Leggiamo nel testo di Caruso Lanza, Osservazioni e note sulla topografìa agrigentina, Agrigento 1933 l’ipotesi di un sacrificio egiziano presso il fiume Akragas
- Allorquando il comm. Caratozzolo faceva ricercare per tutta la contrada S. Leone della pietra per fabbricare, un giorno trovandomi ivi, fui avvertito di un caso straordinario; accorsi subito sul luogo: e trovai che presso il sito in cui vennero di poi scoperti i magazzini sopra cennati, a una decina di metri distanti dal fiume, era stata scoverchiata, una tomba originale, che sembrava piuttosto una scatola. Era di forma quasi quadrata; composta di lastroni della solita pietra nostrale; lunga e larga circa un metro e venticinque, ed alta da cinquanta a sessanta centimetri; era compietamente piena di ossa, che appartenevano manifestatamente ad un bue; però mancava la testa, e qualsiasi particella delle ossa della testa. Presi le misure di quella strana tomba, che oggi dopo tanti anni posso riferire in modo approssimativo; scelsi quattro ossa, avendo cura di pigliare quelli che avrebbero meglio caratterizzato il bue, cosi per esempio l’osso del piede, in cui era attaccato l’ unghio; scrissi un breve prò memoria nei sensi che vengo a riferire; e li portai al Museo comunale di Agrigento. Però le mie osservazioni non furono prese in considerazione nè dall’autorità Municipale nè dal personale addetto al Museo Archeologico di Agrigento.
- Secondo me, quella tomba dimostrava chiaramente la presenza di una colonia egiziana nello Emporio Agrigentino. Questo è stato creduto, a cagione di quel concetto generale tramandatoci da Diodoro, relativamente alle relazioni commerciali, che passavano fra l’antica Agrigento e tutte le coste dell’Africa, ed anche a causa di due canopi egiziani rinvenuti nelle nostre contrade, i quali si trovano conservati al Museo di Agrigento. Tale rinvenimento non costituisce una prova sicura del fatto per la ragione che quei canopi si potrebbero supporre portati dall’Egitto in Agrigento come oggetti di curiosità. Invece la testimonianza di un sacrificio egiziano presso il nostro fiume importa necessariamente la presenza degli Egiziani, che lo compirono.
A giustificare la mia opinione, riporto alcuni brani del secondo libro delle Storie di Erodoto, tradotto dal Becelli, in cui viene descritto il modo, onde gli Egiziani facevano i loro sacrifici alla divinità.
« Ora il rito del sacrifìcio si è questo; conducono l’animale di già marcato (dichiarato immondo) all’altare dove «deve immolarsi e accendono la pira; di poi sopra l’ara e «sopra dell’ostia libato il vino e invocata la deità, lo uccidono; quindi gli tagliano il capo e scorticano il restante « del corpo, ed avendo fatto alla testa della vittima molte «imprecazioni…. imperò alla prefata testa fanno tale imprecazione: che se alcun male o ad essi sacrificatori o a « tutto l’Egitto è per avvenire, tutto sopra il capo della vittima cada : E quinci è che niuno Egizio del capo di niuno «animale non cibasi . ..
«Dopo che hanno digiunato e il bue del cuoio svestito, « facendo preghiere, gli cavano tutto ciò che è nel ventre e « lascianvi le viscere ed il grasso; quindi le giunture tagliano e l’estremo lombo e le spalle ed il collo. Ciò fatto, « il resto del corpo di puri pani circondano e di mele e di « uva passa e di fichi e d’incenso e mirra ed altri odori. « Empiutolo di queste cose radunate, lo abbruciano spar- « gendovi molto olio sopra; ma prima del sacrificio digiunano, e mentre il sacrifìcio arde, tutti si battono e bailattisi convenientemente, imbandiscono dei rimasugli del «sacrifìcio le vivande. Adunque tutti li buoi maschi e vitelli puri in Egitto sacrificano, le femmine non già essendo « ad Iside consacrate.
« Li buoi che morti sono così sepelliscono. Le femmine «gettano nel fiume, ed i maschi ciascuno nei borghi ven- « gono sotterrati……. ». E dopo un certo tempo le ossa
«………se le recano, e tutti in uno stesso luogo le seppelliscono» nell’isola Prosopitide.
