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fiume akragas

San Leone, il Porto Antico e l’Emporio di Agrigento: Un Viaggio tra Storia e Archeologia”

26 Aprile 2024 //  by Elio Di Bella

Un’analisi dettagliata del porto antico e dell’Emporio di Agrigento. Scopri reperti archeologici, testimonianze storiche e l’importanza economica di questi siti nell’antichità

Storia e Memorie Personali dell’Emporio di Agrigento

1.     Nel parlare del porto e dell’emporio degli Agrigentini sento il bisogno di dire non solamente le cose, che tutti sanno o possono riscontrare, ma di aggiungere le notizie e le osservazioni mie personali;

e per accreditare meglio le mie parole dirò che la contrada di S. Leone, dove fu l’emporio, appartenne tutta alla mia famiglia;

io la ho frequentato sin dalla prima fanciullezza; ed oggi avanzato negli anni, posso far tesoro di ricordi remoti, i quali potranno essere utili.

Geografia e Accessibilità del Porto Antico di Agrigento

Chiunque guardi la spiaggia del mare da un punto elevato, e meglio ancora dalle mura meridionali dell’antica città, si formerà spontaneamente la convinzione, che il porto doveva giacere là giù, sulla spiaggia di S. Leone:

è il punto più vicino; il terreno intermedio è perfettamente piano, tranne un piccolo tratto acclive vicino le mura; e la Porta di Mare o Porta Aurea, era ed è tutt’ora l’uscita più comoda per recarsi dalla tenuta Civita al mare.

Per contro, chi vuole arrivare alla riva, a destra o a sinistra della contrada S. Leone, dovrà percorrere una via molto più lunga, più difficile e faticosa,

e ciò per la natura del terreno, ed altresì perchè deve superare la salita della Maddalusa dall’una parte,

o del Cannatello dall’altra; ed in fine arrivato ih quelle località verrà a trovarsi sopra altipiani distanti circa un chilometro dal lido e per giunta separati da dune e sabbie, che sembrano dei piccoli deserti.

Nessuno per tanto crederà che gli Agrigentini, pur avendo un luogo vicino per il loro porto, ne abbiano voluto scegliere uno lontano e malagevole,

e possedendo un locale piano e comodo per il loro emporio abbiano preferito un piccolo deserto, il solo Schubring ha sostenuto tale paradosso perché tratto in errore dal testo di Polibio e dai calcoli aritmetici (nota 1).

Testimonianze Archeologiche del Porto di S. Leone

  Il porto era in quella insenatura naturale sottostante alla chiesuola campestre di S. Leone, da centocinquanta metri circa a sinistra dalla foce del fiume, e che allora dovevano essere tre o quattrocento metri, come appresso dirò;

e va sin oltre la casina Lo Sardo, per una lunghezza totale di sette od ottocento metri: i Greci solevano appunto utilizzare pei loro porti quei seni naturali.

Fazello, quattrocento anni fa, vide dei saxa quadrata infissi sulla spiaggia a fare testimonianza del sito in cui era il porto;

lo Schubring

lo Schubring li cercò un miglio e più lontano, sotto la villa dei Padri Filippini, e naturalmente non li potè trovare, mentre essi esistono ancora, sebbene ridotti ai minimi termini per l’attrito di altri quattro secoli.

Si trovano precisamente a Sud della chiesuola di S. Leone, e nell’autunno del 1922 ho potuto contarne 15 di quei sassi squadrati, parte ancora dentro terra ed altri in continuazione dentro il mare.

Avverto che parecchi dei medesimi si osservano quasi sempre; si comprende però che il mare ora li copre con uno strato di ghiaia e arena,

ora li discopre, sicché per controllare la mia affermazione ed anzi per esaminarli meglio si dovrebbe spazzare quel luogo;

aggiungo che nei momenti di calma e di bassa marea altri di quei sassi squadrati emergono dalla acque sulla stessa linea

Verso l’estremità orientale del porto, in direzione quasi della casina Pancacci, esistono due blocchi di materiale artificiale, che sembrano due scogli;

però la natura ed il colore dei medesimi non hanno nulla di simile con tutti gli altri sassi e scogli della contrada.

Picone

Somiglianti al colore dell’argilla, in qualche punto spongiosi, con qualche ciottolo attaccato.

