Scoprite la storia affascinante della Cattedrale di Agrigento, dalla sua fondazione da parte del Conte Ruggero nel 1093, ai restauri e alle modifiche successive che hanno plasmato il suo aspetto attuale. Un viaggio nel tempo tra arte, architettura e storia.
Il Conte Ruggero e la Fondazione della Cattedrale di Agrigento
Il Conte Ruggero, normanno, dopo di aver debellato i Saraceni ed espugnata Agrigento, chiamò dalla Borgogna Gerlando suo congiunto,
e lo designò come Capo della Chiesa Agrigentina alla quale, con suo diploma del 1093, fece delle concessioni.
Nel 1096, lo stesso Conte Ruggero, su, consiglio di Gerlando dispose che invece con il rito Greco, venisse celebrato con il rito Latino.
Nell’anno 1099, Urbano II con sua bolla ratificò quanto fatto dal Conte Ruggero e diede a Gerlando ed ai suoi successori la dignità di Vescovo.
Molti scrittori, equivocando sul diploma di Ruggero, hanno scritto che la Cattedrale agrigentina venne fondata dal Conte Normanno nel 1093.
Gerlando e la Transizione al Rito Latino
Ciò, invece, è dimostrato errato, poiché per la stessa testimonianza dei familiari di S. Gerlando lo stesso Gerlando,
dopo essere eletto legittimamente Vescovo, fece erigere dalle fondamenta il tempio, con le oblazioni dei fedeli.
II Sacro Tempio fu completato nello spazio di 6 anni e dedicato alla Madonna Assunta ed a S. Giacomo.
La Cattedrale di Agrigento, dunque, venne iniziata a costruire nel 1099 e completata nel 1105, per opera di S. Gerlando.
Ma non è quella che vediamo oggi!
Nei secoli successivi essa venne ingrandita e subì rimaneggiamenti ed abbellimenti.
Miti e Realtà: Sfatare le Leggende sulla Cattedrale
È una vera favola che la Chiesa sia stata eretta sopra un antico tempio greco dedicato a Giove Atahirio o Polieo.
Poiché il mio studio riguarda il soffitto ligneo e non la Chiesa, mi limito alle date più salienti che riguardano il monumento.
Cruenti lotte accaddero fra i saraceni agrigentini ed i Cristiani.
I vescovi e la cattedrale di Agrigento
Il Vescovo Ursone venne catturato e tenuto prigioniero dai saraceni nel Castello della Guastanella per molto tempo.
Vennero in queste lotte distrutte e danneggiate le Chiese di Agrigento da parte dei Saraceni ed anche la Cattedrale subì forti danni.
Nel giorno di S. Biagio, il 3 Febbraio 1214 – 3’ Ind., morì il Vescovo Ursone.
Il Vescovo Ursone venne catturato e tenuto d’antica famiglia napoletana, che gli successe nel restaurare la Chiesa, riducendola a più forma e nel 1248 venne riconsacrata,
il secolo dopo, dal Vescovo Matteo II de Fugardo (1363-1388) palermitano,
che la trovò in cattive condizioni e per farla restaurare ottenne dal Papa Urbano VI una bolla
con la quale veniva fatta l’indulgenza a coloro che davano elargizione per il restauro della Chiesa.
Vescovo Agatone (1389-1392) cedette i suoi beni alla Cattedrale di Agrigento esprimendo il desiderio che essa venisse dedicata a S. Gerlando,
eccoci, finalmente, al nostro Vescovo, Giuliano Cibo (1306-1337), genovese, fece eseguire diversi lavori di restauro ed ampliamento della Cattedrale:
Il Soffitto Ligneo: Un Capolavoro del 1518
Il tetto ligneo della Cattedrale agrigentina venne eseguito nel 1518 e non alla fine del 1500 o ai primi del 1600 come ritiene il Lanza.
Qualche altro scrittore lo ritiene, addirittura, del 1400 !
In una « Guida di Agrigento » si legge, infatti:
«il soffitto è di legname in varie guise artisticamente intarsiato (sic !) e dipinto con affreschi (sic !) del Sec. XV, specie sotto il Vescovo Giuliano Cybo ».
Quando l’intaglio viene chiamato intarsi e la pittura su legno viene chiamato affresco, si può anche passar sopra a qualsiasi errore di datazione che io scrittore commette!
Il tetto è composto da 12 capriate con catena, senza monaco. Ai lati delle catene stanno mensole riccamente scolpite, con un rosoncino pendulo.
