Sono le persone che incontri a rendere più o meno interessante un viaggio. Al di là delle bellezze che il territorio può offrirti, della bontà di quanto ti viene servito a tavola, della vista che la camera in cui soggiorni può offrirti.
L’umanità, la più varia, che incroci lungo il tuo cammino, rende più o meno suggestiva la vacanza. E in Sicilia di persone che fanno la differenza ne trovi ad ogni angolo.
Come nel caso di Lillo, custode del castello chiaramontano di Naro, disposto a rinunciare alla breve pausa pranzo pur di mostrare i tesori del suo paese nell’agrigentino.
O Tony, ristoratore del trapanese che in una serata in cui i tavoli del suo locale sono tutti pieni, si trattiene a lungo con i suoi ospiti per spiegare le bellezze che il mare ancora nasconde (ne riferiamo nel pezzo a fianco).
Visi che sorridono, mani che si stringono e che scolpiscono nel cuore le emozioni del soggiorno. È grazie a queste persone che si scoprono bellezze nascoste ai più, che si capisce l’anima di un’isola come la Sicilia.
L’agrigentino ad esempio.
Non è solo la Valle dei templi, con sullo sfondo la città fatta di palazzi altissimi e condomini come torri di una fortezza decadente.
È il candore della Scala dei turchi che si getta nel blu del mare, cui fanno da contraltare le ciminiere dell’Enel di Porto Empedocle; è l’acqua cristallina della riserva di Torre Salsa, e il viadotto interrotto per una strada che porta nel nulla a Siculiana.
E poi dicevamo di Naro.
Paesino dal passato ricco, che fu pure sede di università e con tanto di zecca che batteva moneta. Il castello è alla sommità del colle che domina le belle e verdi campagne, stranamente ricche di acqua. Una fortezza chiaramontana che fu trasformato nel corso dei secoli in prigione, con i detenuti che lasciarono graffiati sui muri, le loro preghiere, i loro desideri, i loro ricordi, incuranti degli antichi decori medievali.
E poi ancora, il duomo normanno ormai lasciato andare, che mostra il suo scheletro di pietra fiero e incurante del passare dei millenni. O i palazzi e le chiese di un barocco sfacciato, segnato però dal tempo e dalle intemperie.
Un paesino accogliente Naro, in cui gli abitanti che incroci lungo le stradine impervie sono pronti a regalarti un’arancia o una manciata di mandorle.
La Valle dei templi non ha certo bisogno di sponsorizzazioni.
Ma la visita va affiancata a quella del Museo archeologico nazionale, poco distante, ricco di vasi, statuette e in cui si può ammirare il Telamone del Tempio di Giove, ritto nella sua fiera maestosità e imponenza e non steso a terra come quello nella Valle.
Altri tesori si possono trovare a Sciacca, signorile città dall’impianto medievale che porta ben visibile l’impronta lasciata dai normanni nei suoi splendidi palazzi.
Merita la visita il «castello incantato», regno di Filippo Bentivegna, contadino ma anche e soprattutto artista che scolpì nelle pietre del suo podere migliaia di volti, ovvero coloro che riteneva essere i sudditi immaginari che riempivano la sua reale solitudine.
Daniela Zorat FONTE www.giornaledibrescia.it


Le origini dell’Hotel des Temples di Agrigento