Le tecniche agricole romane utilizzate nell’antica Agrigento. Aratura, mietitura, controllo delle infestanti e molto altro nell’antica Agrigento.
L’Evoluzione dell’Aratura nella Sicilia Romana
Quid est agrum bene colere? Bene arare‘ Quid secundum? Arare» (Catone, De agri cultura, 61.1). Come ben coltivare bene il terreno e ben arare?
Domande di grande importanza anche durante il periodo in cui Agrigento fu sottoposta al dominio romano e si diffsero anche in Sicilia le tecniche che i romani usavano.
Come trattare i diversi tipi di terreno, gli effetti del vento, del sole e della pioggia; il problema dell’evaporazione e della conservazione dell’acqua.
Importanza dell’agricoltura in Sicilia
L’agricoltura è sempre stata la preoccupazione centrale della grande maggioranza della popolazione antica di Agrigento, tanto del contadino povero quanto del ricco proprietario.
La viticoltura muta quando un’invenzione quale il torchio a leva è diventa la regola, anche in Sicilia e la cerealicoltura continua ad essere fondamentale in una regione che è stata il granaio dell’impero romano.
L’aratura
I contadini preistorici sceglievano nel territorio agrigentino suoli leggeri e facilmente arabili, perché le loro tecniche e i loro attrezzi erano troppo rudimentali, ma ancora nel periodo romano vi erano limitazioni simili, che si cercavano di superare con diversi tipi di aratri e vomeri.
I consigli di Catone
Catone, che scrive nella prima metà del II secolo a.C., consiglia l’acquisto di due aratri: un aratro romano per la terra forte e un aratro campano per la terra pulla, la terra nera e soffice (De agricultura, 135.2). Uno pesante e uno leggero, per i diversi suoli
L’aratro pesante era più adatto da usare alla prima rottura del terreno dopo il periodo di maggese, mentre l’aratro leggero veniva adoperato per le arature successive.
I Consigli di Varrone
E Varrone descrive l’uso di piccole tavole (tabellaé), attaccate lungo il dentale dell’aratro, che avevano la funzione di allargare il solco o di coprire il seme nelle porche da ambedue i lati del solco stesso (De re rustica, 1.29) un miglioramento importante della tecnica agricola.
I Consigli di Columella
Columella, che intorno al 60 d.C. scrisse un manuale di agricoltura descrive un’ampia una gradazione di pesi di aratri adatti alle varie colture, terre e possibilità economiche dell’agricoltore.
Nel seminare il fieno servono aratri più piccoli; nella coltura del grano, negli interfilari delle viti coltivate su alberi o degli ulivi servono buoi grandi e aratri pesanti, per rompere le radici superficiali degli alberi che potevano danneggiare la coltura cerealicola.
Plinio Vecchio e Giovane
Plinio il Vecchio menziona un aratro a ruote e l’uso di un coltro (cutter) che, attaccato alla bure, taglia il solco davanti al vomere.
Il Giovane consiglia di investire nei migliori animali da traino e negli attrezzi più avanzati
L’erpicatura
La fase successiva, l’erpicatura, necessitava di diverse forme di erpice (cratis) per sviluppare per completare il lavoro dell’aratro: frantumare le zolle, livellare il terreno, coprire il seme, diserbare il grano nel primo stadio della sua crescita.
Plinio il Vecchio menziona l’impiego di una cratis dentata per rompere le zolle pesanti smosse dalla prima aratura (Naturalis Historia, 18.80): una struttura lignea orizzontale munita di denti (dentes) di legno o ferro nella parte inferiore, che veniva trainata sul terreno arato.
Varrone (De re rustica, 1.23.5), Virgilio(Georgiche, 1.94-5) e Columella (De re rustica 2.7.4) menzionano un erpice di vimini (cratis viminea) adoperato per coprire il seme e livellare il terreno dopo la semina.
Tecniche di mietitura: Dalla Falce al Vallus
La mietitura incontra una notevole varietà di tecniche.
In Sicilia si apprese dai Romani, ad utilizzare falci curve, strumenti affilati e ben bilanciati, che permettevano di tagliare le spighe alla base, lasciando sul campo il minor residuo possibile.
Questo metodo era particolarmente efficiente, riducendo lo spreco e facilitando la successiva raccolta delle spighe.
I mietitori siciliani, spesso organizzati in squadre, lavoravano in sincronia, avanzando ordinatamente nei campi, un ritmo scandito da gesti ripetitivi e precisi.
