La storia di Giacomo Lo Presti, mastro d’ascia tormentato dai suoi demoni, in una novella ambientata nella Porto Empedocle di fine ‘600. Tra follia e mistero, un viaggio nell’animo umano.
Porto Empedocle: scenario di un dramma esistenziale
Il sole di Porto Empedocle picchiava implacabile sul ponte della “San Giovanni”, la feluca che trasportava merci e persone verso l’ isola di Malta. Tra i passeggeri, un giovane mastro d’ascia, Giacomo Lo Presti, dai modi garbati e l’aria onesta, celava un’inquietudine che rodeva la sua anima come la salsedine le assi della nave.
Giacomo Lo Presti: un uomo in fuga dal suo passato
Giacomo, partito con la promessa di un impiego presso i cantieri navali maltesi, si era imbarcato con la speranza di lasciarsi alle spalle un passato oscuro, fatto di rimorsi e segreti. Ma il mare, si sa, ha la capacità di riportare a galla ciò che si vorrebbe dimenticare.
Le giornate a bordo si susseguivano lente e monotone, scandite dal ritmo delle onde e dai lavori di manutenzione della nave. Giacomo, tormentato dai suoi pensieri, trovava difficile integrarsi con gli altri marinai, uomini rudi e abituati alla durezza della vita di mare.
L’incontro fatale con il nostromo Santo Carcione
Un giorno, mentre era intento a riparare una falla nella stiva, Giacomo incrociò lo sguardo del nostromo, Santo Carcione, un uomo dal volto segnato dal sole e dagli anni di servizio in mare. Tra i due uomini nacque una strana tensione, un’antipatia istintiva che li portò a scontrarsi verbalmente.
Durante quella lite, Giacomo estrasse un coltello e pugnalò Santo Carcione che cadde a terra e gridò: “Aiuto, mi ammazza, assassinio, assassinio!”.
La violenza improvvisa e il baratro della follia
Venne salvato dall’intervento di alcuni uomini dell’equipaggio che sentirono le grida e immobilizzarono in tempo Giacomo, che, in preda al delirio, si dibatteva e urlava frasi sconnesse. Il giovane mastro d’ascia, fino a quel momento considerato un uomo pacifico e responsabile, era improvvisamente precipitato in un baratro di follia.
Il capitano della “San Giovanni”, uomo di esperienza e buon senso, decise di non consegnare Giacomo alle autorità maltesi, ma di sbarcarlo a Porto Empedocle, affidandolo alle cure della sua famiglia.
Tornato a casa, Giacomo fu rinchiuso in una stanza buia, in preda a febbri e deliri. La madre, donna Carmela, lo vegliava giorno e notte, con il cuore spezzato dal dolore e dalla vergogna.
Il ritorno a casa e il mistero irrisolto
Cosa era accaduto a Giacomo? Era stato davvero la follia a spingerlo a compiere un gesto così efferato? O forse, come sostenevano alcuni, era stato vittima di un sortilegio, di una maledizione lanciata da qualche nemico segreto?
Nessuno seppe mai dare una risposta certa. Giacomo, segnato per sempre da quell’episodio, visse il resto dei suoi giorni in un limbo di solitudine e alienazione, prigioniero di un destino che lo aveva condotto in un labirinto senza uscita.
La sua storia, avvolta nel mistero e nell’incertezza, rimane a testimonianza della fragilità della mente umana, capace di precipitare nell’abisso senza preavviso, lasciando dietro di sé solo dolore e sgomento.


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