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TOM MARTEL SICILE TERRE ARDENTE 1955.

Perchè Agrigento si Chiamava Akragas: Origine e Congetture del Nome, Una Storia Incisa tra Miti e Realtà

7 Maggio 2024 //  by Elio Di Bella

Esplora le radici del nome Akragas e i suoi misteri. Scopri le storie di miti e realtà che hanno plasmato il nome di questa antica città siciliana.

L’Alba di Akragas: Fondazione e Primi Anni

Circa mezzo secolo, la costa orientale della Sicilia era tutto caduto in mano ai greci, quando essi pensarono arrendersi padroni anche di quella meridionale.

Gli Eubei ed i Nassi sin dal 735 avanti Cristo aveva fondato Naxos, al capo Schisò, sotto Taormina: i Corinti nel 734 si erano impadroniti dell’isola di Ortigia, che doveva ben presto diventare una delle Siracuse;

i Megaresi, dopo esser passati da Trotilon a Tapso.

Avevano qualche anno dopo fondato Megara, quando, nelle 689 avanti Cristo, una schiera di arditi marinai di Rodi, condotta da un Antifemo e da un Eutimo,

sbarcava sulla spiaggia dove oggi è Terranova e vi fondava Gela.

Ma allora Siracusa, che aveva tranquillamente assistito al rapido estendersi di Naxos, la quale, una dopo l’altra, aveva occupato e fondato Lentini, trotilo, Catana, Callipoli, spingendosi nell’interno fino a Brikinnia,  ed a Eubea;

Siracusa, che non si era preoccupata dei Megaresi, i quali da Trotilo e non passati a Tapso ed a Megara Hyblea;

Siracusa vide certamente in gela un pericolo per lo svolgimento della sua attività coi siculi dei monti Erei, e arditamente cacciando si in mezzo ad essi, occupò Acre e Casmene,

e poi, giunge all’interno ancora, anche Enna, l’ombelico della Sicilia, la patria sacra di Cerere.

I nomi delle città siciliane

Quindi, siccome Megara, per uscire dalle strette in cui trovavasi sul golfo di Augusta, coi Dori  al nord ed i Corinti al sud, mandava con ardita risoluzione una sua colonia sino a Selinunte,

scendeva anch’essa nel 559, sulla spiaggia meridionale, e vi fondava Camarina, laddove oggi è la piccola borgata di Scoglitti.

Tre città così, greche ed in ogni modo ben presto ghettizzate, venivano a contrastarsi ed a sfruttare il dominio di quello che allora si diceva il Mar siculo,

alla quale con la sua posizione assicurava l’alta sovranità di tutto l’angolo sud – est dell’isola;

Gela, emanazione di Rodi, e perciò dorica, che tentava e riusciva ad imporsi agli siculi tra il Dirillo e il Salso od Himera meridionale;

e Selinunte, dorica anch’essa, che mirava forse al dominio dell’angolo occidentale, dove si era ridotta una delle ultime colonie fenice, Mozia, e dove ancora predominavano gli Elimi senza contare la vecchia Macara,

da un pezzo diventata Minoa, e forse anche cambiata, o prossima cambiassi in Heraclea, la quale, posta sul Capobianco, presso Alyco,  come emanazione di Creta, doveva anch’essa avere delle simpatie per i Dori.

Ma rimaneva libero ancora tutto il grande tratto tra Gela è minore, la spiaggia dominata, specialmente tra l’Himera meridionale e l’Alyco, dalle popolazionisicane, ancora così misterioso per noi,

e nelle cui vicinanze, ma sempre sulle montagne, erano Inico e Camico, le due regie famose di Cocalo, Onface ed Herbesso, Cacuro e Crasto, ed altre minori,

delle quali solamente alcuni nomi guasti ed incerti ci rimangono, – era naturale che ad essa ora si rivolgessero gli occhi dei colonizzatori.

Supera di essere Siracusa, che da Enna accennava a scendere a questa spiaggia, così come da Acre e da Casmene era scesa a Camarina, –

o piuttosto perché, venuti relazioni intime coi sicani, acquistarono la sicurezza di potervisi stabilire senza pericolo, che i greci concepirono ed attuarono il disegno di impadronirsene?

La fondazione di Akragas

Noi non lo sappiamo; certo si è però che nel  581 avanti Cristo, 18 anni dopo la fondazione di Camarina, una colonia di Geloi, guidata da Aristonoo e Pistillo, sbarcò sulla spiaggia che oggi dominata da Girgenti,

e su di un piccolo altopiano a poca distanza da essa, fondò la città di Akragas o di Akragante, che romani più tardi dissero Agrigentum e i Musulmani Gergent.