Anche il Picone li ha giudicato materiale artefatto:

« Egli è facile scorgere una linea di massi riquadrati la quale parte dal lido che ne interra una porzione, e volge verso S. 0. A grande distanza all’E. del lido

si scorge una linea parallela di avanzi di fabbrica mista di pietra rotta e malta idraulica. La prima linea S. 0. formava argine alla corrente del fiume Acragas, la seconda a quella del fiume detto di Naro».

 Il Picone pubblicava le sue Memorie nel 1866; allora le cose erano certamente più riconoscibili; certo è che anch’egli credette quegli scogli formati di ciottoli e malta idraulica.

A tale notizia aggiungo, che anche nel mezzo della insenatura, tra la palazzina Caratozzolo e quella Lo Sardo altri piccoli scogli della stessa natura si osservano vicino alla spiaggia,

che dànno l’impressione dovessero formare delle banchine.

Strutture Artificiali nel Porto Antico: Indagini e Scoperte

Un tempo i due scogli presso la casina Pancucci erano abbastanza addentro dalla spiaggia, ora specialmente il primo tocca la terra;

prima avevano il volume di parecchi metri cubi, ed oggi sono ridotti a minimi termini, ed il primo fra non guari scomparirà del tutto.

Io non sono un geologo e perciò posso ingannarmi; ma se la impressione del Picone prima e mia dopo non sarà dichiarata fallace,

avremo la prova di un fatto eccezionale, che gli Agrigentini, cioè, avrebbero creato al loro porto dei ripari artificiali, cosa che

— almeno io — non conosco sia stata praticata altrove dagli Elleni, ed altresì che gli Agrigentini possedevano una calce idraulica meravigliosamente resistente.

Il Fondo Marino e le Sue Caratteristiche Geografiche

3.     L’insenatura in parola oggi ha un discreto fondo dal lato di occidente, e l’acqua vi si mantiene relativamente calma, mentre dal lato opposto il fondo del mare è coperto di massi più o meno grossi.

Tale differenza dipende da un fenomeno naturale: il vento ostinatamente dominante nella nostra costa è quello di ponente e libeccio;

zefiro in està, acquilone d’inverno, e che ci porta le piogge e le tempeste: i sassi trasportati dalle piene del fiume vengono spinti poi sulla spiaggia sinistra dalla corrente marina, ed è perciò che a destra dell’Acragas

– sembra un unico tappeto di arena, ed a sinistra vi sono sassi come piccoli scogli.

Certamente all’epoca in cui gli Agrigentini avevano colà il loro porto, meglio riparato, non ci si trovavano tutti quelli che le piene dì parecchi millenni hanno ammassato, e probabilmente anche i cittadini ne tenevano allora il fondo più sgombro.

Di fronte al porto era l’Emporio

4.     Di fronte al porto era l’Emporio situato egualmente perciò sulla riva sinistra del fiume e con sicurezza nelle terre Caratozzolo, e degli eredi Caruso, dalle vicinanze della chiesa di S. Leone sino al fondo Biggio.

Non posso affermare né negare se abbia pure occupato queste altre terre, o meno, perché non ho assistito ad alcuno scavo fatto in esse, e quindi non ho avuto occasione di formarmi una convinzione in proposito.

Quanto alle terre più vicine ai fiumi posti a Nord – Ovest della chiesa dirò qualche cosa appresso.

Alcuni argomenti di indole generica possono indurre in noi la convinzione che l’Emporio dovesse giacere colà: vi si riscontra una grande quantità di cocci di argilla sparsi per tutta la superficie del terreno;

sono rottami di vasi e di tegole, prevalentemente della epoca greca e araba, cioè di quei tempi in cui l’agricoltura e le industrie siciliane trovavano largo sfogo nel commercio e perciò la contrada era maggiormente abitata.

I vari oggetti antichi rinvenutivi fanno uguale testimonianza intorno al sito del nostro Emporio. Molte monete venivano ivi raccolte ogni anno, parecchie furono regalate a me; tra esse le meglio conservate fanno parte della mia collezione: sono monete agrigentine arcaiche, delle domi-nazioni bizantina ed araba.

Un ripostiglio di oltre un migliaio di monete arabe

Un ripostiglio di oltre un migliaio di monete arabe fu rinvenuto anni fa nelle terre dei sigg. Riggio, e furono illustrate dal dotto Arabista Mons. Bartolomeo Lagumina, Vescovo di Agrigento.

