Esplora la Rupe Atenea, gioiello di Agrigento. Scopri le antiche grotte e le storiche costruzioni manufatte che raccontano secoli di storia. Visita ora per un viaggio indimenticabile nel passato.
La Rupe Atenea e le cose notevoli che essa presenta
1. La Rupe Atenea offre certe peculiarità, le quali ritengo non siano mai state rilevate da alcuno.
La Geografia della Rupe Atenea
Essa si divide in tre zone distinte che presentano aspetti marcatamente diversi: l’oriente, il centro, e la parte occidentale.
La parte di mezzo era costituita da un profondo incavo sulla viva roccia, e che oggi, con mio rincrescimento, comincia ad essere colmato.
La cavetta
È chiamato la cavetta, perchè costituì la principale cava di pietra dell’antica città, quella che poté fornire gli enormi blocchi, coi quali venne fabbricato il tempio di Giove Olimpio: era dunque una grande latomia, e per ciò stesso non poteva formare parte della città propriamente detta.
La parte occidentale
2. La parte occidentale della Rupe Atenea offre come nota caratteristica l’esistenza di molte grotte incavate nella montagna, e specialmente lungo la sua parte alta.
Dato che la nave è stata quasi tutta colmata, non è più il caso di sapere o indagare se dall’altezza della piazza Vittorio Emanuele sino in fondo, dove arrivava il taglio di Empedocle, vi siano state delle grotte in questo estremo confine della Rupe.
Eppure posso attestare un fatto che all’uopo potrà essere controllato presso gli uffici provinciali: parecchi anni orsono; allorché il cantone Sud – Ovest della Caserma dei Carabinieri dovette essere riparato,
scavando sino alla profondità di 20 e più metri fu rinvenuta una grotta incavata nella montagna, che si dovette riempire per evitare possibile crollamento coi danni conseguenti alla fabbrica superiore.
Questo fatto, autorizza a credere che altre grotte si potessero trovare anche a quella profondità.
tra l’Archivio Notarile e la chiesa di S. Calogero,
All’altezza dell’attuale suolo stradale, tra l’Archivio Notarile e la chiesa di S. Calogero, esiste una grotta molto spaziosa, munita di porta; ma se si osserva bene, si rileverà che dinanzi ed ai lati la medesima roccia presenta tracce di altri quattro incavi o grotte praticate attorno a quell’ultima rimasta intera, e che furono tagliate allorquanto venivano costruiti la chiesa di S. Calogero e poi l’Archivio notarile. Quivi dunque (ed era a mezza costa del taglio di Empedocle) fu costruito un intero sistema di grotte, anziché una grotta isolata.
Sopra le medesime ne esistono altre tre: una, sebbene modificata è tuttavia riconoscibile nel villino De Angelis; una seconda munita di porta, sullo stradale che conduce a S. Vito sottostante alla Villa Garibaldi; ed una terza al di sopra di quest’ultima, nella Villa Garibaldi, ed è addetta a uso di legnaia.
Inutile ogni indagine relativamente agli spazii occupati dalla Villa pubblica e dall’ex chiesa e convento di S. Vito, oggi carcere giudiziario con bastioni ed opere di difesa, giacché ben si comprende che la faccia dei luoghi è stata cambiata in occasione delle relative costruzioni ed adattamenti, e quindi passo a fare menzione di quelle case, che si trovano nelle terre attigue alle carceri, nel fondo Pagliani: l’ex selva dei Monaci di S. Vito.
Le Grotte della Rupe Atenea: Segreti del Sottosuolo
Quivi in una estensione limitata si rinvengono parecchie grotte, una delle quali in alto a forma di un angolo retto, ma quello che mi preme di rilevare è che vi esiste un altro sistema di cinque grotte spaziose che comunicano l’una con l’altra. Se non mi inganno, esse corrispondono nel loro concetto a quelle altre notate nei pressi della chiesa di S. Calogero, e dimostrano che non avevo giudicato male quelle tracce ancora esistenti.
