Il vasto retaggio storico della Sicilia antica non si esprime solo attraverso le rovine monumentali o le gesta belliche, ma anche nel genio intellettuale e nell’innovazione tecnologica. Un compendio di notizie, che affonda le radici nella tradizione storiografica e letteraria, offre uno spaccato affascinante su alcune eminenti figure siciliane e su un capitolo straordinario della marineria ellenistica: la costruzione di navi di dimensioni colossali.
Profili di Uomini Siciliani di Lettere e Sapere
La prima parte di questa rassegna, che riporta il pensiero di autori come Costantino Lascari, celebra diverse personalità originarie dell’isola, attive tra la filosofia, la poesia e l’oratoria:
- Talete Sicolo Calactiano: Ricordato non solo come oratore, ma anche per aver documentato le successioni dei filosofi e delle loro sette.
- Teogne Siculo Megarese e Focilide di Mile: Entrambi poeti e filosofi moralissimi, dei quali sono pervenute elegie e un poema ammonitorio. Focilide fu contemporaneo di Teognide, fioriti circa 547 anni dopo la guerra di Troia.
- Probo di Lilibeo: Uomo di profonda dottrina, visitato e ascoltato nientemeno che da Porfirio.
- Pitia e Damone da Siracusa: Esempi sommi dell’amicizia pitagorica. La loro storia di fedeltà e sacrificio — con uno offerto come ostaggio per l’altro, condannato da Dionisio da Siracusa — indusse il tiranno ad ammirarli, ad assolvere il reo e a chiedere di essere accolto come terzo nella loro unione.
- Stesicoro di Imera (Tisia): Poeta lirico eccellentissimo e filosofo ai tempi di Falaride. Il suo nome, Stesicuro (Stator Choreae, istitutore della danza), deriva dall’aver istituito la danza detta in latino Chorea. La tradizione narra che perse la vista per aver scritto contro Elena, salvo poi recuperarla componendo una ritrattazione. Il suo sepolcro, descritto a Catania con otto colonne e angoli, è identificato, in un sincretismo storico-religioso, con un monumento a forma di testuggine oggi chiamato “il tempio di s. Maria di Betlem”.
L’Epopea Navale: La Nave di Gerone e il Genio di Archimede
Il testo prosegue con un’“Epitome delle Navi Illustri ricavate da Fabio Vigile”, introducendo un tema di straordinario interesse ingegneristico: le navi colossali dell’età ellenistica. Dopo aver citato le flotte di Tolomeo Filadelfo (che includeva navi a trenta ordini di remi) e la mostruosa nave a quaranta ordini di remi di Tolomeo Filopatore (lunga 280 cubiti e capace di tremila passeggeri) , l’attenzione si sposta sul capolavoro siciliano.
La Siracusia, poi Alessandrina
Gerone II, re di Siracusa, fece costruire una nave di dimensioni e lusso sbalorditivi, la cui messa in mare fu affidata al genio del geometra Archimede. Moschione ne redasse la descrizione dettagliata.
Costruzione e Dimensioni
La nave richiese un volume di legname portato dall’Etna sufficiente a costruire sessanta triremi. L’architetto a capo del progetto fu Archia da Corinto , e la costruzione impiegò costantemente trecento artefici per un anno (sei mesi per metà scafo, sei mesi per l’altra). La messa in mare della prima metà fu un trionfo per l’ingegneria siciliana: fu compiuta dal solo Archimede tramite l’uso di sue macchine.
Struttura e Lusso
Questa nave, inizialmente chiamata Siracusia , era una vera città galleggiante, con una complessità strutturale interna degna di nota:
- Piani e Cammini: Disponeva di tre ponti o “strade”: la superiore (per la sommità), la mediana (con appartamenti, camere da letto e sale da pranzo), e l’inferiore (per armamenti e attrezzi).
- Finiture Interne: Il pavimento delle stanze era cesellato con pietre di ogni sorta e decorato con la storia delle disgrazie di Troia.
- Spazi Sociali: A bordo si trovavano una scuola e viottoli per passeggiare , giardini con frascheti di edera e viti coltivate in canestri pieni di terra , una biblioteca , e perfino un bagno con un bacino di pietra di Taormina.
- Luoghi di Culto: Un elegantissimo tempio dedicato a Venere, il cui pavimento era in pietra agata e le pareti in cipresso e avorio, ornato di pitture e statue.
- Servizi e Difesa: Presentava dieci stalle per cavalli (Ipponi) , una cisterna d’acqua (idroteca) che conteneva duemila metrete , e persino un vivarium (ictiotrofio) di acqua marina per nutrire pesci. Per la difesa, era dotata di otto torri (gabbie) e di una potente macchina, il litobolo, capace di vibrare pietre da tre talenti e giavellotti da dodici cubiti fino a un miglio di distanza, anch’essa invenzione di Archimede.
L’Eredità di Archimede
Oltre al lancio in mare e alle macchine da guerra, Archimede diede un contributo essenziale alla sua gestione: la sentina, nonostante l’immensa profondità, veniva svuotata da un solo uomo grazie all’invenzione della chiocciola (o vite idraulica).
Carico e Destino
La nave fu caricata con sessantamila moggi di frumento, diecimila vasi di salume di Sicilia, e il peso di duemila talenti di lana, oltre a ventimila di altri carichi. Gerone, non trovando porti idonei in Sicilia per la sua magnificenza, decise di inviarla in dono al re Tolomeo ad Alessandria. Fu proprio ad Alessandria che prese il nome definitivo di Alessandrina. Il poeta Archimelo scrisse un epigramma per questa nave, ottenendo in cambio mille medimni di frumento.
Il racconto di questa nave non è solo un resoconto storico; è una celebrazione dell’ingegneria navale, dell’opulenza della corte siracusana e, soprattutto, della genialità intramontabile di Archimede, che permise alla Sicilia di proiettare sul mare uno dei più grandi simboli della sua potenza e del suo sapere.
Elio Di Bella


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