Analisi storica del separatismo siciliano: dai documenti d’archivio ai conflitti armati dell’EVIS, tra alleanze ambigue e la nascita dell’autonomia
Le vicende del separatismo siciliano durante il secondo dopoguerra sono legate ad una complessa trama di interessi internazionali, tensioni sociali e derive eversive che hanno segnato il tentativo di indipendenza dell’isola tra il 1943 e il 1945.
Le radici del progetto indipendentista
Il movimento per il separatismo siciliano emerse con vigore nel giugno 1943, in un momento di estrema fragilità per l’Italia, segnato dalla caduta di Pantelleria e dall’imminente sbarco Alleato. Il sedicente “Comitato d’azione provvisorio”, guidato da figure come Andrea Finocchiaro Aprile, lanciò un appello alla resistenza passiva contro il regime fascista, accusato di aver storicamente sfruttato l’isola. Con l’inizio dell’Operazione Husky, il comitato assunse il nome ufficiale di Comitato per l’indipendenza Siciliana, rivendicando il diritto all’autodeterminazione e proponendo la Sicilia come una repubblica democratica basata su un sistema bicamerale.
Tra diplomazia e ambiguità internazionale
L’atteggiamento delle potenze anglo-americane verso le istanze siciliane fu caratterizzato da un profondo opportunismo tattico. In una prima fase, gli Alleati cercarono il sostegno dei separatisti e della malavita locale per facilitare l’occupazione e destabilizzare il fronte interno italiano. Tuttavia, dopo l’armistizio di Cassibile, l’appoggio internazionale svanì progressivamente: per gli anglo-americani divenne prioritario compattare il Regno del Sud contro la Repubblica Sociale Italiana. Nonostante i tentativi di Finocchiaro Aprile di accreditare il movimento come baluardo anticomunista presso le cancellerie di Londra e Washington, la Sicilia fu restituita alla sovranità italiana nel febbraio 1944.
Crisi economica e consenso popolare
Il successo iniziale del separatismo siciliano fu alimentato dalle drammatiche condizioni materiali dell’isola. La Sicilia del 1943 era un territorio devastato: infrastrutture distrutte, campagne sterili e un mercato nero che dettava prezzi insostenibili per beni primari come pane e zucchero. In questo vuoto di potere, il movimento indipendentista si presentò come l’unica forza capace di guidare un riscatto sociale. Molti siciliani si avvicinarono alla causa non tanto per convinzione ideologica, quanto nella speranza che un nuovo ordine potesse alleviare la miseria e la fame che attanagliavano la popolazione.
La risposta dello Stato: dall’autonomia alla repressione
Per arginare la deriva secessionista, il governo italiano istituì la figura dell’Alto Commissario, un tentativo di mediazione basato sul decentramento amministrativo che avrebbe poi portato all’autonomia regionale. La nomina di Salvatore Aldisio, fermo sostenitore dell’unità nazionale, segnò un punto di svolta: lo Stato iniziò a contrastare attivamente il movimento con perquisizioni e arresti. In questo clima di tensione, Palermo fu teatro di una sanguinosa strage civile nell’ottobre 1944, quando un ordigno esploso durante una manifestazione causò sedici vittime, inasprendo ulteriormente il conflitto tra separatisti e istituzioni.
Intrighi bellici e ombre straniere
Un capitolo oscuro della storia isolana riguarda l’interesse dei servizi segreti nazisti per il separatismo siciliano. Documenti dell’intelligence italiana rivelano che agenti tedeschi furono aviolanciati nell’isola o sbarcati da sommergibili per alimentare il disordine nei territori controllati dagli Alleati. Furono scoperte stazioni radio clandestine che trasmettevano in tedesco e messaggi segreti scritti con inchiostro simpatico. I tedeschi scelsero la Sicilia non solo per l’approvvigionamento di grano, ma anche perché consideravano i movimenti locali e la malavita facilmente corruttibili per destabilizzare il nemico.
L’ala eversiva e la fine del sogno
Con l’arresto dei leader moderati nel 1945, il controllo del movimento passò alla frangia più radicale, che scelse la via della lotta armata fondando l’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia). Sotto la guida del professor Antonio Canepa, l’esercito separatista cercò alleanze persino con la malavita organizzata, inclusa la banda di Salvatore Giuliano. Tuttavia, la morte di Canepa in uno scontro a fuoco con i carabinieri a Randazzo, nel giugno 1945, segnò l’inizio della fine per il progetto rivoluzionario. La progressiva riorganizzazione dei partiti di massa, come la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, finì per assorbire il consenso popolare, orientando le aspirazioni dei siciliani verso la più realistica cornice dell’autonomia regionale.
Prospettive storiografiche
La vicenda del separatismo e dell’EVIS non fu solo un fenomeno politico, ma l’espressione di una profonda frattura sociale. Il collegamento con il mondo delle zolfare e delle campagne, dove lo sfruttamento secolare aveva creato un terreno fertile per la ribellione, inserisce questo movimento in un contesto più ampio di modernizzazione mancata e conflitti di classe. Sebbene sconfitto sul piano militare e diplomatico, il separatismo impose allo Stato italiano la necessità di riconoscere alla Sicilia una specificità istituzionale, culminata nello Statuto Speciale.
Elio Di Bella


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