La situazione di disoccupazione ad Agrigento nel 1861 attraverso la lettera del delegato Pietro Macaluso, che richiede interventi urgenti per migliorare le condizioni dei lavoratori.
La Lettera di Pietro Macaluso: Un Grido di Aiuto
Segreteria
del
delegato di Pubblica sicurezza
Girgenti 22 ottobre 1861
Girgenti
n. 831
oggetto
Si chiedono mezzi di fatica per la
Classe dei laboranti di Girgenti
Sig. Governatore
Non posso esentarmi di rassegnarle che una classe estesa di maremmieri, e bracciali si vedono vaganti per la piazza per mancanza di lavoro.
Io nel compiacermi della invidiabile tranquillità di Girgenti, alla quale concorre sensibilmente la buona intenzione di tutti i buoni, pure sento il dovere farle rilevare, che i bisogni delle famiglie sono immensi e pressanti, ed è troppo doloroso il vedere che si periscono di fame e marciscono nell’ozio coloro che desiderano lavoro per occorrere alle proprie esigenze e per sovvenire le bisognose famiglie.
La classe per la quale io parlo richiama la mia attenzione, perché quella che ubbidientissima alle leggi, ed amatrice dell’ordine, e che ha dato sempre mostra di virtù cittadina sacrificando il proprio interesse e soffrendo senza ne anco lagnarsene.
La prego la di lei bontà, che l’ha sempre distinta perché a vista di tanto emergente voglia degnarsi provvedere alla bisogna, offrendo mezzi di lavoro e rendere operosa una estesa classe di lavoratori che è nella miseria perché oziosi.
Il delegato Pietro Macaluso
Archivio di Stato di Agrigento, inventari 4, fascicolo 368-369
Condizioni di Agrigento nel Passaggio dal Regime Borbonico all’Italia Unita
La lettera del delegato di Pubblica Sicurezza Pietro Macaluso, datata 22 ottobre 1861, rivela la cruda realtà socio-economica di Agrigento nel primo anno di unità italiana.
Questo documento, indirizzato al governatore della provincia, rappresenta un grido di aiuto per una classe lavoratrice ridotta alla miseria nonostante le speranze suscitate dalla fine del dominio borbonico.
Macaluso descrive una città in cui un’ampia parte della popolazione, composta da braccianti e maremmieri, è afflitta da una disoccupazione dilagante.
Questi lavoratori, che avrebbero dovuto essere i beneficiari delle promesse di riforma e prosperità fatte durante l’impresa dei Mille, si trovano invece a vagare per la piazza in cerca di lavoro.
Il delegato elogia la tranquillità e l’ordine mantenuti in città, sottolineando la lealtà e la disciplina di questi lavoratori nonostante le difficoltà.
La miseria descritta nella lettera è palpabile: le famiglie sono in condizioni disperate, soffrendo la fame e l’inattività.
Macaluso pone l’accento sul paradosso di una classe che, desiderosa di lavorare e contribuire al benessere familiare, si trova invece costretta all’ozio forzato.
L’appello al governatore è chiaro: è necessario intervenire con urgenza per fornire mezzi di lavoro e sostenere economicamente queste famiglie.
Promesse Tradite e Realità Crudele
Le aspettative dei lavoratori di Agrigento, alimentate dalle promesse rivoluzionarie, sono state ampiamente disattese.
La fine del regime borbonico doveva segnare l’inizio di un’era di prosperità e giustizia sociale, ma la realtà del primo anno di unità italiana si rivela ben diversa.
Le riforme attese non si sono concretizzate, e la condizione dei lavoratori non è migliorata, evidenziando un’inefficienza strutturale nell’affrontare i problemi economici e sociali ereditati dal passato.
La lettera di Macaluso è un importante documento storico che testimonia le difficoltà affrontate dalle classi lavoratrici agrigentine nel periodo post-unitario.
È un richiamo alla necessità di politiche efficaci che vadano oltre le mere promesse, attuando interventi concreti per migliorare le condizioni di vita della popolazione.
La storia di Agrigento, come quella di molte altre città del Sud Italia, è caratterizzata da un lungo e difficile percorso verso il miglioramento sociale ed economico, spesso ostacolato da promesse non mantenute e da una gestione politica inefficace.
Conclusione
La lettera di Pietro Macaluso ci offre uno spaccato della sofferenza e della delusione provate dai lavoratori agrigentini nell’immediato periodo post-unitario.
La richiesta di intervento rivolta al governatore della provincia sottolinea l’urgenza di affrontare le questioni sociali ed economiche con serietà e determinazione.
È un monito a non dimenticare le difficoltà del passato e a lavorare costantemente per costruire un futuro migliore, mantenendo le promesse fatte e rispondendo concretamente ai bisogni della popolazione.


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