo. Come sottolineato dagli studi di De Miro e Fiorentini, i ritrovamenti ceramici del Geometrico Tardo e del Protocorinzio Antico confermano la cronologia tucididea.
Circa sessant’anni dopo, i Megaresi seguirono l’esempio dei Rodii: nel 628 a.C. coloni di Megara Iblea fondarono Selinunte presso la punta occidentale della Sicilia, creando l’avamposto più avanzato della civiltà greca verso il territorio cartaginese. La città del sedano (selinon in greco) rappresentava il limite estremo dell’espansione ellenica, a diretto contatto con le aree di influenza fenicio-punica.
6. Conclusioni: verso la fondazione di Akragas
Il processo di colonizzazione greca della Sicilia, sviluppatosi nell’arco di circa 150 anni (734-580 a.C.), trasformò radicalmente l’isola. Tra Selinunte e Gela, all’incirca nel mezzo della costa meridionale, rimaneva uno spazio strategico ancora da occupare. Fu proprio in questo contesto che nel 581/580 a.C. Gela fondò Akragas, ultima grande colonia della prima ondata coloniale. La nuova polis, guidata dagli oikistai Aristonoo e Pistilo, avrebbe completato l’occupazione greca della Sicilia meridionale, divenendo in breve tempo una delle città più prospere del Mediterraneo.
Le direzioni future della ricerca dovrebbero approfondire le relazioni tra coloni greci e popolazioni indigene, un tema che Simon Hornblower ha identificato come centrale. I recenti progetti archeologici a Naxos, condotti dall’Istituto Finlandese di Atene, aprono nuove prospettive sulla comprensione dell’urbanistica coloniale arcaica.
Cronologia delle fondazioni coloniali greche in Sicilia (734-580 a.C.)
| Data | Colonia | Madrepatria | Fondatori / Note |
| 734 a.C. | Naxos | Calcide (Eubea) | Teocle – Prima colonia greca |
| 733 a.C. | Siracusa | Corinto | Archia |
| 729 a.C. | Leontinoi | Naxos | Sub-colonia calcidese |
| 729 a.C. | Katane | Naxos | Sub-colonia calcidese |
| 728 a.C. | Megara Iblea | Megara | Megaresi |
| 688 a.C. | Gela | Rodi e Creta | Antifemo ed Entimo |
| 663 a.C. | Acre | Siracusa | Sub-colonia siracusana |
| 643 a.C. | Casmene | Siracusa | Sub-colonia siracusana |
| 628 a.C. | Selinunte | Megara Iblea | Avamposto occidentale |
| 598 a.C. | Camarina | Siracusa | Dascone e Menecolo |
| 581/580 a.C. | Akragas | Gela | Aristonoo e Pistilo |
Elio Di Bella


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