In ultimo noto che sulle alture del fondo stesso si riscontra un’altra grotta, che finisce con una buca profonda da 20 a 30 metri.
Da questo fondo poi sino alla cima della Rupe Atenea ed a preferenza lungo la cresta si rinvengono altre grotte, di cui l’ultima è quella incavata sul pogginolo, che ne forma il culmine, nel lato Ovest, e che guarda la via che va a S. Vito fin sulla cima della Rupe; essa però fu munita di porta del suo ex proprietario, Dott. Salvatore Bonfiglio.
L’importanza Storica delle Costruzioni Manufatte
Ora, la presenza di tutte queste grotte ancora esistenti, (e chi sa quante altre ne sono state cancellate dalla mano dell’uomo nelle località sopra mentovate, ed in quelle altre che si vedono manomesse, come a dire la Villa Picone, il camposanto vecchio, la polveriera militare, parecchie cave di pietra) ed il fatto che esse si riscontrano in maggior numero presso l’estremo limite delle mura Nord – Occidentale;
opere di difesa ?
mi fanno pensare si dovesse trattare di opere di difesa, anzi che di costruzioni di privati: basti notare che quelle presso la chiesa di S. Calogero e le altre adiacenti erano situate sopra il taglio di Empedocle, cioè sopra un precipizio, per farci tenere lontana l’ipotesi di abitazioni private, in cui la presenza di donne e fanciulli non era possibile pel pericolo di ruzzolare là in fondo.
Questa la mia impressione; in ogni modo mi basta di avere cosi indicato resistenza di queste opere antiche nella speranza che altri, possa un giorno darci la dimostrazione del tempo, in cui esse furono scavate, e dell’uso, al quale furono destinate.
I muraglioni
3.Un’altra cosa degna di osservazione, si trova alle terre sottostanti al camposanto vecchio ed alla polveriera militare; vi affiorarono vari muraglioni antichi tino ad attaccare con quel pogginolo, che formò il culmine della Rupe Atenea.
le mura di Falaride ?
Istintivamente quasi vien di pensare alle mura erette da Falaride allorché preparava il suo colpo di stato; ma mi affretto a dichiarare che si tratta di una semplice impressione e reminiscenza, che avrebbe bisogno di molte indagini per potere diventare giudizio.
Io ed il dott. Bonfiglio mentovato ne abbiamo fatto cenno al Sovraintendente del tempo, prof. Salinas, che abbiamo condotto sui luoghi; e lo stesso convenne con noi che si trattasse di opere antiche, di cui aspettiamo la spiegazione.
Un fabbricato antico
4.In fine il dottor Bonfìglio, quando era proprietario della Rupe, scopri sulle alture, in vicinanza della spianata terminale gli avanzi di un importante fabbricato antico, e nel suo mezzo, l’ingresso ad un meato sotterraneo incavato nella roccia.
In quel torno di tempo un contadino rinvenne un elegantissimo grifone in bronzo, il quale fu acquistato ed è tutt’ora posseduto dal Comm. Caratozzolo. (I ritrovatori di oggetti antichi non dicono mai dove li hanno trovati, e si capisce il perché)
la voce pubblica in Agrigento accennava a quel tale meato sotterraneo della proprietà Bonfiglio e poco alla volta, accreditata la versione, si venne financo a sostenere che quella era stata la tomba del medico Acrone, ed il grifone uno degli ornamenti mortuarii.
La parte orientale della Rupe Atenea
5. La parte orientale della Rupe Atenea: della lunghezza di quasi un chilometro, è formata dal dorso nudo della montagna, liscio ed a forte pendio, dove non si forma l’humus vegetale e quindi non permette alcuna vegetazione.
Per questa speciale costituzione ogni taglio alla superficie si osserva chiaramente, sicché possiamo affermare che all’infuori delle opere di cui parlerò, giammai nessuna costruzione vi fu praticata.
Il tempio in antis
Verso l’estremità Est, dove la rupe degrada sensibilmente, fu tagliata una spianala di 80 passi di lunghezza per 28 di larghezza (queste misure appartengono allo Schubring, e data l’entità della cosa non vale la pena di controllarne l’esattezza).