Tucidide, da cui si traggono le notizie che sembrano più attendibili sulla colonizzazione greca della Sicilia, parlando della fondazione di Akragas,

ci dice che questa si diede il nome del fiume presso il quale venne a sorgere, precisamente come era avvenuto per Gela;

e questa notizia, tanto nell’antichità quanto nei tempi moderni, è stata generalmente ritenuta così soddisfacente, c

he gli storici nostri l’anno all’occasione ripetuta senza pensarci su tanto, e senza domandarsi se proprio si poteva accettare senza almeno un filo di dubbio.

Teorie e Miti: Le Diverse Origini del Nome Akragas

Olimpia infatti, per ricordare solo alcuni scrittori classici, laddove ci dice che il fiume che scorre a mezzo di Akragas portava il suo nome, sembra confermare l’affermazione di Tucidide,

specie se si pensa che sui tempi doveva esser diventata comune la credenza che tutte o quasi le città erano nominate dal fiume presso il quale ognuno sorgeva.

E Stefano bizantino ci ripete la stessa cosa, sull’autorità di Duri Samio, così come ce la ripete lo scoliaste di Pindaro, annotando nella seconda Olimpica, laddove il grande poeta chiamava Akragas “sacra stanza del fiume”.

Ciononostante, per quando quest’opinione, che diremo tucidea, sembrasse dominare, altre gliene sorsero al fianco sin dai tempi antichi, che dovettero farle una concorrenza non indifferente.

Stefano infatti, dopo riferita all’opinione di Duri sopra ricordata, ci fa conoscere ancora che eravi chi pretendeva che Akragas aveva avuto il suo nome da un semidio,

da un figlio di Giove di Asterope, chiamato precisamente Akragas.

È lo stesso autore, continuando il suo articolo, aggiunge che secondo altri Akragas, o piuttosto Akragantes (giacché questo il nome che gli riporta) fosse stata così denominata dalla grassezza o dalla fertilità dei suoi campi.

Quale meschino valore peraltro queste due ultime ipotesi possono avere non è chi non veda, appena il più piccolo esame.

La storiella di Akragas, figlio di Giove e dell’oceanide Asterope, che nessuno scrittore all’infuori di Stefano, ci ricorda, non è che una creazione tardiva, di pura scuola, fatta per dare la città un’origine assolutamente superiore.

 Deificarono il fiume, secondo l’uso greco, e stabilito, come ci dice Eliano, di onorarlo sotto l’aspetto di un grazioso fanciullo,

fu naturale il supporre originaria quella che era soltanto la sua estrinsecazione sì da fare un patrono di ciò che era dovuto nascere come simbolo.

Akragas nella Storia: Dai Greci ai Romani

E quanto a quella della terra grassa, che pur piacque al Fazello e al Cimarelli  di ripetere, non può essere che una creazione più tradiva ancora, nata dalla latinizzazione del nome Akragas fatta dai Romani.

Agrigentum infatti si riduce così facilmente ad agri, plurale di ager, campo, ed a gentem, cattivo genitivo plurale di gens, gente, c

he la sua spiegazione di “campi delle genti” deve per forza far pensare alla loro fertilità.

Ma questa bella etimologia, che è una vera parafrasi del nome originario interpretato alla latina, non è che una etimologia popolare, assai simile a quella che nei tempi moderni, interpretato il nome latino alla siciliana, ha dato il proverbio:

Girgenti, agra genti, nel quale l’agri latino è spiegato con l’agra del nostro dialetto, che non significa più campi, ma acre, acida.

C’era, è vero,  oltre queste anche un’altra spiegazione del nome Akragas, che si credeva di poter ricavare dal famoso epigramma contro Acrone attribuito ad Empedocle,

nel quale questo nome è messo in relazione col greco άκροσ, col significato di alto.

L’Importanza di Akragas: Impatti Culturali e Politici

Ma poiché a questo modo non si chiarisce, se mai, che la sola prima parte del nome, non si lascia comprendere che relazione ci può essere tra la qualifica di alto il fiume, al quale in origine il nome doveva appartenere,

non è venuto che essa, come le altre due, non è stata tenuta in alcun conto, è, secondo il principio di facevamo, anche i moderni scrittori non hanno saputo far di meglio che ripetere la notizia di Tucidide, e cioè che la città greca di Akragas.

Il suo nome aveva preso da quello del fiume.

Due soli scrittori, peraltro, per quanto a noi è dato di saperne, in tempi relativamente ricerche recenti, cercarono contrastare alla comune opinione: il piccone ed il casus belli.

Il Picone, che dalle memorie della sua patria che delle memorie della sua patria fu cultore appassionato, (e che del resto lasciò un volume che è pe tempi in cui fu scritto non era privo di valore,

ed anche oggi può sempre servire come raccolta di materiale), nello esaminare il nome di Akragas, credete di poterlo scomporsi in άκρά, altura e γά, terra forma dorica di γη.