Nel centro di esse v’è una parte pendente con foglie scolpite e stemmi di alcuni Vescovi; fra le capriate i cassettoni con 4 rosoni scolpiti per parte. Nella parte centrale altri rosoni.
I puntoni sono decorati con figure di Santi:
2 per ogni trave, lo stesso le catene.
I Restauri del XVII Secolo e la Rinascita della Cattedrale
Mentre, però, le decorazioni dei puntoni sono quelle originarie del 1518, quelle delle catene vennero eseguite nel secolo seguente.
Nei puntoni, dipinti nel Sec. XVI, si vedono le figure di: S. Apollonio, S. Nicolò. S. S. Giuliana, S. Agostino, S. Gregorio, ecc.
Decorazioni a tinte calde, degne della massima attenzione e relativamente abbastanza conservate.
Morto il 17 Maggio 1674 il Vescovo Francesco Giuseppe Crespos De Escobar, salì sulla Cattedra Agrigentina il francescano Frate Francesco Maria Rhini, palermitano.
Egli provvide a restaurare ed abbellire la Cattedrale, nell’anno 1688, come è consacrato in una lapide nella stessa Chiesa
le vicende del soffitto
Dai documenti inediti da me rinvenuti nell’Archivio della Chiesa stessa, si rilevano le vicende del restauro del soffitto .
Nei primi mesi del 1685, come misura preventiva per il pericolo che presentava il soffitto ligneo, venne disposto il puntellamento delle capriate.
Il 20 Marzo 1685 vennero corrisposte onze 2.13.5 al Maestro Simone Mancuso « per apponi eli are li bordoni seti legnimii della nave di detta Cattedrale » (Vedi Documento N. 1).
Tre anni, però, trascorsero prima che si provvedesse al restauro del soffitto.
I lavori relativi vennero eseguili nell’Agosto 1688 ed il 10 Settembre XII Ind. risultano ultimati.
La spesa fu rilevante per quei tempi: onze 276.2.10 pari a L. 3.520 circa .
Dalla nota di spesa si rileva che vennero acquistati e messi in opera otto « bordoni » (travi grossi per catene di capriata), alcuni travi e tavole di castagno.
Il tetto ligneo
I lavori consistettero nella sostituzione di otto catene delle capriate e nella rifazione di un tratto di soffitto cadente.
Per tirare sù i pesanti legnami, vennero acquistati degli argani, posti sopra l’alto ponte che venne eretto per lo scopo.
I legnami e gli argani vennero acquistati in Trapani, ed il tutto trasportato per via di mare. da Trapani alla marina di Agrigento (P. Empedocle) e, poi. alla Cattedrale di Agrigento.
I legnami tolti d’opera («bordoni») vennero portati in magazzino e di essi due vennero — nel 1693 — venduti al Principe di Traina: a prezzo dei due bordoni venduti al Principe della Trabia ».
Quali furono le travi sostituite?
Di due di esse abbiamo l’assoluta certezza: la 4. e la 6., a contare dal cappellone verso la porta maggiore, recanti la data: 1688.
Per le altre sei si può arguire siano state la 2., 5., 6., 7., 8., e 12. che recano lo stemma del Vescovo di allora; e ciò tenendo conto anche dell’esame estetico delle decorazioni.
In queste otto travi le figure dei Santi e le decorazioni floreali, sono state dipinte ex novo nel 1688;
in alcune altre travi sono state restaurate; in altre son rimasti intatte quelle del 1518.
Le figure decorative ed i restauri sono stati eseguiti, nel modo seguente:
(Dal Cappellone verso la porta maggiore)
1. Trave: Due Santi senza dicitura (antica pittura del 1518 lasciata intatta); 2. Trave: e S. Gerlando, S. Ermogene (pittura del 1688); 3. Trave: S. Pietro S. Paolo (antica pittura del 1518 lasciata intatta); 4. Trave: S. Gregorio Magno – S. Potamione (datate 1688); 5.Trave: « S. Giovanni
Ev. – S. Matteo (pittura del 1688): 6. Trave: S. Simone – S. Taddeo (datate 1688):
7. Trave: S. Giacomo Maggiore – S. Giovanni (pittura del 1688): 8. Trave: S. Giacomo Minore – S. Matteo (pittura del 1688); 9. Trave: S. Filippo – S. Bartolomeo » (pittura del 1688)-
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