La vita del Vescovo Lo Jacono, riformatore e guida spirituale di Agrigento.
Nato in Siculiana, aveva fatto gli studi nel nostro seminario, sotto monsignor Nicolò Ugo per la filosofia e per la teologia dommatica sotto monsignor Raimondo Costa;
e sarebbe stato alunno del collegio, perché primeggiò sempre fra i suoi condiscepoli, se non avesse pensato di abbandonare il secolo ed ascriversi alla compagnia di Gesù.
Dopo alquanti anni recatosi in Roma, uscì dalla compagnia, e per opera del P. Gioacchino Ventura, che ammirava ed apprezzava le singolari doti di mente e di cuore del Lo Jacono, venne ammesso fra i chierici regolari teatini.
Tra Filosofia e Teologia: L’Educazione e le Doti di Lo Jacono
Ventura e Lo Jacono, questi due siciliani, divennero i più celebri oratori di Roma, e la chiesa di S. Andrea della Valle si sperimentava angusta pel popolo, quando uno di essi predicava.
Fu Preposto generale dell’ordine. Gregorio XVI, che personalmente lo conosceva e lo aveva scelto ad esaminatore del clero romano e a consultore di parecchie congregazioni, lo creò vescovo di Girgenti a proposta di Ferdinando II.
Dall’Oratoria a Roma alla Guida di Agrigento: L’Ascensione di Un Leader
Consacrato in Roma il 30 giugno, veniva tra noi nell’ottobre del 1844.
Le condizioni della diocesi non erano le più felici.
Essa era stata ridotta a metà per l’erezione della diocesi di Caltanissetta, avvenuta nello stesso anno con bolla di Gregorio XVI, per cui tutta la nuova diocesi era stata formata di parrocchie della diocesi agrigentina, che nella nuova circoscrizione ne perdeva anche altre, aggregate alle archidiocesi di Palermo e di Monreale.
La Diocesi di Agrigento: Sfide e Divisioni
La lunga vedovanza della Chiesa — 1839-1844 — altri mali aveva arrecati; dei venti canonicati vacavano più di dieci, gli studi in istato di decadenza, rilassata la disciplina del clero. I tempi d’altra parte ingrossavano, andava maturandosi la rivoluzione del 1848.
Ci voleva un vescovo con la mente di un dottore e col cuore di un apostolo, e monsignor Lo Jacono fu tale. Primo suo pensiero fu di chiudersi per un anno in seminario,
farla egli stesso da Rettore e Prefetto degli studi, e riordinare studi e disciplina, sino a che ebbero posto sulle cattedre abili professori e richiamato a rettore e prefetto di studi il decano della cattedrale monsignor Giuseppe M. Oddo, che da parecchi anni si era dimesso.
Innovazioni e Riforme: I Cambiamenti di Monsignor Lo Jacono a Girgenti
Divise poi la prefettura degli studi per le scienze e per le lettere, — 1847-1850 — e quella lasciò al rettore, questa diede al can. Domenico Cannella.
Nel 1850 riunì finalmente le due prefetture nella persona del can. Giuseppe De Castro. Consacrò nella cattedrale, — 1846 — assistito da monsignor Stronfino primo vescovo di Caltanissetta e dal piazzese monsignor Villardita vescovo i. p. i., il canonico Cesare Agostino Sajeva nostro concittadino, eletto vescovo di Piazza.
Impetrò dalla Santa Sede al capitolo la minatoria per le insegne date da monsignor Cavatori, e di altre insegne prelatizie lo fe decorare, come dell’uso dell’anello con unica gemma della croce pettorale di oro in tutte funzioni sacerdotali, e dei guanti, coturni e sandali nelle messe solenni.
Venuto qui Ferdinando II 1847 — gli propose conduttura dell’acqua di Rakalmari in Girgenti pativa gran penuria, ed obbligò la mensa vescovile per una data somma, da pagarsi ogni anno sino all’estinzione del debito.
Fede, Rivoluzione e Beneficenza: Il Legato di Lo Jacono
Nella rivoluzione del ‘48 mostrò gran coraggio, prudenza e fermezza inespugnabile di principii.
Ritornato da Gaeta, ov’ erasi recato a fare omaggio a Pio IX, là rifugiatosi per la proclamazione della repubblica romana, e rimessosi l’ordine, congregò il sinodo, il quale però non fu promulgato.
Ottenne dalla Sacra Congregazione dei Riti — 1850 — l’approvazione dell’officio di S. Libertino primo vescovo e martire di Girgenti, del quale era devotissimo.
Benedisse la nuova chiesa dei PP. Liguormi sotto il titolo di S. Alfonso — 1852 — e la prima pietra dell’ospizio di beneficenza, che è oggi il palazzo della prefettura. Compì, due volte’ la visita della diocesi.
Nel 1853 fu mandato da Ferdinando II come regie visitatore in Calascibetta, chiesa dipendente allora Cappellano Maggiore, e ne disimpegnò l’ufficio con lode del Sovrano.
Gli ultimi anni
Largo di cuore, sovvenne un immenso numero di famiglie oneste e civili indigenti, né c’era persona che da lui andasse, senza che ne partisse con largo soccorso.
Sostenne sempre anche di fronte al potere civile, il quale andava demoralizzandosi per l’introduzione nel governo di personaggi infetti di liberalismo, il suo clero di diritti della potestà ecclesiastica.
Si avvicinava intanto il 1860, Mons, lo Jacono conosceva i tempi, né s’ingannava nel giudicare intorno agli effetti della rivoluzione.
Nel febbraro del 1860 convocava il capitolo, il clero secolare e regolare della città e, fatta leggere una lettera pervenutagli da Pio IX, dava ammonizioni e consigli, e colle lacrime agli occhi benediceva tutti. Fu questo discorso come un suo testamento.
Il giorno 24 marzo di quell’anno, assalito da paralisi cardiaca, in poche ore spirava. Lasciava al seminario la sua ricca biblioteca, alla Chiesa e ai poveri il suo patrimonio.
Fu seppellito in Cattedrale sotto l’arco maggiore al lato destro della nave di centro. Il marchese Giovanni Statizzi romano, memore dei beneficii da questo vescovo ricevuti, gli erigeva parecchi anni appresa un sontuoso marmoreo mausoleo del Lo Iacono si ha il ritratto in sagrestia.


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