Un altro ripostiglio di 116 monete d’oro bizantine fu rinvenuto nell’aia comune Caruso – Caratozzolo, come dirò appresso.

Nelle terre Picone – Caruso, oggi dei nipoti Galifi furono trovati due tamburi di colonna, un frammento importante, che conservo nella mia casina; un piede di leone in marmo, due o tre volte più grande del vero.

Ai tempi di mio nonno fu tirato fuori un mulino a ma-no, di quelli che venivano manovrati dalle schiave, che si trova tuttora intatto nel giardinetto attaccato alla casina oggi appartenente agli eredi di Giovanni Caruso.

Due frantoi o macinini per quei mulini oggi fanno le funzioni di capitelli sopra due pilastri attigui alla palazzina del Comm. Alfonso Caratozzolo presso la spiaggia.

Nella mia terra di recente sono stati trovati un vasetto, una lucerna, un follsa di Giustiniano, il manico di un vaso di bronzo, e il frammento di una colonnetta in calcare bianco che imita il marmo;

è interessantissimo in quanto prelude a quelle elegantissime colonnette delle finestre bifide, che si riscontrano più tardi nei fabbricati normanni.

Questi ed altri oggetti di cui appresso farò menzione, pare a me, dimostrino che quella contrada dovette essere abitata e frequentata dalla origine della città,

dai tempi in cui Agrigento coniava le sue monete arcaiche, fino ai tempi della dominazione bizantina, e di quella degli Arabi.

prove specifiche:

5.     Vengo alle prove specifiche:

Le terre che confinano con quelle dei sigg. Riggio appartenevano ad un fratello di mio padre, il quale cinquanta o sessanta anni fa,

volendo piantare a vigne la parte confinante con la spiaggia vi incontrava una fila di avanzi di fabbricati antichi,

e con la pietra che ne estraeva, fece costruire quel corpo di case appartenente oggi ai figli di un suo figlio nel luogo in cui non era altro che un solo magazzino, addetto all’ abitazione dei porci, detto perciò la porcheria.

Quel fabbricato adunque trae la sua origine dalle basi di opere antiche da me viste scoperchiare e distruggere.

Sino a venti o venticinque anni fa, esisteva nelle terre dei fratelli Caratozzolo, circa una cinquantina di passi ad oriente della chiesa, un antico fabbricato diruto,

la cui origine romana, o per lo meno d’adattamento dei tempi romani, era chiaramente indicata dalla sua volta a semi-cerchio;

gli avanzi erano ancora tali, che una famiglia numerosa di pescatori vi faceva la sua abituale dimora.

In quel tempo il Comm. Alfonso Caratozzolo la fece demolire per impiegare la pietra nella costruzione della sua palazzina prospiciente a mare.

Allo stesso scopo fece manomettere una fila di fabbriche antiche, le quali affioravano nelle terre dei suoi fratelli.

Reperti Archeologici e Monetali dell’Emporio

Erano poste in linea retta dall’abitazione dei pescatori sino al confine degli eredi Caruso. Era una sequela di fabbricati importanti, e basterà dire che le fondamenta erano composte di lastroni di pietra squadrata di oltre due metri,

si che i maestri per poterli tirar fuori erano costretti a tagliarli sul posto. In fondo ad uno di quei magazzini, e precisamente fra la casina mia e quella dei fratelli Caratozzolo, ed il mare, ho visto ancora l’orzo, statovi depositato, che pareva carbonizzato.

Nella medesima occasione fu pure manomessa l’aia comune fra gli eredi Caruso ed i fratelli Caratozzolo

e ne venne fuori un fusto di colonna di cattivo calcare oscuro, rotto e sfaldato, ed il ripostiglio di 116 monete d’oro, bizantine,

le quali subito furono portate a Palermo. La cosa divenne di ragion pubblica, ma nessuna Autorità si è curata di queste cose dei tempi antichi,

come nessuna nel febbraio 1921, in cui furono rubate al Museo di Agrigento circa 2600 monete ed altri oggetti preziosi, indagò e venne a capo di nulla.

Impatto delle Scelte Urbane Antiche sull’Emporio Moderno

6.     Dalle cose esposte si rileva chiaramente che l’Emporio degli Agrigentini sorgeva nelle terre di S. Leone.

Non sono al caso di stabilirne tutta la estensione, perché queste cose si possono constatare mediante scavi eseguiti per tutta la contrada.

