Viaggia con noi attraverso la pittoresca Agrigento, dalla sua affascinante storia alle meraviglie naturali e incontri unici. Scopri il cuore della Sicilia
Il Viaggio Inizia: Porto Empedocle e il Suo Fascino Contraddittorio
Da Porto Empedocle, il cui nome suona bene ma che è soltanto un orribile piccolo porto artificiale dall’odore di zolfo sotto Girgenti, si era saliti nel caldo e nella polvere.
Girgenti si trova su un altipiano molto alto. Antoine era con Isabelle, naturalmente, nella prima auto, ma con il signor du Gerbier come chaperon. E quale chaperon! Che professore!
Spiegava tutto, senza essere per lo più molto qualificato; infinite digressioni su argomenti che non avevano nessuna relazione con la passeggiata, un’erudizione acquisita nelle mense delle guarnigioni africane e nei caffè concerti, e la cui casta presenza di Isabelle gli vietava quasi sempre l’esibizione completa. Il signor du Gerbier senza oscenità, du Gerbier depurato per Isabelle era disastroso.
Antiche Rovine e Moderna Indifferenza: Il Paradosso di Agrigento
I tre landau si seguivano sulla strada tortuosa e polverosa.
Si faceva scrupolosamente una sosta a ogni tempio, si scendeva senza grande curiosità, per stiracchiare le gambe; si accendevano sigarette, si scambiavano alcune battute, alcune banalità, e si rimaneva pieni di ignoranza.
Poi ciascun gruppo rientrava nel suo veicolo, raggruppato come in precedenza, per la pigrizia che hanno gli uomini di cambiare qualcosa in una routine, anche se è durata solo un’ora.
Alla sosta al tempio detto di Giunone, Pericle (secondo landau) dichiarò che era noioso, e la signora du Gerbier (terzo landau) disse che effettivamente non offriva alcun interesse.
Si decise quindi di abbreviare la passeggiata tra i monumenti e si ordinò alla guida di passare oltre, e dei meno buoni. I poveri templi facevano comunque quel che potevano.
Fieramente posati sui loro basamenti di rocce e erba, con ai loro piedi i cardi che uscivano tra i gradini disgiunti, ergevano quel che restava della loro bellezza, colonne tozze offese dal tempo e brandelli di frontoni, il tutto in un calcare rossastro che la vecchiaia aveva crivellato di buchi come una spugna.
Tra Storia e Natura: La Vera Essenza di Girgenti
Ovviamente, il sole mancava all’appuntamento.
Tuttavia, la natura si risvegliava nella primavera, i prati erano coperti di mille fiori di vari colori come un tappeto; sopra, gli ulivi, la vite, gli alberi di mandorlo di un verde tenero, e qua e là oscuri cipressi. In salita, era solo un’ondulazione di verde su cui pesavano le grosse nuvole grigie; in discesa, si ritrovava di nuovo l’orizzonte del mare. Ma ciò non disarmava nemmeno i critici.
La campagna era quasi deserta; a malapena durante tutta la passeggiata si vedevano alcuni contadini. Sulla strada dei templi, le auto superarono una giovane donna montata su un piccolo asino; era coperta di un mantello nero e teneva contro di sé un bambino avvolto in uno scialle.
Mentre Piémont la guardava, lei scoprì il suo bambino addormentato, per mostrarglielo, con un sorriso. Fu, in questa giornata grigia, un’apparizione squisita.
Un Incontro Emozionante: La Madonna Moderna di Sicilia
Il viso della madre non era bello, ma straordinariamente primitivo, stretto, di una pallidezza di cera leggermente gialla, le labbra sottili appena accennate, un lungo collo. E la semplicità orgogliosa del gesto materno rivelando al mondo il tesoro che era suo figlio, e il sorriso così puro che si disegnava simile a quello delle Vergini nei quadri molto antichi!
Era, in una Sicilia primaverile, la Santa Vergine dritta sul piccolo asino e guardando dormire il divino Bambino, e non la Santa Vergine di Nazareth, ma quella concepita in un paese simile a questo dai pii italiani del 1450, e che dipinsero su sfondi d’oro o di colline blu.
Antoine fu incantato da questo spettacolo; avrebbe voluto subito condividere la sua gioia. Ma con chi condividere una tale impressione? Con Isabelle che, inclinata sul Baedeker, applicata, con la lingua fuori, cercava di orientarsi nella mappa di Agrigento?
Si sarebbe piegata dalle risate per questo paragone assurdo. Con il signor du Gerbier?
Solo a vedere il vecchio bel uomo, appassito ma sempre frivolo, compiaciuto, era scoraggiante. Forse solo la signora Euryclée avrebbe potuto apprezzare la grazia di questo incontro. Ma era in un’altra carrozza. A chi parlare? A chi confidarsi? A chi unirsi?
Riflessioni di un Viaggio: Solitudine e Bellezza a Agrigento
Antoine pensò alle donne con cui si passeggia, mano nella mano (nei sogni), e che capiscono tutto (anche questo un sogno). E, affinché il sogno rimanga vero, forse è meglio che le persone rimangano sempre in un’altra carrozza.
Solitudine lunga quanto è lunga la vita. Dopo ogni slancio, vano come un getto d’acqua, si deve ritirare in se stessi e ricadere nel calice del proprio cuore. In un punto sulla strada del ritorno, dominarono molto in alto il mare. Il porto sovrastato apparve minuscolo incorniciato dalle sue dighe, con quattro o cinque barche da pesca nere come mosche e lo yacht tutto bianco.
La guida che non aveva detto una parola per tutto il giorno si girò sul suo sedile e indicando il porto, precisò “Lì- Voilà?” E con questa sola ed utile informazione, si guadagnò la sua passeggiata di tre ore in auto, con un onesto compenso.
fonte: J.-M. BOURGET
LA REVUE DE PARIS TRENTE-TROISIÈME ANNÉE
TOME QUATRIÈME
Juillet-Août 1926
PARIS


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