La storia delle ricerche archeologiche ad Agrigento dal Medioevo ad oggi, con contributi di Idrisi, Fazello, Marconi e altri.
Primo interesse per le antichità della Sicilia
Solo nel tardo Medioevo e nel Rinascimento si manifestò un certo interesse per i monumenti antichi della Sicilia. Tra i primi ad avere un certo interesse per le bellezze di Agrigento fu il geografo arabo Idrisi (ca. 1099-1154), che su invito del re Ruggero II visitò la Sicilia e completò il suo lavoro geografico nel 1153. Dante menziona il più famoso agrigentino, Empedocle, come un saggio dell’antichità e il toro di bronzo di Falaride per le grida delle vittime bruciate al suo interno.
Nel XVI secolo Cristoforo Scobar, un sacerdote di origine spagnola e canonico di Girgenti si occupò della storia di Akragas, citando Tucidide, Polibio, Diodoro .
Il domenicano Tommaso Fazello (1498-1570), originario di Sciacca. Con la sua opera De Rebus Siculis Decades, oltre ai fatti storici ci ha dato anche le descrizioni dei luoghi.
Studiosi del XVI secolo e le loro opere
Filippo Cluverio (Cluver o Cluverius) di Danzica (1580-1623), nel 1619 pubblicò il suo libro Sicilia antiqua cum minoribus Insulis adjacentibus, item Sardinia et Corsica, una solida conoscenza delle fonti antiche.
Giuseppe Maria Pancrazi e il suo lavoro
L’opera Antichità Siciliane spiegate del teatino padre Giuseppe Maria Pancrazi, composta da due volumi spessi, si occupa esclusivamente di Akragas e dei suoi antichi resti.
Il suo lavoro ha il merito di essere corredato di incisioni su rame che forniscono una buona immagine della città e dei suoi dintorni all’epoca di Pancrazi.
E’ stato il primo a intraprendere scavi per conoscere meglio la pianta del tempio di Zeus Olimpio. Quasi mezzo secolo dopo, sotto la direzione di Don Giuseppe Lo Presti, il “Soprintendente di Val di Mazzara”, furono intrapresi ulteriori scavi nel tempio di Zeus Olimpio, “che ne fecero conoscere la pianta”. In quest’opera collaborarono Monsignore Alfonso Airoldi, “Custode di Val di Mazzara”, e il marchese Haus.
Indagini del Duca di Serradifalco
Nel libro Antichità della Sicilia, esposte ed illustrate, Domenico Lo Faso, duca di Serradifalco (1783-1863) come presidente della “Commissione di Antichità e Belle Arti”, fece esaminare dallo scultore Valerio Villareale e dai fratelli Domenico e Francesco Saverio Cavallari diverse località della città antica.
Le collezioni di vasi di Giuseppe Panettieri e di Raffaele Politi possedevano una notevole collezione di vasi greci. Dopo il Risorgimento e l’unificazione dell’Italia (1870) sorsero vari studi sull’antica Sicilia, tra cui quelli di A. Holm ed E. A. Freeman.
La monografia su Akragas, di Julius Schubring, si occupò anche di indagini topografiche, Ci volle quasi un secolo prima che venissero nuovamente intrapresi scavi ufficiali.
Scavi del primo XX secolo
Fu il grande merito dell’allora Soprintendente di Siracusa, Paolo Orsi, di aver coinvolto nel 1925 Pirro Marconi per gli scavi ad Agrigento, finanziati dal mecenate inglese Alexander Hardcastle.
L’attenzione di Marconi era rivolta alla città e si concentrava sul periodo in cui essa visse il suo splendore. Oltre ai templi, anche i problemi topografici suscitavano il suo interesse. Il successore di Orsi, Giuseppe Cultrera, limitò la sua attività a restauri necessari e piccoli scavi.
Istituzione della Soprintendenza di Agrigento
Solo nel 1939, con decreto reale, fu istituita la “Soprintendenza alle Antichità di Agrigento”.
Dopo la guerra, Griffo – assistito dal 1952 da Ernesto De Miro – iniziò a sistemare la zona archeologica di Agrigento. Negli anni 1953-1956 furono intrapresi scavi nel quartiere ellenistico, nella zona a ovest e sud dell’Olympieion presso la Porta V, nel santuario delle divinità ctoniche e nell’agorà.
Una nuova fase delle indagini su Agrigento fu avviata con la costruzione del “Museo Nazionale” vicino alla chiesa di S. Nicola (1967).Qui sono stati raccolti i ritrovamenti precedentemente conservati in quattro diversi luoghi, è ora più facile studiare l’intero materiale agrigentino. Dal 1968 al 1969 la “Soprintendenza alle Antichità di Agrigento” fu guidata da Piero Orlandini; dal 1969 la sua direzione è affidata a E. De Miro.


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