Nel centro della spianata fu eretto un tempio in antis, pertanto siamo autorizzati a crederlo antichissimo.
Due vie egualmente incavate nel vivo sasso conducono dai piedi della collina al tempio: l’una volge verso Oriente, l’altra in senso opposto; e poi mediante curve vanno ad immettere alle due estremità della spianata.
i solchi lasciati dalle ruote di carri
Sull’una e sull’altra via si osservano i solchi lasciati dalle ruote di carri marcatamente impressi sulla roccia; l’intervallo tra i due solchi, misurato dallo Schubring, è di m. 1,37, tale quindi doveva essere la larghezza dei cocchi agrigentinti.
Il fatto di quei solchi così fortemente impressi dimostra che quelle vie furono molto frequentate e che si accedeva al tempio sopra numerosi carri, specie in occasione di processioni sacre.
L’opinione comune vuole che quell’edificio sia stato dedicato a Cerere e a Proserpina. Sulla sua cella poi venne innalzata la chiesa campestre di S. Biagio.
un altro taglio sulla roccia
6. Sulle alture di questa parte Orientale della Rupe Atenea, ad un centinaio di passi dal vertice si osserva un altro taglio sulla roccia; lo ritengo antico, perciò ne faccio menzione, pur dichiarando di non sapere spiegare a quale scopo sia stato fatto.
È di proporzioni limitate; il lato Sud è di m. 31, 50; dalla parte Ovest misura m. 11, 60 dalla parte di Nord non ha un fronte unico, ma parecchie rientranze; ed in complesso misura m. 27, 20.
Non credo ivi sia stata una latomia, perché la nostra pietra conchiglifera negli strati superiori diventa friabile e perciò non adatta alle costruzioni.
Non credo neppure quel taglio destinato alla costruzione di qualche tempio per parecchie ragioni, e principalmente a causa di quelle rientranze della roccia.
Potrei crederlo solamente fatto come un provvisorio ricetto a militi o ad osservatori nei tempi in cui la città si trovava assediata.
Ad ogni modo, oltre queste due opere manufatte nessun altro taglio subì la roccia viva; niente altro vi si osserva, eccettuati gli avanzi del vecchio bersaglio della Guardia Nazionale.
opere costruite sotto la superficie.
7. La cosa più notevole di questa parte della Rupe Atenea consiste nelle opere costruite sotto la superficie.
La nostra pietra è un tufo conchiliare dall’epoca quaternaria: come una spugna assorbe l’acqua piovana, che vi batte sopra per trasmetterla agli strati inferiori dando origine a sorgenti d’acqua potabile.
Gli Agrigentini conoscendo questa proprietà della roccia, la utilizzarono scavando in tutto il territorio circostante alla Civita degli acquedotti.
la sorgente più importante della città
Quanto al gran masso costituente la parte orientale della collina Atenea pare che abbiano pensato di adibirla ad uso di grande lambicco per ottenerne la sorgente più importante della città, dentro l’ambito, anzi dentro le mura della città stessa; ed appunto perciò non abbiano voluto covrirne di fabbricati la sua superficie.
Certo in occasione degli assedi sostenuti, Agrigento dovette arrendersi per la mancanza di vettovaglie, ma noti per mancanza di acqua.
Per raggiungere lo scopo i cittadini scavarono una rete di meati sotterranei — lo Schubring ne contò sino a trenta — dai quali l’acqua filtra goccia a goccia, e raccogliendosi in canaletti impermeabili va ad immettere in un’arteria principale.
Quel lavoro di drenaggio dà ancora l’acqua più bella di cui gode Agrigento, sebbene per varie ragioni, il suo volume è assai ridotto: la chiamiamo acqua di Bonamurone dal nome del luogo in cui è sita la fontanella; gustata alla fonte, specie nei mesi caldi, è deliziosamente potabile.
Michele Caruso Lanza, Osservazioni e note sulla topografia agrigentina, pp.159-165


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