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rappresentazione della battaglia di Imera

Agrigento: la battaglia di Imera e l’aumento della popolazione

30 Novembre 2020 //  by Elio Di Bella

1.    Un fatto impreveduto ed imprevedibile ai tempi della fondazione, venne a raddoppiare la popolazione di Agrigento in una sola giornata: la battaglia d’Imera.

Nell’anno 480 a. C. trecentomila Cartaginesi erano passati alla conquista della Sicilia, e si erano accampali sotto Imera (1). Terone di Agrigento e Gelone da Siracusa accorsero in difesa di quella città. Gelone, per mezzo di lettere catturate a soldati nemici, venne a conoscenza che i Cartaginesi aspettavano gli aiuti promessi dalla Fenicia Solunto (oggi borgata di Solunto) ed allora travestì da cavalieri fenici una schiera dei suoi più arditi soldati, i quali arrivati nel campo nemico uccisero Amilcare e diedero fuoco alle navi.

A questo segnale le schiere di Gelone e di Terone, piombarono sull’accampamento dei Cartaginesi; i quali, disorientati dallo attacco inaspettato, e senza capitani, lasciarono una gran quantità di morti negli stessi alloggiamenti, e si sbandarono per le campagne. Un grosso nucleo prese una posizione strategicamente forte, ritirandosi sul monte Ctonio, sovrastante ad Imera, ma la sete più che la fame li costrinse presto ad arrendersi e subire la catena della servitù. I rimanenti, fuggendo per le pianure e le campagne vicine, furono catturati isolatamente e fatti schiavi. Lo stratagemma di Gelone fu ritenuto della stessa importanza dei consigli e delle invenzioni di Temistocle (2); la vittoria di Imera fu giudicata uguale a quella di Salamina (3) e di Platea (4). Si volle vedere anche in essa la mano del Fato, perochè alcuni la dicono riportata lo stesso giorno in cui Leonida combatteva alle Termopili (5), ed altri, nella stessa giornata della battaglia di Salamina o di quella di Platea. Tale fu l’importanza di quella vittoria.

2.    Se noi consideriamo gli effetti che ne seguirono, ci formeremo un concetto adeguato intorno al numero di quegli schiavi affluiti in Agrigento: la nostra città ne ebbe molti più di quanti ne venne a possedere la stessa Siracusa :

«Pon mente alla spiga –

Che ogni erba si conosce

per lo seme».

Sappiamo da Diodoro che ogni città siciliana destinò gli schiavi ottenuti nella divisione del bottino, alla costruzione di opere pubbliche (6), e mentre in Siracusa furono eretti sull’ Acradina due tempii di grandezza comune dedicati a Cerere e Proserpina (7) in Agrigento si ebbero parecchie opere grandiose, meravigliose, che è bene specificare per giustificazione del confronto In primo luogo, una parte degli schiavi fu destinata alla coltivazione dei campi, e per opera loro, l’agricoltura fiorì al sommo grado, sicché i cittadini ne ritraevano immense ricchezze (8); così afferma Diodoro, e si comprende da tale notizia che per ottenere cotesti risultati il numero degli schiavi impiegati dovette essere considerevole. La parte rimanente fu addetta alla costruzione di opere pubbliche, e come numero dovette essere forse più importante. Essi infatti tagliarono e trasportarono per parecchi chilometri dalla latomia sul posto, quegli enormi blocchi di pietra, che tuttora si ammirano tra le rovine del tempio di Giove Olimpio. Costruirono il tempio stesso, che come dirò nel cap. XIX fu un’opera grandiosa, aggiustarono le mura di cinta della città. (9) Costruirono grandi acquedotti, un laghetto artificiale per lo allevamento di pesci, oche e cigni, e le chiaviche, le quali dal nome dello architetto costruttore: Feace, furono dette condotti feaci, ed altre opere di minore importanza.