Ecco adunque perchè fra le ossa del bue chiuse in quella tomba non si trevo la testa, la quale fu certamente buttata nel fiume, dopo avere ricevuta ogni sorta di imprecazioni e di maledizioni. La carne fu mangiata dai sacrificatori, e seppellite le sole ossa; per cui la tomba era di piccole proporzioni e non confacente alla sepoltura di un bue intero, e le ossa erano state raccolte e depositate là dentro. Così alle ossa dell’animale sacro fu data onorevole sepoltura. Dalla citlà di Ataberche nell’isola di Prosopitide partivano ogni anno navi destinate a raccogliere per tutto l’Egitto le ossa dei buoi stati immolati; in Agrigento, non arrivando a tal uopo veruna nave egiziana, quelle da me viste rimasero così conservate sino allora.
- E prima di chiudere questo capitolo osservo che ho parlato di ripostigli di monete trovate, di oggetti antichi, ancora esistenti, di manomissioni di antiche fabbriche; di tutto questo e di quanto riguarda le cose di Agrigento la SovraIntendenza degli scavi di Palermo mai si è occupata; se di recente abbiamo ottenuto qualcosa di buono lo dobbiamo alle insistenze ed ai sussidi pecuniari del benemerito Comm. A. Hardicastle.”
Contesto e segnalazione originale
Nel testo di Caruso Lanza emerge la narrazione – risalente all’ante 1931 – di un ritrovamento effettuato a San Leone, alla foce dell’antico fiume Akragas, quando fu aperta una sorta di “tomba-scatola” contenente ossa di bue, prive di crani e viscere. Secondo l’autore, si tratterebbe di un sacrificio rituale egiziano, legato ai culti bovini descritti da Erodoto.
Analisi delle fonti antiche e osservazioni archeologiche
Il riferimento a Erodoto (Historíai, II) è corretto: egli descrive rituali di sacrifici animali in Egitto, in particolare la pratica di scuoiamento, selezione di ossa e sepoltura rituale delle carcasse. Tali pratiche tuttavia erano tipiche delle cerimonie funerarie egizie, in particolare dei culti di Iside, Osiride o delle divinità solari.
A livello archeologico, ad Agrigento e San Leone esistono tracce di influenze orientali, come canopi egiziani rinvenuti nel Museo Agrigentino; tuttavia, non è documentata alcuna colonia egiziana stabile. I ritrovamenti – monete, magazzini, strutture portuali – attestano un vivace emporio greco con contatti mediterranei, ma non prove di presenza etnica egiziana.
Interpretazione critica del sacrificio
- Ipotesi di scambio culturale: il ritrovamento di ossa bovine rituali potrebbe indicare la diffusione di pratiche religiose o scambiste, ma non necessariamente la presenza di “coloni egiziani”.
- Presenza di sacerdoti o viaggiatori orientali: è plausibile l’arrivo occasionale di sacerdoti venuti da terre africane, come mercanti o membri di culti misterici.
- Contesti greci locali: i Greci agrigentini praticavano sacrifici bovini, con depositi ossei rituali; la testa tagliata e utilizzata diversamente forse rappresenta una convergenza rituale piuttosto che un importazione culturale specifica.
Criticità da un punto di vista scientifico
- Campionamento limitato: il ritrovamento di una sola sepoltura non permette di affermare una presenza stabile né rituali sistematici.
- Caratterizzazione osteologica: manca l’analisi comparativa del bue — la sola identificazione a occhio non è diagnostica di un rito religioso.
- Contesto stratigrafico: non ci sono dati sulle datazioni radiometriche o contesti associati (materiali litici, ceramici) che possano indicare un legame cronologico diretto con culti egiziani.
- Cultura materiale mancante: mancano oggetti tipici egizi (statuette, iscrizioni, ceramiche) associati a questo “rito”.
Conclusioni
| Aspetto | Considerazione |
|---|---|
| Pro | – Correttezza del richiamo a Erodoto; – Trovamenti orientali (canopi) testimoniano contatti. |
| Contro | – Nessuna evidenza di presenza fisica egiziana stabile; – Unico deposito isolato, senza contesto archeologico chiaro. |
Potrebbe trattarsi di un singolo atto rituale eseguito da stranieri itineranti, o di una variante locale su tradizioni bovine mediterranee. Porsi come prova di un emporio “coloniale” egiziano appare eccessivo.
Elio Di Bella


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