Viaggio nella storia di Sciacca attraverso la secolare lotta tra i Luna e i Perollo: amori contesi, potere e vendette nella Sicilia del Rinascimento.
Una delle pagine più turbolente della storia di Scacca della Sicilia: la secolare faida tra le nobili casate dei Luna e dei Perollo, passata ai posteri come il “Caso di Sciacca“. Attraverso un’analisi che unisce il rigore della ricerca storica alla narrazione appassionata, ricostruiamo un conflitto che non fu solo una disputa familiare, ma uno scontro di potere che coinvolse la monarchia e l’intero assetto sociale dell’isola.
Le radici dell’odio a Sciacca: un amore conteso
Il conflitto affonda le sue radici in un torto sentimentale e dinastico avvenuto alla fine del XIV secolo. Tutto ebbe inizio quando il conte Artale de Luna, nobile di origine spagnola giunto in Sicilia al seguito di Re Martino, si invaghì di Margherita Peralta, erede di una delle famiglie più influenti della città di Sciacca. Nonostante la giovane fosse legata da una promessa non ufficiale a Giovanni Perollo, di discendenza francese, il sovrano impose il matrimonio con il Luna per consolidare i propri interessi politici. Questo sopruso regio scatenò un rancore insanabile che, per generazioni, avrebbe trasformato la città in un campo di battaglia.
Il primo caso: sangue tra i vicoli e vendette reali
Nel 1455, la tensione accumulata esplose durante una solenne processione religiosa. Pietro Perollo, accecato dal desiderio di vendicare gli affronti subiti dal padre, tese un agguato ad Antonio de Luna proprio davanti al proprio palazzo. Nonostante i numerosi colpi ricevuti, il Luna sopravvisse miracolosamente, ma l’evento scatenò una spirale di violenza senza precedenti. Re Alfonso d’Aragona fu costretto a intervenire con estrema durezza, confiscando i beni di entrambe le fazioni ed esiliando i capifamiglia per ristabilire l’ordine in una Sciacca devastata da oltre cento morti.
Potere e grano: il controllo del territorio
Oltre alle questioni d’onore, il secondo atto del conflitto, scoppiato nel 1529, fu alimentato da ragioni economiche e amministrative. Giacomo Perollo deteneva l’importante carica di regio portolano, una posizione che gli conferiva il potere assoluto sulla gestione delle esportazioni granarie dal caricatore locale. Questo monopolio attirò l’ostilità di gran parte dell’aristocrazia agraria, che vedeva nei Perollo un ostacolo ai propri profitti. Sigismondo de Luna, all’epoca figura di spicco della nobiltà siciliana, cavalcò questo malcontento per sferrare l’attacco decisivo alla fazione rivale.
L’assedio finale e il tragico destino dei vinti
La violenza raggiunse il suo apice nel luglio del 1529, quando le truppe del conte Luna assaltarono il castello dei Perollo a Sciacca. Fu un massacro sistematico: non furono risparmiati né i rappresentanti della giustizia regia né i domestici della famiglia. Giacomo Perollo, tradito mentre tentava la fuga, subì un’umiliazione postuma atroce, venendo trascinato per le vie della città legato alla coda di un cavallo. La ferocia di questi atti segnò il punto di non ritorno, portando l’Imperatore Carlo V a negare ogni grazia e a decretare la fine definitiva della potenza dei Luna.
Sciacca e l’eredità di un conflitto mediterraneo
La conclusione della vicenda è emblematica della fine di un’epoca feudale e dell’affermazione del potere centrale dello Stato. Sigismondo de Luna, fuggito a Roma e privato del perdono imperiale, scelse il suicidio gettandosi nel Tevere, mentre la città di Sciacca veniva pacificata con una lunga serie di esecuzioni capitali e confische. Questa faida, pur nella sua violenza, riflette le dinamiche di una Sicilia crocevia di popoli e poteri, dove l’onore familiare si intrecciava indissolubilmente con il controllo delle rotte commerciali e delle risorse agricole.
La storia dei Luna e dei Perollo rimane oggi un monito sulla fragilità degli equilibri sociali e una testimonianza della complessità dell’identità siciliana, costantemente in bilico tra il retaggio delle nobili casate medievali e la ricerca di una modernità spesso imposta con la forza delle armi e delle leggi imperiali.
Elio Di Bella


Il Separatismo Siciliano tra Storia e Intrighi: 1943-1945