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Redentoristi e i Garibaldini ad Agrigento: esisteva un tesoro nella Casa della Congregazione di Sant’Alfonso ?

30 Aprile 2024 //  by Elio Di Bella

L’indomito spirito dei Padri Redentoristi e lo scontro con i rivoluzionari nel 1860 a Girgenti: un episodio poco conosciuto

I Padri della Congregazione del Santissimo Redentore, istituiti da S. Alfonso de Liguori, condivisero il destino dei Gesuiti nella persecuzione come nell’esilio.

Avevano in Sicilia solo tre case, una in un villaggio di Palermo, chiamato l’Uditore, un’altra a Sciacca, la terza a Girgenti.

Questi instancabili lavoratori nella vigna del Signore realizzavano attraverso le loro missioni un immenso bene nelle città e nelle campagne, estirpando i vizi, riformando i costumi del popolo e diffondendo ovunque il seme delle virtù, che sono le vere fondamenta della prosperità sociale.

Storia dei Padri Redentoristi in Sicilia

Per sei o sette mesi all’anno, si facevano missionari, seguendo le leggi del loro istituto, e tali erano le loro fatiche e i prodigi del loro zelo, che suscitavano l’ammirazione di tutte le autorità, così come delle popolazioni della Sicilia.

I vescovi si rallegravano immensamente del loro successo nell’istruzione religiosa del popolo e del loro contributo nell’educazione dei giovani chierici che preparavano al sacerdozio.

La fiducia dei siciliani verso i padri redentoristi

La costruzione della loro vita, la loro distanza da ogni ambizione, il disinteresse manifesto e lo zelo sincero che offrivano in spettacolo, avevano guadagnato l’estima, il rispetto, l’amore e la fiducia dei Siciliani.

È mai stato sentito dire che uno dei Padri di questa venerabile Congregazione si sia immischiato in affari appartenenti all’amministrazione civile, o abbia pensato di intromettersi in una questione che non riguardasse strettamente il bene delle anime?

Ma ciò che in loro faceva ombra ai rigeneratori d’Italia, ciò che attirava sui Redentoristi la sentenza di soppressione e di bando, era proprio che si voleva formare il popolo a una scuola tutt’altro che quella del Vangelo.

Tuttavia, per giustificare di fronte ai Siciliani una tale ingiusta persecuzione, li accusavano di un’accusa supremamente calunniosa, di essere stati con i Gesuiti i sostenitori della tirannia.

Il decreto di Garibaldi

Come tali, il decreto di Garibaldi li colpiva e li cacciava dall’isola sfortunata che non potrà mai dimenticare il loro zelo ardente né le loro virtù esemplari.

A Palermo e a Sciacca, gli esecutori di questa grande misura di iniquità dimostrarono nei loro confronti rispetto e deferenza; il popolo dell’Uditore fece le più vive remonstranze al dittatore, per far revocare la legge che li privava dei loro cari e buoni Padri;

e non avendo potuto riuscirci, supplicarono che almeno la chiesa del villaggio rimanesse affidata a uno di loro.

La popolazione di Girgenti e i Redentoristi

A Girgenti non ricevettero testimonianze della stessa bontà e della stessa riconoscenza.

Senza dubbio la popolazione di questa città era molto affezionata ai Padri Redentoristi che avevano fatto di tutto per soddisfare le esigenze delle anime di tutte le classi di cittadini.

Ma i rappresentanti della rivoluzione erano per questo più esasperati; e, giunta l’ora del trionfo, vollero far pesare su questi virtuosi sacerdoti la crudeltà del loro odio empio.

Persecuzione e Esilio

Il dittatore aveva appena lanciato contro i Liguorini il decreto di bando, che i loro nemici di Girgenti inondarono la loro casa di gente armata, dichiararono tutti i Padri in stato di arresto e li tennero sotto sorveglianza nelle loro proprie celle, vietando l’ingresso del convento anche ai personaggi più alti di quella città.

Non diremo mai con quale amaritudine poi inebriarono questi buoni religiosi innocenti di ogni crimine, tranne quello di aver fatto il più bene che avevano saputo e potuto fare.

Le durezze e le vessazioni derivavano dagli ordini di un certo Giuseppe Belli, giovane educato alla Voltaire, o piuttosto formato sul modello mazziniano, che fu nominato presidente di una commissione per la custodia dei beni mobili e immobili di quella casa.