Quello che posso assicurare, perché visto con gli occhi miei, è che il sobborgo si estendeva dalla chiesuola di S. Leone sino al confine Riggio, per circa ottocento o mille metri di lunghezza almeno; il caseggiato si trovava alla distanza media di cinquanta, sessanta metri dall’attuale spiaggia.

Quanto alla larghezza che avrebbe avuto quel villaggio, affermo che non mi è riuscito formar-mene un concetto per la ragione che l’Emporio dovette seguire le sorti della città:

essere più esteso nei tempi greci, bizantini ed arabi allorquando cioè veniva esercitato il commercio marittimo, e meno esteso nei tempi romani e delle invasioni barbariche.

Di fatti nelle mie terre si son trovati sarcofaghi greci accanto a fabbricati arabi.

Vi si trova pure una sorgente d’acqua, che porta ancora il nome di senia (parola araba) e la vasca relativa costruita con grandi lastroni di pietra tolti certamente dalle fabbriche greche circostanti,

imperocché per il raggio di più di 60 70 metri non s’incontra alcun vestigio di fabbriche antiche.

Tutto sommato però, non credo che il sobborgo Emporio della città abbia avuto notevole estensione.

La Trasformazione del Paesaggio e delle Strutture nel Tempo

7.     Mi resta a parlare di quell’ultimo pezzo di terra che si stende dal pogginolo su cui siede la casina Picone, sino al mare, e tra lo stradale e l’ultimo tratto del fiume, quello che viene denominato il piano della foce.

Nell’està del 920 furono eseguiti alcuni scavi a poca distanza dalla riva del fiume e vennero alla luce le fonda- menta di quattro o cinque magazzini, alcuni dei quali se-parati fra loro da una stradella acciottolata.

Il sito in cui giacciono quelle fondamenta dice chiaramente trattarsi di magazzini per il carico e lo scarico delle merci, probabilmente anzi in quel punto le barche venivano tirate al secco.

Una cosa salta subito agli occhi dell’osservatore: la giacitura dei medesimi; essi non seguono la linea normale del fiume, volgono un poco verso Nord – Ovest: tale circostanza lascia capire che nei tempi antichi il fiume terminava

con una curva pronunziata mettendo foce, a duecento metri e forse più ad Ovest dell’attuale punto di sbocco; perciò come diceva sopra,

la distanza fra il porto e la foce veniva ad essere maggiore di quella che è oggi, e per lo stesso motivo il porto doveva essere meno soggetto agli ingombri residuati dal fiume.

una piccola senia

Quegli scavi misero pure in luce una piccola senia, due o trecento metri a Nord dei magazzini sopra cennati, ed in mezzo al terriccio estratto dal pozzo,

ed in quello attorno allo stesso, si trovò una grande quantità di brocche rotte in minuti frantumi.

In una visita fattavi dal Sovra-intendente degli scavi insieme a me e ad altri componenti la Commissione Provinciale dei monumenti si potè constatare che la sagoma di quelle brocche,

ed in ispecie la bocca e le anse, rappresentava la forma intermedia tra l’anforeus greco e la quartara di Agrigento;

e giudicate perciò come la senia ed i magazzini dell’epoca araba: la quantità di quei rottami ci dimostrava che la sorgente doveva essere molto frequentata.

In prossimità dei magazzini furono scoperte inoltre delle ossa umane ammonticchiate in prossimità di qualche blocco di pietra squadrata, rimasta ancora sul posto.

Tombe

Tale circostanza faceva comprendere che ivi erano state delle tombe; la pietra era stata portata via, ed i miseri resti umani ammonticchiati e lasciati in sito.

In fine molti anni fa, un enorme sarcofago fu tirato fuori da quelle terre, e propriamente nelle vicinanze della chiesa di S. Leone;

era greco, come spesso se ne trovano; formato da unico blocco di pietra arenaria, scavato nell’interno; ed il coverchio era formato da unico lastrone di pietra.

Quell’oggetto funebre rimase esposto alla curiosità dei passanti per parecchio tempo: circa un paio di anni, finché il Comm. Caratozzolo, visto che non lo cercava nè vedeva nessuno, lo fece tagliare in quattro, ottenendo quattro sedili di unico pezzo, due anzi con la spalliera, collocandoli sulla spiaggia presso la sua casina per comodità propria e dei passanti.

