La storia di Abramo Vinciguerra, il becchino di Girgenti accusato di un furto sacrilego nel XVII secolo. Tradimenti, avidità e la macabra verità sulle sepolture dell’epoca
Abramo Vinciguerra: un uomo onesto alla ricerca di riscatto
Nell’aprile del 1676, Abramo Vinciguerra, un girgentano vedovo, si apprestava a convolare a nozze per la seconda volta. La sua promessa sposa era Giacoma Di Marco, vedova a sua volta di Pietro Di Marco.
Abramo lavorava come assistente del becchino al cimitero di San Vito, un luogo a lui familiare sin dall’infanzia.
L’accusa infamante: il furto del lenzuolo funebre
L’anno seguente, Abramo si trovò a dover rispondere alle accuse del suo ex datore di lavoro, Giacomo Cuccuini, il becchino capo. Cuccuini lo accusava di aver rubato il lenzuolo funebre dalla salma di una donna sepolta un mese prima.
Giacoma Di Marco: tra amore, tradimento e vendetta
Abramo negò con fermezza, ma Giacoma, la sua promessa sposa, si presentò in tribunale, contraddicendolo e accusandolo di averle dato quel lenzuolo.
Abramo fu interrogato e costretto a confessare di aver dormito fuori casa, che si trovava nell’orto della Giudecca, a seguito della lite con Giacoma.
La donna, evidentemente furiosa, era disposta a testimoniare contro di lui.
La macabra verità sulle sepolture del ‘600 a Girgenti
Durante l’interrogatorio emerse una verità sconcertante: al cimitero di San Vito, le sepolture avvenivano in modo tutt’altro che rispettoso
Cinque o sei salme venivano gettate insieme nella stessa fossa, dopo che le vecchie bare erano state dissotterrate e distrutte, e i resti dei defunti, “fatti a pezzi come una macedonia”, venivano gettati alla rinfusa nelle nuove bare, dopo aver rimosso qualsiasi oggetto di valore.
Cuccuini negava di essere a conoscenza di questa pratica, ma la sua versione appariva poco credibile.
Era chiaro che il becchino capo traeva profitto da questo scempio, guadagnando spazio per nuove sepolture e intascando i soldi dei defunti.
Corruzione al cimitero di San Vito
Gli assistenti come Abramo non ci guadagnavano nulla, se non la possibilità di rubare i lenzuoli funebri, come quello che aveva causato la lite con Giacoma.
Non è chiaro se fu Cuccuini a scoprire il furto di Abramo e a licenziarlo, oppure se fu Abramo stesso a dimettersi, venendo poi accusato ingiustamente per vendetta.
In ogni caso, Abramo si ritrovò a pagare per tutti.
Fu condannato a essere esposto alla gogna, avvolto in un lenzuolo funebre, con una gamba infilata in una bara e la scritta “Profanatore di tombe” sul petto.
In seguito, fu bandito da Girgenti per quattro anni.


Oltre gli Eroi: La Vita Quotidiana nell’Antica Grecia