Il dominio marittimo di Atene e le sue alleanze strategiche in Sicilia. I ceti popolari ateniesi e la flotta influenzarono la politica siciliana nel V secolo a.C.
Il pensiero di Senofonte
“Dirò subito che è giusto che lì i poveri e il popolo contino più dei nobili e dei ricchi: giacché è il popolo che fa andare le navi e ha reso forte la città.
E lo stesso vale per i timonieri, e capirematori, i comandanti in seconda, i manovratori, i carpentieri: è a tutta questa gente che la città deve la sua forza, molto più che agli opliti, ai nobili, alla gente per bene.
Stando così le cose, sembra giusto che le magistrature siano accessibili a tutti — sia quelle sorteggiate che quelle elettive — e che sia lecito, a chiunque lo voglia, di parlare all’assemblea».
Queste parole sono tratte dalla «costituzione degli Ateniesi»
Introduzione all’Espansione Ateniese in Sicilia
Così sostiene Senofonte; esponente dell’ oligarchica che riconosce le basi della vera forza del regime democratico ateniese nel V secolo.
Il ruolo della flotta nella storia di Atene
La flotta allora assicurava ad Atene il dominio del mare e i ceti popolari che formavano l’equipaggio e lavoravano nei cantieri navali e in altre attività necessarie per allestire la forza erano fondamentali.
Per questo ai marinai veniva data come paga mezza dracma e in seguito una dracma al giorno.
Il Ruolo della Flotta Ateniese nel Controllo del Mar Egeo
La grande flotta ateniese garantiva il controllo del mar Egeo e gli alleati di Atene, per avere questa forte difesa in mare pagavano ad Atene un consistente tributo
che servì per le grandi costruzioni dell’ Acropoli e il funzionamento della macchina burocratica della democrazia diretta ateniese, con consiglio (la boulé) dei cinquecento, le giurie dei tribunali popolari, ecc. tutti retribuiti.
Il partito democratico ad Atene democratici era imperialista e voleva il potenziamento della flotta ateniese, mentre il partito oligarchico che si opponeva.
L’impegno su più fronti della flotta
Negli anni in cui gli ateniesi erano impegnati contemporaneamente su molti fronti, grazie alla flotta poterono combattere contro la Persia, anche se con gravi perdite (i caduti probabilmente furono milleottocento caduti su circa tremilacinquecento maschi adulti!).
Alleanze e Tensioni Politiche tra Atene e le Città Siciliane
Dopo la disastrosa spedizione e l’ accordo con la Persia, gli interessi ateniesi si svolsero verso l’Italia e la Sicilia. Atene fece accodi con Segesta e altri accordi.
C’era una chiara convergenza d’interessi: i siciliani volevano difendersi dalla potenza greca nell’Isola, Siracusa, e dalla sua alleata Selinunte, e cercarono sostegno dalla potenza navale di Atene.
Con l’accrescersi della tensione con Sparta e i suoi alleati (soprattutto Corinto) gli accordi con le città siciliane si intensificarono
La Spedizione del 415 a.C.: Ascesa e Caduta di un Impero
Nel 433 nasce l’alleanza tra Atene e le città, fondate dai calcidesi, di Regio (Reggio Calabria) e Leontini (Lentini).
Nel 427 a.C., durante la prima fase (431-421 a.C.) della guerra del Peloponneso, gli ateniesi accolsero l’invito dei calcidesi di Leontini rappresentati da Gorgia a intervenire in loro aiuto contro i siracusani
per impedire l’esportazione di grano dalla Sicilia verso il Peloponneso e porre sotto controllo la situazione della Sicilia (Tucidide 111,86,4).
Partirono alla volta della Sicilia e successivamente altre quaranta e gli alleati calcidesi e i siculi pagarono oltre duecentoquaranta talenti, come contributo per la spedizione.
Questa spedizione durò fino al 424 senza grandi successi né insuccessi decisivi e le città siciliane sciolsero l’alleanza con Atene. I comandanti greci furono poi condannati all’esilio e a multe varie.
Nuove alleanze contro la potente Siracusa
Nel 422 si cercarono nuove alleanze contro la potente Siracusa e alcuni anni dopo Alcibiade ripropose di tornare in guerra contro Siracusa e ai suoi alleati di Sicilia:
convinse l’assemblea ateniese ad allestire una spedizione imponente, allo scopo di controllare le risorse cerealicole della Sicilia e di sottomettere tutta la regione.
Erano stati gli elimi di Segesta a chiedere aiuto ad Atene e fra i siculi anche diversi elementi filoateniesi assicurarono il loro aiuto.
In quel contesto si ebbe la neutralità dei cartaginesi (tradizionali nemici dei siracusani). Settemila fanti, più di settemila soldati, centotrentaquattro navi da guerra ed enormi allestimenti erano pronti all’imbarco, al comando di Alcibiade e Nicia.
Le accuse ad Alcibiade
Ma Alcibiade fu accusato della mutilazione delle erme e dovette rientrare ad Atene perché sospettato; ma per evitare condanna a morte, preferì fuggì, rifugiandosi presso i nemici spartani.
La spedizione giunta in Sicilia con gli strateghi Nicia e Lamaco fu lenta e ciò diede ai siracusani il tempo di prepararsi e di ottenere il sostegno di navi spartane e corinzie agli ordini di Gilippo.
Conseguenze e Impatto Culturale sull’Isola
Nel 413 la flotta ateniese fu più volte sconfitta.
Allora l’esercito ateniese cercò l’aiuto di città ostili ai siracusani, ma la ritirata per la via tra Eloro e Camanna si trasformò in un’odissea: gli ateniesi furono sorpresi, attaccati e costretti ad arrendersi e Nicia fu giustiziato insieme ad altri comandanti.
Una terribile sconfitta
Tanti i prigionieri, rinchiusi nelle cave di pietra e con poco cibo o venduti come schiavi . Gli Ateniesi furono sottoposti grandi sofferenze e andarono incontro alla rovina totale: dei molti uomini partiti, solo pochi ritornarono a casa.


Declino e caduta dell’Impero Romano: il contesto politico, economico, militare e culturale