Girgenti 22 ottobre 1861
Sig. Governatore
Non posso esentarmi di rassegnarle che una classe estesa di maremmieri e bracciali si vedono vaganti per la pizza per mancanza di lavoro. Io nel compiacermi per la invidiabile tranquillità di Girgenti, alla quale concorre sensibilmente la buona intenzione di tutti i buoni, pure sento il dovere farle rilevare che i bisogni delle famiglie sono immensi e pressanti ed è troppo doloroso il vedere che si periscono di fame, e marciscono nell’ozio coloro che desiderano lavoro per occorrere alle proprie esigenze e per sovvenire le bisognose famiglie. La classe per la quale io parlo richiama la mia attenzione perché quella che ubbidientissima alle leggi ed amatrice dell’ordine e che ha dato sempre mostra di virtù cittadine sacrificando il proprio interesse e soffrendo senza né anco lagnarsene.
Io prego la di lei bontà che si è sempre rivolta al bene dei suoi governati perché a vista di tanto emergente voglia degnarsi di provvedere alla bisogna, offrendo mezzi di lavoro e rendere operosa una estesa classe di lavoratori che nella miseria perché oziosi.
Il delegato di pubblica sicurezza
Pietro Macaluso
Una Testimonianza Storica sulla Lotta contro la Fame nell’Agrigentino Postunitario
Il Documento: Una Richiesta Disperata di Lavoro
Il 22 ottobre 1861, a poco più di un anno dal plebiscito che aveva sancito l’annessione al Regno d’Italia, il delegato di pubblica sicurezza Pietro Macaluso scriveva al Governatore una lettera che fotografava la drammatica situazione sociale di Girgenti (l’odierna Agrigento):
“Non posso esentarmi di rassegnarle che una classe estesa di maremmieri e bracciali si vedono vaganti per la pizza per mancanza di lavoro. […] È troppo doloroso il vedere che si periscono di fame, e marciscono nell’ozio coloro che desiderano lavoro per occorrere alle proprie esigenze e per sovvenire le bisognose famiglie.”
Queste parole, trascritte integralmente dall’originale, ci restituiscono un’immagine cruda dei primi mesi dell’Italia unita nell’Agrigentino, dove le promesse risorgimentali si scontravano con una realtà fatta di disoccupazione e povertà estrema.
Contesto Storico: Girgenti nel Nuovo Regno d’Italia
Nel 1861, Girgenti stava vivendo una complessa transizione politica e amministrativa. Dopo l’impresa dei Mille e il plebiscito del 21 ottobre 1860, la città si trovava ad affrontare le sfide dell’integrazione nel nuovo Stato nazionale. La storiografia sul primo decennio postunitario in Sicilia registra, accanto a una relativa stabilità dell’ordine pubblico nell’Agrigentino, una frizione crescente tra le aspettative create dal processo risorgimentale e la realtà materiale delle classi popolari, strette tra la leva obbligatoria, il carico fiscale e la lentezza delle riforme.
La Struttura Economica: Agricoltura, Zolfo e Porto
Per comprendere appieno la crisi descritta da Macaluso, è necessario analizzare la struttura economica di Girgenti nel 1861:
Agricoltura bracciantile: L’entroterra girgentino era dominato dalla grande proprietà cerealicola, con un’occupazione stagionale e volatile. I picchi di disoccupazione si verificavano tra la fine della vendemmia e le semine autunnali – esattamente nel periodo della lettera (22 ottobre).
Industria zolfifera: Il triangolo Caltanissetta-Enna-Agrigento rappresentava il settore più dinamico dell’economia siciliana, ma nel primo decennio unitario la filiera era ancora arcaica, con trasporti a traino animale e ciclicità produttiva che non assorbiva stabilmente la manodopera.
Porto di Girgenti (l’odierno Porto Empedocle): Fungeva da hub d’imbarco per zolfo e cereali, ma era privo di collegamenti ferroviari efficienti, con infrastrutture che creavano colli di bottiglia nell’assorbimento di manodopera.
Chi Erano i “Maremmieri” e i “Bracciali”
La lettera di Macaluso menziona due categorie di lavoratori in crisi:
- Bracciali: Braccianti agricoli stagionali, manodopera non qualificata dell’agro siciliano
- Maremmieri: Termine derivato dal siciliano “maramma” (indicante gli uffici deputati alla costruzione e manutenzione di opere pubbliche). I “marammieri” erano i lavoratori impiegati nei cantieri pubblici e nelle manutenzioni urbane
La compresenza di queste due categorie “in piazza” indicava il simultaneo verificarsi di due fenomeni: la fine delle giornate agricole stagionali e la sospensione dei cantieri pubblici cittadini.
Le Cause della Crisi Occupazionale nell’Ottobre 1861
Stagionalità agricola: L’autunno rappresentava tradizionalmente un periodo di bassa occupazione per i manovali rurali, con la domanda di lavoro in calo tra la fine della trebbiatura e le semine.
Transizione istituzionale: Il cambio di regime (1860-61) e l’assestamento di prefetture, appalti e bilanci rallentavano la spesa per opere pubbliche, immobilizzando i marammieri.
Arretratezza infrastrutturale: La logistica dello zolfo e dei cereali, affidata a carretti e mulattiere fino al porto, limitava la capacità del settore minerario di assorbire manodopera stagionale.
Analisi del Documento: Linguaggio e Obiettivi
Macaluso adopera il registro tipico delle relazioni di pubblica sicurezza dell’epoca: rassicura sull'”invidiabile tranquillità” di Girgenti, accredita i disoccupati come “ubbidientissimi all’ordine” e chiede “mezzi di lavoro”. La sua non è una richiesta assistenzialista, ma la domanda di cantieri (strade, lastricati, opere idriche) da finanziare a livello governativo per assorbire manodopera.
Il tono d’urgenza (“bisogni immensi e pressanti”) suggerisce un picco congiunturale su un fondo strutturale di sottoccupazione cronica.
Valutazione Storica: Il Significato della Testimonianza
La lettera di Pietro Macaluso rappresenta una fonte preziosa per la storia sociale di Agrigento, che registra dal basso la pressione della disoccupazione, al di là delle narrazioni celebrative del 1861. Il documento girgentino anticipa meccanismi che le grandi inchieste successive (Franchetti-Sonnino del 1876; Jacini del 1877-85) avrebbero descritto per l’intera Sicilia: stagionalità, bracciantato, e lavori pubblici come ammortizzatori sociali.
Conclusioni: La Questione Sociale ad Agrigento nel Primo Anno dell’Unità
La lettera di Macaluso illumina la questione sociale agrigentina nel primo anno dell’Unità d’Italia: due masse di lavoratori – contadini stagionali e addetti alle manutenzioni urbane – convergevano nell’ozio forzato per la combinazione di fattori stagionali, ritardi amministrativi e infrastrutture arretrate.
In una città ponte tra retroterra cerealicolo-zolfifero e mare, priva ancora di logistica moderna, la domanda di lavori pubblici emergeva come strumento chiave evocato dall’autorità di polizia per prevenire tensioni e sostenere i redditi popolari. Questo incastro fra ordine e lavoro pubblico, già chiaro nel 1861, anticipa i nodi strutturali che le inchieste di fine secolo renderanno evidenti per tutta la Sicilia, mostrando come le promesse del Risorgimento si scontrassero, fin dall’inizio, con dure realtà socioeconomiche.
Elio Di Bella


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