Noto che nei pressi del luogo, dal quale tu estratto quel sarcofago, sulla linea dello stradale, vicino alla chiesa, si osservano delle fabbriche antiche.

Il Ruolo del Porto e dell’Emporio nell’Economia di Agrigento Antica

8.     Mi resterebbe a parlare di una curiosa scoperta fatta da me in queste terre, ma siccome essa mi porterebbe un po’ lontano dall’argomento, credo opportuno di parlarne in modo diffuso nel capitolo seguente; e per ora conchiudo:

L’Emporio degli Agrigentini dall’epoca greca fu senza dubbio in quella striscia di terreno che dalla chiesa di S. Leone va sino alla terra Riggio:

non ho veruna prova che abbia occupato le terre fra lo stradale ed il fiume, o come lo chiamano il piano delle foce; anzi il sarcofago tirato fuori dalle medesime e le ossa

viste da me mi fanno inclinare a credere che la borgata non si estendesse fin là perchè dove dormivano i morti, i Greci non abitavano.

Ma gli scavi del 920 misero alla luce alcuni magazzini. Quelle fondamenta di un fabbricato non furono tali da fornirci argomenti sicuri per qualificarle di un epoca più tosto che di un’altra;

però il fatto di trovarsi vicini ad una senia, a tre o quattrocento metri dalla grande senia esistente nelle mie terre ed il fatto di tutte quelle brocche rotte ivi rinvenute,

mi hanno indotto a credere che quei magazzini furono costruiti dagli Arabi:

(i Greci avrebbero avuto scrupoli ad abitare presso i loro morti), mentre essi poterono senza difficoltà alcuna fabbricarsi i loro magazzini là dove mille anni prima era stata una necropoli, ed anzi disfarne i monumenti ed utilizzarne la pietra.

Nota

1) Fazello dice: Intus autem ad p.quingentos supra mille imminet Acragas.,. Vasta quondam urbi, ed effettivamente è cosi: dall’unica uscita propria che si riscontra nelle mura meridionali della citta, la porta Aurea sino all’emporio ed al mare vi è la distanza di un miglio e mezzo o giù di lì.

Nel testo di Polibio intanto si legge che era di diciotto stadi; pari a due miglia e un quarto, quasi due miglia e mezzo e lo Schubring,

senza sospettare possibile un’alterazione del testo, inciampa in errori gravissimi nel volere trovare il porto e l’emporio degli Agrigentini.

Polibio dice

Polibio dice la città a diciotto stadi dal mare; ed egli pigliando come punto di partenza la spiaggia arriva, non alla porta o alle mura della città, ma al suo centro

Questo criterio non mi sembra punto esatto, in quanto che nessuno ha detto mai, per esempio, che Napoli si trovi a due chilometri dal mare, solo perché abbia la sua parte centrale a quella distanza.

E neanche quello spostamento poté bastare per arrivare ai 18 stadi di Polibio, e fu costretto a spostare il punto di partenza assegnando al porto e all’emporio la spiaggia a destra del fiume,

sotto l’ex villa dei padri Filippini, oggi proprietà Velia, ed esclama con soddisfazione:

«… le parole di Polibio si riferiscono naturalmente al Porto… e cosi ci è dato di stabilire la posizione dell’emporio con matematica certezza… ».

E questa volta é stata la matematica che lo ha tratto in inganno, imperocché il porto è l’emporio giacevano sulla riva sinistra del fiume, come dimostro col presente capitolo.

Ma lo Schubring

  • Ma lo Schubring non si è preoccupato delle difficoltà del terreno e della lontananza della città; non é andato a cercare fra quelle sabbie per vedere se qualche avanzo di fabbriche poteva dare un addentellato alla sua opinione, NO,
  • tutto questo non ha importanza, ipse dixit dal porto alla città 18 stadi era la distanza; i 18 stadi lo portano fin là; dunque il porto e l’emporio dovevano trovarsi colà.

   Queste sono le conseguenze della topografia fatta a tavolino e sulle carte geografiche.

fonte: Michele Caruso Lanza, Osservazioni e note sulla Topografia Agrigentina, Agrigento, 1931

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento, akragas

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