Ora il confronto fra quello che gli schiavi Cartaginesi operarono in Siracusa da una parie ed in Agrigento dall’altra, mi dà la piena convinzione che quivi ne venne un numero triplo, quadruplo e forse maggiore. Certo è però che Diodoro parla diffusamente e con ammirazione sia dello stato dell’agricoltura che delle opere pubbliche in Agrigento, e non fa altrettanto riguardo a Siracusa.

3.    La cosa non sembrerà credibile pensando che Siracusa era senza dubbio più importante di Agrigento. Il suo esercito più numeroso; la vittoria fu dovuta allo stratagemma ed all’ardire di Gelone; il popolo ed i poeti ne attribuivano a lui il vanto; e lo stesso Gelone fece la divisione del bottino, fra cui i prigionieri di guerra, fra gli alleati, in proporzione del numero e del merito di ciascheduno. Così narra Diodoro; però lo stesso storico circa alla divisione degli schiavi ha un cenno, che bisogna chiarire per comprendere come e perché Agrigento venne a possedere un numero superiore a quello che toccò a Siracusa, come perchè parecchi cittadini di Agrigento ne vennero a possedere più di cinquecento per uno.

Quella parte dell’esercito Cartaginese che, salito sulla montagna, fu fatto prigioniero dagli eserciti vittoriosi, venne divisa fra gli eserciti medesimi insieme a tutto il restante del bottino, e di tale bottino Gelone ed i Siracusani avranno avuto senza dubbio la parte maggiore. Ma una parte dello esercito (aggiunse Diodoro) si sbandò per le campagne; ed in quei tempi i possedimenti agrigentini si estendevano sino ad Imera: sicché quei fuggitivi catturati da privati cittadini, come res nullius cedettero primo occupanti, e quindi divennero proprietà privata degli Agrigentini. Essi non fecero parte del bottino di guerra, perciò non furono divisi coi Siracusani e con gli altri confederati.

4.    Non tutti gli schiavi fatti alla battaglia d’Imera, abitarono certamente nell’ambito della città; certo coloro i quali furono addetti alla coltivazione dei campi, sono stati tenuti nelle stesse terre da coltivare, ed è ragionevole supporre, che gli altri : quelli adibiti alla costruzione di opere pubbliche in città non siano stati tenuti fuori delle mura : lontani cioè dal luogo del lavoro.

la popolazione raddoppiò

In base a queste considerazioni, posso affermare che la  popolazione di Agrigento, città in seguito alla battaglia di Imera venne a raddoppiarsi.

5.    So bene che la critica moderna, in genere nega fede alle cifre tramandateci dagli antichi scrittori, ma non credo che sia lecito rigettarle tutte quante, sol perchè riferite da scrittori antichi. A me sembra doveroso e coscienzioso insieme esaminarle e portare il nostro giudizio caso per caso. Io non saprei vedere alcuna esagerazione nella cifra tonda dei 300 mila Cartaginesi passati alla conquista dell’isola, a noi tramandala da Erodoto e da Diodoro Siculo.

Serse, spinto da Mardonio e dal desiderio di vendicare l’onta di Maratona, conoscendo per esperienza il valore e l’importanza numerica dei Greci, fece gli iperbolici preparativi di guerra riferitici da Erodoto. Non solo; ma per evitare che alla Grecia potessero venir aiuti dalla Sicilia e dalla Magna Grecia destò la cupidigia di Cartagine, sicché l’azione centro il nome greco venne combinata insieme dalle due potenze maggiori allora esistenti: da quella dei Persiani e da quella dei Cartaginesi (10).

Questi da canto loro, avevano ragione di conoscere le risorse di ogni città siciliana, perchè tenevano il predominio del mare, specie sulla parte occidentale del Mediterraneo; perché avevano fondato e possedevano alcune città nell’isola, e perché il commercio principale delle nostre città si svolgeva con Cartagine. L’una e l’altra potenza adunque avevano piena conoscenza del nemico, che andavano ad affrontare fino a casa, e comprendevano che per potere sperare nella vittoria, occorreva dividere le loro forze e prepararsi adeguatamente. Se Serse mise in piede di guerra un esercito di parecchi milioni di uomini; Cartagine non si è certamente avventurata a cuor leggero in un’impresa ardua; i suoi preparativi infatti durarono tre anni. Insomma, data la potenza che aveva allora ogni città siciliana, sarebbe stata una follia pensare alla conquista di tutta l’isola con un esercito di 100 mila uomini, o giù di lì.

