Esplora la storia e la geologia uniche delle due colline gemelle di Agrigento in questo approfondimento dettagliato.
Scopri come questi paesaggi hanno plasmato la città di Agrigento, dalla preistoria ai giorni nostri. Un articolo imperdibile per appassionati di storia e natura
Introduzione alle Colline Gemelle
I forestieri che vanno a visitare le antichità, quando sono nell’area in cui si trova il Gigante, sulla platea del tempio di Giove o volgendosi a riguardare l’orizzonte di settentrione,
vedono in lontananza due colline di quasi uguale altezza e grandezza.
Si prolungano l’una appresso l’altra da ovest ad est, prospicienti alla distesa argentea del Mediterraneo e a tutto il terreno, in parte da quelli percorso sulla Via dei Templi.
Ciascuna delle colline d’ambo i lati s’innalza gradatamente sulle curvilinee marginali verso il proprio centro cosi da dare l’aspetto di due enormi diademi culminanti nelle vette.
I due massicci appaiono congiunti nel varco a loro più vicino e le basi abbracciano come in un vasto amplesso la più bella plaga panoramica della terra agrigentina.
Geologia e Formazione delle Colline
Si crede che il distacco sia avvenuto in epoca geologica.
Una volta il solco intermedio era meno largo e più profondo come appare oggi e tutto colmo di terra di trasporto. Detriti e terriccio di fabbriche con rifiuti della città hanno formato negli ultimi due secoli il terrapieno che sta fra Villa Garibaldi (n.d.r. abbattuta nei primi anni Cinquanta del Novecento)
e il Palazzo della Provincia,
dilatando sul piazzale dei quattro giardinetti e oltre nella colmata che scende a scarpa da un lato, presso la vecchia torre di S. Pietro (abbattuta quando venne realizzata la stazione ferroviaria, n.d.r.) dall’altro sino alla Passeggiata Cavour (oggi Viale della Vittoria, d.d.r.).
L’Evoluzione Storica del Paesaggio
Se tutto questo spazio s’immagini solo del materiale riportato, si potrà rivedere con gli occhi della mente il prolungarsi della Valle delle Cavoline nella parte più alta del terreno,
là dove quella si allargava a foggia di una carena donde il suo nome di Nave.
In alto di questa nave profonda dove la roccia faceva sella nel solco fra le due colline la tradizione vuole ravvisare il famoso taglio di Empedocle.
Empedocle e il Taglio della Collina
Essa narra che il grande taumaturgo, esperto in medicina e igiene pubblica, abbia suggerito ai concittadini il taglio del contrafforte per immettere la corrente di tramontana nella valle della città,
allo scopo di risanarla della malaria.
Io penso che il taglio sia più antico di Empedocle.
I fondatori di Akragas la circondarono di mura ad est e sud-ovest; ma a nord e nord-est si servirono della inaccessibilità della collina di oriente — confine naturale —
rendendola più sicura nella parte che poteva essere scalata tanto più che in quella rivolta all’attuale Agrigento,
meno alta e insicura sono evidenti le tracce dello scalpello che la rese liscia.
La formazione di tufo arenario, emersa dalle acque marine, si presenta in una roccia molto tenera che si prestò al taglio e al lavoro di levigamento.
Le due colline riportano una diversa acclività di natura.
Agrigento: Dalle Origini a Oggi
La dolcezza del pendio in quella di occidente comporta piani e ripiani per gradinate capaci di accogliere la costruzione di case e fabbricati per un abitato collettivo.
Invece nell’altra di oriente la ripidità non poté per la pendenza eccessivamente inclinata consentire veruna dimora di aggregato umano
eccetto la piccola spianata sulla vetta per la sede delle deità nazionali.
Sulla prima è continuata la vita di una città che ora prende nome dall’antica Agrigento, mentre nell’alto medio evo aveva quello di Kerkent e Gherghent della letteratura araba.
Il nome Girgenti durante i varii domini sino all’altro ieri rispondeva meglio alla prevalenza del nostro volgare siculo.
Tutte le fonti antiche si orientano a questa prominenza per assegnarvi il posto di Kamikos preistorica.
L’altra fu una vasta boscaglia rivestita di verde in tre stagioni dell’anno ed era data a pascolo del gregge dell’Apollinea sede ricordata in una delle odi pindariche.
Il burrone delle Cavoline, alimentato dalle acque piovane della Nave, dai tanti acquedotti e scoli naturali del monte girgentino,
divideva le due terre abitate da genti di stirpe diversa, ma della stessa razza mediterranea.
Sull’erta erano due necropoli greche; per gli adulti attorno al poggio dell’Annunziata,
per i piccoli nel pendio roccioso con tombe incavate sotto il primo tratto dello stradale dei Templi.
Tutto il terreno della Civita ad est del burrone e sulle valli che si estendono sino al Giunone e ai piedi della collina atenea accoglieva la città dorica.
Con nomi che provengono dal periodo romano, sappiamo che Agrigentum conteneva il quartiere «Pretoriano»,
sede del presidio romano agli ordini del Pretore, oltre i cinque rioni cittadini: Akragas, Athena, Camicos, Agrigentum e Neapolis.
Fuori la cinta murale l’Emporio e il Porto, vi era inoltre una stazione commerciale detta Tyro dai fondatori che avevano edificato Cartagine nel secolo VIII a. C.
Un villaggio di pastori e agricoltori, sorto e distrutto ai tempi del dominio di Bisanzio, sorgeva sul Balatizzo a piè immediato della Chiesa di S. Francesco di Paola.
Conclusioni: Le Colline come Simbolo di Agrigento
Tutto il vasto rettangolo che fu sede di Akragas,
chiuso entro la chiostra delle mura giranti per dieci chilometri, è segnato da ondulamenti di clivi e di vallette serpeggianti. Tutto il terreno forma una terrazza elevata a sud a foggia di altipiano sulla pianura di S. Gregorio davanti un orizzonte incantevole che riverbera luci alla campagna e al Mediterraneo.
Salvatore Bonfiglio, La terra agrigentine e l’Italia Nuova, pp. 21-23, Milano 1933
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