Senonché, invece di leggerlo, dopo ciò, come parrebbe naturale, “terra alta”, ricorse ad una ingegnosa congettura:

ricordò che Venere aveva il soprannome di άκρεά, e supponendo che l’aggettivo fosse stato usato invece del nome della dea, disse che Akragas significa “terra di Venere”.

Disgraziatamente, per arrivare a questa conclusione, egli dimenticò parecchie cose, che pure non sono prive di importanza.

Ricerche e Scoperte Recenti: Nuove Prospettive sul Nome di Akragas

Il non volere tradurre, infatti, άκρά  in alta o somma, per la ragione che in tal caso il nome non sarebbe stato esclusivo di Akragas,

non è veramente una ragione, giacché l’esservi ben altre città sulle alture che non tutte si dicono άκρά

non prova che Akragas non potesse tener per conto suo avere il significato di alta, specialmente quando si pensa che, per quanto molti paesi sorgono in luoghi eminenti,

ben altre caratteristiche possono aver determinata la scelta del loro nome, all’infuori dell’altezza.

Nei tempi antichi stessi, perciò, noi, tra tante città poste sulle montagne, solo Acre, ( e sino a certo punto anche Acrilla che ne sembra un diminutivo) troviamo col nome accennando dalla posizione alta; è in quelli saraceni,

non tutte le città dei monti si dissero calata o gibel, come Calatamauro o Gibellina; così come oggi neanco tutte si dicono monte, come Monte San Giuliano o Montevago;

giacché, per quanto certi nomi caratteristici si ripetano nella toponomastica, non è proprio detto che si debbano trovare sempre là, d

ove quelle caratteristiche si ritrovano, se no Entella, Triocala, Henna, che erano sicuramente sulle montagne, avrebbero dovuto avere un nome diverso da quello che ebbero.

Akragas e Venere

E quanto il voler vedere nell’ άκρά una  riduzione di άκρεά, per poi da questo aggettivo risalire a Venere, è una svista più grave ancora della prima, anzitutto perché l’aggettivo άκρεά non esclusivo di Venere,

e poi perché non si saprebbe comprendere che relazione avesse potuto avere Venere col paese ove sorse Akragas.

Come άκρεά, infatti, era detta Venere, e precisamente la Venere Urania, άκρεος  era detto anche Giove, e i Corinti anzi avevano una Hera άκράιά derivando tutti l’aggettivo dal fatto che avevano culti nei luoghi elevati.

Fra tre deita quindi che rispondono  all’attributo prescelto, non si vede perché ci dobbiamo proprio fermare a Venere  anziché ad un’altra,

quando nessun ricordo preciso si ha  del culto di questa dea in Akragas, e quanto invece è sicuro che c’era in essa un tempio di Giove atabirio o polieo,

e quando l’ostinazione dei semidotti ha fatto diventar proprio di uno dei suoi tempi il nome di Hera o di Giunone. Di Venere, è vero, sia il ricordo che i compagni di Minosse le avessero innalzato un tempio presso la tomba del loro re;

ma anzitutto questo tempio era in pianura, presso un fiume; poi la Venere che in Sicilia ebbe culto (e ce lo mostra Erice), più che la Urania fu la Militta o la Astarte,

che, prima ancora della venuta dei greci, i Fenici e le altre genti dell’Asia minore vi avevano portato.

L’ipotesi dello storico Giuseppe Picone

Tutto sommato, così non pare che l’ipotesi del Picone possa ragionevolmente sostenersi al lume della critica spassionata, noi siamo costretti a metterla da parte, come quelle precedentemente ricordate; preparandoci, del resto, a far lo stesso di quella del Caruselli.

Il quale, vedendo bene che dall’Asia minore era dovuta partire la prima civiltà del Mediterraneo, ma volendo ad ogni costo attribuirla ai Cananei,

(senza pensare che migliaia di anni prima di essi c’erano gli Ittiti e gli Akkadi e le altre popolazioni né arie, né semitiche che lo studio delle iscrizioni cuneiformi ha rivelate),

non seppe che far corrispondere l’ άκρά di Akragas ad una ripercussione del nome di Acri, città della fenicia, sì da spiegare Akragas per “la terra di Acri”, o meglio per la terra delle genti, secondo lui, venuti da Acri.  

Le idee incomplete, come le preconcette, non possono che guidare all’assurdo; e poiché l’assurdo, come le ingenuità antiche, non può certamente soddisfare,

non vorrà essere inutile che noi, approfondendo la questione, cerchiamo di venire ad una conclusione più accettabile.

Salvatore Raccuglia il nome di Akragas critiche congettura, Rivista di storia, archeologia, folklore della provincia di Girgenti, 1 luglio 1912, anno primo, numero uno.

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento, akragas

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