6.    Si noli che Erodoto fu figlio di un combattente contro i Persiani, e quindi contemporaneo di quelle spedizioni: facile a credere ai miti ed alle storielle, che nelle sue peregrinazioni sentiva narrare dai sacerdoti; è sempre sincero quando parla delle, cose delle quali ebbe personale conoscenza. Erodoto era al caso di conoscere la verità, e se possiamo credere che abbia avuto ragione per esagerare le cose, che tornavano ad onore del suo paese, non pare che abbia voluto mentire scientemente per magnificare le cose della Sicilia. La cifra potrà essere stata arrotondata da lui o dalle persone che a lui la riferirono, non mi pare quindi il caso di doverlo smentire, senza alcun motivo.

.Anzi un solo episodio narrato dallo stesso Erodoto, ci deve dare una giusta concezione della potenza ed importanza della sola città di Siracusa in quei tempi : Atene e Sparta avevano mandato informatori fin negli accampamenti dei Persiani per avere un’idea dei loro preparativi di guerra, indi mandarono ambasciatori a Gelone a Siracusa per chiedere aiuti; e Gelone offrì agli stessi più fanti e cavalli, più navi da guerra e da carico, più armi e munizioni, più vettovaglie e tesori di quanto non ne potessero mettere insieme Atene, Sparta e tutte le città confederate della Grecia; e ciò sotto alcune condizioni, che i legati non credettero di potere accettare.

Di tali mezzi disponeva allora la sola città di Siracusa. Si può credere (11)  dunque che Cartagine abbia potuto pensare alla conquista di quella e di tutte le altre città del l’isola, allora egualmente fiorenti, con un piccolo esercito ?

Note

1) Erodoto – Lib VII — Diodoro – Lib. XI Cap. VII e Lib. XIII Cap. X.

2)Diodoro —Lib. XI Cap. VI.

3) Pindaro — Pit. I a Terone Etneo.

4) Diodoro — Cap. Cit.

5)   id. — Lib XI. Cap. VIII

6) Lib. XI. Cap VII.

7)   Lib. XI—Cap. XI— Lo stesso Diodoro ci dà altre notizie di quei due tempi nel Lib. XIV. Cap. X e XII. —

8) Lib. XI. Cap. X — e Lib. XIII. Cap. XV.

9) Ho accennato nel Cap IX che i cittadini nel compire rigorosamente il giro delle mura supplirono con opere manufatte le lacune che erano state create dalla natura Questo concetto si ricava dal passo di Polibio relativo ad Agrigento.

Una di quelle falle era fra la Rupe Atenea ed il poggiuolo del nostro camposanto; ivi di recente é stato scoperto un bastione, costruito appunto dagli schiavi cartaginesi, giusta la notizia tramandataci da Diodoro; tale rinvenimento si deve a quel benemerito della nostra Agrigento, che è l’inglese capitano Hardcastle: egli si è domiciliato tra noi scegliendo come sua residenza il villino incantevole sulle mura dell’antica città, vicino al tempio della Concordia; è appassionato alle nostre antichità: e dobbiamo alla iniziativa ed al concorso pecuniario di lui il rialzamento delle colonne del tempio di Ercole.

10) Tale circostanza viene narrata in questo modo da Efaro, presso lo Scollaste di Pindaro alla Pitica VI: che i Persiani commisero ai Cartaginesi di apparecchiare un esercito poderoso per soggiogare subito la Sicilia navigare poscia pel Peloponneso (V. Frammenti di Spada N. 8pag 222).

11) Lib VII

Michele Caruso Lanza, Osservazioni e note sulla topografia Agrigentina, Agrigento, 1931, pp. 98-104

Categoria: Agrigento RaccontaTag: agrigento, akragas, battaglia di himera, diodoro, erodoto, picone, polibio, valle dei templi

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