Il vallus
La tecnica romana prevedeva inoltre l’uso di vallus, una sorta di carro mietitore che veniva trainato da animali e che, in alcune aree pianeggianti della Sicilia, trovò un’applicazione limitata, ma innovativa per l’epoca.
Questa macchina, un precursore delle moderne mietitrici, permetteva di raccogliere il grano più rapidamente, riducendo la necessità di mano d’opera.
La combinazione di queste tecniche non solo ottimizzava il processo di raccolta, ma garantiva anche una maggiore conservazione del raccolto, fondamentale per l’approvvigionamento delle legioni e delle città dell’Impero.
Come si tagliava il grano
Il grano era invece tagliato a metà culmo e le spighe si portavano sull’aia ancora attaccate. Il resto della paglia rimaneva in piedi nel campo per essere raccolto più tardi (De re rustica, 1.50).
Importanza della paglia
La paglia era usata principalmente come lettiera e di conseguenza per produrre il letame, che aveva un’enorme importanza nell’agricoltura.
Gestione delle Erbe Infestanti: Strategie Romane in Sicilia
Nel contesto agricolo della Sicilia sotto la dominazione romana, il controllo delle erbe infestanti era una pratica essenziale per garantire la produttività dei campi, soprattutto considerando l’importanza dell’isola come granaio dell’Impero.
Gli agricoltori siciliani, sotto l’influenza romana, adottarono una serie di tecniche per gestire le piante indesiderate che minacciavano i raccolti di grano, orzo e altri cereali.
La sarchiatura
Una delle metodologie principali era la sarchiatura, un’operazione manuale che prevedeva l’uso di zappe e altri attrezzi simili per smuovere la terra attorno alle colture, rimuovendo le erbe infestanti prima che potessero competere con le piante coltivate per nutrienti e acqua.
Questa pratica richiedeva una forza lavoro significativa, spesso costituita da schiavi e contadini, e veniva eseguita in più fasi del ciclo di crescita del grano.
Le rotazioni
Oltre alla sarchiatura, i Romani introdussero l’uso di rotazioni delle colture, una tecnica che prevedeva l’alternanza di diverse colture su uno stesso appezzamento di terra, riducendo l’esaurimento del suolo e il proliferare delle erbe infestanti, che spesso erano specifiche a una determinata coltura.
La rotazione aiutava anche a interrompere il ciclo vitale delle piante infestanti, riducendone l’impatto sulle colture successive.
Il fuoco controllato
Un’altra pratica diffusa era l’uso del fuoco controllato, o abbruciamento, per pulire i campi dalle erbe infestanti prima della semina.
Questa tecnica, utilizzata in particolar modo nelle zone più aride della Sicilia, permetteva di eliminare rapidamente le infestanti e i loro semi, preparando il terreno per la nuova stagione di semina.
Queste strategie, combinate con la conoscenza approfondita dei cicli naturali e delle condizioni locali, permettevano agli agricoltori siciliani di mantenere i campi liberi da infestanti e di garantire raccolti abbondanti e di alta qualità, contribuendo in modo significativo alla stabilità alimentare dell’Impero Romano.
Le falci
I testi del tempo menzionano una grande varietà di falci, dalla falx semplice alle falces messoriae, stramentariae, varuculatae, rostratae e denticulatae; e falci di forme e misure varie. Una falce
più piccola di quella impiegata per il successivo taglio della paglia o nei tagli del fieno e del foraggio.
la falce dentata
Inoltre alcune varietà di cereali come il farro (triticum dicoccum) che era comune nell’Italia romana e che aveva un culmo robusto, potevano essere mietute più facilmente con una leggera segatura operata da una falce dentata.
La Trebbiatura: Dal Bastone al Tribulum
«La ricompensa più ambita dell’agricoltore è la raccolta del seme da lui affidato alla terra», così scrive Columella (De re rustica,2.20.6).
Il contadino siciliane nell’epoca romana usava un tipo di aia molto semplice, poco più di un piccolo appezzamento di terra battuta, una grande azienda specializzata in cerealicoltura poteva avere qualcosa di molto più imponente
Il nubiliarum
Accanto all’aia si trovava una capiente struttura che gli archeologi hanno interpretato con ragione come un nubilarium, per proteggere dalla pioggia le messi pronte per essere trebbiate.
Il tribulum
Il metodo più semplice per trebbiare il grano era quello di batterlo con bastoni rigidi.
Innovazioni tecniche usate per accelerare e rendere più efficace la trebbiatura prevedevano il tribulum, un’asse di legno munita di punte in pietra o ferro nella parte inferiore, trainato da buoi, e il «carro punico», un assale chiodato montato su piccole ruote.
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