Sarebbe difficile raccontare qui di quali grida questo cattivo ragazzo assordò i Padri in quei giorni; di quali rimproveri li sovraccaricò, di quali minacce li spaventò; in quante cose trovò l’occasione di vomitare contro di loro il suo fiele atrabiliare.

Pretendeva che gli fosse consegnata una lista generale di archivi che non erano mai esistiti; né il giuramento del rettore della casa, né l’attestazione di coloro che avevano ricevuto la custodia dei loro beni nel 1848, bastarono a placare la sua furia; convocò un giudice e gli dettò un’accusa terribile contro il superiore di questa casa.

Alla ricerca delle posate d’oro

Andando oltre nelle sue esigenze, voleva a tutti i costi una delle posate d’argento, che i Padri riservavano per l’uso degli stranieri, e che mancava tra le nove posate portate all’inventario del 1848;

invano gli fu detto che se questa posata mancava, il superiore non l’aveva ricevuta in custodia dal suo predecessore che non si trovava più nella comunità; che in compenso l’argenteria sacra era molto aumentata:

queste ragioni e molte altre non facevano alcuna impressione su quest’uomo; si sarebbe detto una vipera che, più la si tocca, più essa distilla la sua bava velenosa.

Il verbale dell’argento contenuto negli armadi e nei forzieri appartenenti alla chiesa essendo terminato, questo frenetico ordinava di aggiungervi la pisside del tabernacolo e di pesarla insieme alle particelle consacrate.

L’opposizione dei Redentoristi alle richieste dei garibaldini

I Padri si opposero a una tale profanazione e questa resistenza valse loro essere sommersi di nuovi oltraggi e inondati di nuovo fiele.

Ma la furia del presidente non conobbe limiti quando, dopo aver frugato e rifrugato tutta la casa e dopo aver esaminato i conti, si accorse che il tesoro era vuoto e che la casa era piuttosto in deficit.

– Questo era stato lo scopo di tante vessazioni e preoccupazioni, e vedere sfuggire una preda che si era immaginata splendida lo mise in una rabbia implacabile;

tuttavia, non poteva farne un’accusa ai Padri; i conti dell’amministrazione domestica erano lì davanti ai suoi occhi, e per quanto scrupolose fossero le sue indagini intorno ai numeri, non riuscì a scoprire alcun frode.

Umiliazioni e vessazioni

Infine, dopo 14 giorni di prove, umiliazioni e vessazioni, il nuovo inventario completato, questi poveri religiosi che avevano consumato la loro vita lavorando nell’interesse di questa città e di questa provincia, chiedevano alla commissione alcuni sussidi per il viaggio che dovevano, senza alcuna risorsa, intraprendere in terra straniera;

ma la commissione non volle nemmeno ascoltarli; chiesero che almeno fosse loro permesso di uscire dal convento per implorare la carità di qualche famiglia pia e opulenta; ma nulla poté intenerire questi cuori di tigri.

– Rifiutarono. Il 7 luglio, tutta la comunità, circondata dalla guardia del paese e sotto l’escorte di un membro della commissione, fu condotta alla costa di Girgenti, dove ottenne il passaggio su una piccola imbarcazione che faceva vela per l’isola di Malta.

Eredità e Ricordo

Così partivano questi operai evangelici con il loro superiore che, essendo in preda a violente dolori nefritici, non volle tuttavia chiedere a questi selvaggi la favore di rimanere nell’isola, favore che forse non avrebbe ottenuto.

L’arcivescovo di Malta accolse gli esiliati con la massima benevolenza e la più viva cordialità, e li provvide di una casa detta di San Filippo, nella Genglia, come aveva fornito ai Gesuiti quella di San Calcedonio, tra la Floriana e la Valletta.

I Maltesi considerarono i Liguoriani, così come i Gesuiti, come vittime di una rivoluzione anti-religiosa; venerarono questi uomini che erano stati giudicati degni di soffrire per Gesù Cristo, e amarono ancora di più quella fede che, mantenendo le libertà civili entro i confini della rettitudine e della giustizia, preserva i popoli dall’ignominia di simili atti barbari e inumani.

fonte:

HISTOIRE DE LA RÉVOLUTION DE 1860 EN SICILE.

DE SES CAUSES ET DE SES EFFETS DANS LA RÉVOLUTION GÉNÉRALE DE L’ITALIE

PAR l’Abbé Paul Bottalla.

BRUXELLES 1861

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento, girgenti

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