Storia e la topografia di Agrigento e delle aree limitrofe.
Agrigento, l’antica Akragas, è situata nella Sicilia sud-occidentale, tra i fiumi Akragas (oggi S. Biagio) e Hypsas (oggi Drago), in una zona calcarea di formazione terziaria.
Storia Antica e Topografia Urbana
La città greca fu fondata intorno al 580 a.C. da coloni rodio-cretesi provenienti da Gela.
Il dibattito storiografico moderno si è concentrato sulla provenienza esatta dei fondatori, chiedendosi se fossero un gruppo omogeneo da una polis siciliana o misti con apporti dalla madrepatria originaria. Le fonti letterarie più recenti sulla fondazione di Agrigento potrebbero non essere completamente coerenti con la descrizione di Tucidide.
Un legame consistente con la madrepatria Gela emerge sia dall’analisi delle tradizioni letterarie (in particolare Antioco-Tucidide) che dalla cultura materiale, come l’architettura e le statuette fittili.
I piatti “rodii” databili nel primo trentennio del VI secolo a.C. non sono prova di apoikoi rodii, ma indicano traffici commerciali tra la Ionia settentrionale e la costa meridionale della Sicilia, come mostrato anche dalla documentazione archeologica coeva di Selinunte.
Allo stato attuale della ricerca, non ci sono materiali diagnostici che supportino un apporto significativo dell’ethnos rodio nell’area dove fu fondata Agrigento.
Nei suoi primi anni, Akragas fu soggetta alla tirannide di Falaride (570-554 a.C.).
Le indagini archeologiche più recenti non hanno trovato tracce materiali di edifici di culto databili alla fase “falaridea” (secondo quarto del VI secolo a.C.).
È considerato rischioso basarsi unicamente sulle fonti letterarie per ricostruire il panorama storico e archeologico di questo periodo; un approccio pluralistico che integri la documentazione archeologica è necessario.
L’origine e lo sviluppo delle conquiste tecniche, architettoniche e artistiche ad Agrigento richiedono un’analisi trasversale delle evidenze.
La conformazione della città antica è descritta da Polibio come notevole per bellezza, robustezza e struttura, situata a circa diciotto stadi dal mare.
L’impianto urbanistico ricalca sostanzialmente gli elementi dell’organizzazione preistorica (luoghi di culto, abitati, necropoli). La struttura urbana presenta principi funzionali simili a quelli di Mileto. Ernesto De Miro ha studiato l’urbanistica e l’architettura civile di Agrigento.
Un punto focale dell’organizzazione urbana è l’area dell’agorà, oggi occupata dalla chiesa di S. Nicola, che include l’ekklesiasterion. L’ekklesiasterion si trova in contrada S. Nicola, antistante il cosiddetto “Oratorio di Falaride”.
La sua conformazione e tecnica costruttiva suggeriscono che non fosse un teatro . Esiste un dibattito sull’esistenza di un teatro greco antico ad Agrigento e sulla sua ubicazione .
Le fonti classiche tacciono quasi completamente su un teatro antico ad Agrigento. La notizia di Frontino (II metà del I secolo d.C.) riguardo Alcibiade che tenne discorsi nel teatro agrigentino nel 415 a.C. è considerata un errore, probabilmente uno scambio con Catania.
Tuttavia, la mancanza di testi non esclude che un teatro sia esistito in un certo momento della storia della città.
Nei secoli scorsi, si pensava che una grande conca a nord-ovest della Chiesa di San Nicola potesse conservare la forma di un’antica cavea. Fazello (XVI sec.) attribuì a questa conca il teatro. Viaggiatori successivi (Dorville, Munter) si limitarono a ripetere la congettura di Fazello. Pancrazi (metà XVIII sec.), basandosi su lunghe ricerche personali, espresse una testimonianza negativa riguardo l’ubicazione del teatro.
Anche Schubring (fine XIX sec.) si limitò a riportare vecchie congetture, ritenendole inaccettabili senza scavi specifici. Sono necessarie ulteriori indagini nell’area di S. Nicola per chiarire la topografia antica.
Le abitazioni private sono state individuate prevalentemente nel quartiere ellenistico-romano, ma esempi del V secolo a.C. si trovano nell’area ovest della Collina dei templi. La tipologia abitativa più comune è simile a quella di Olinto (cortile-portico-pastas, unione di casa e bottega).
La città è celebre per i suoi templi.
L’Olympieion (Tempio di Giove Olimpico) è un edificio colossale, tra i maggiori dell’architettura greca, iniziato dopo la vittoria di Imera (480 a.C.) .
Rappresenta un tipo nuovo di costruzione sacra con elementi peculiari, come i telamoni.
I templi agrigentini furono presi a modello anche da genti elime, come nel caso del tempio di Segesta.
L’esplosione di benessere e ricchezza sotto i tiranni ad Agrigento si manifesta nelle imponenti costruzioni pubbliche come l’Olympieion e la grande Colymbetra.
Durante l’età romana, oltre al quartiere ellenistico-romano, si identificano il Ginnasio romano (agorà bassa) e l’area pubblica del foro, inclusi un tempio romano di età imperiale.
Informazioni sulla fine della città romana e sul periodo medievale sono scarse a causa di vecchi scavi meno attenti a queste fasi. L’Itinerarium Antonini conserva indizi su due diversi tracciati della via Catania-Agrigento.
Le cavità artificiali sotterranee (ipogei) nel territorio agrigentino sono fatte risalire al 480 a.C. e attribuite all’architetto Feace sotto Terone, realizzate principalmente per l’emungimento dell’acqua.
Territorio (Chora) e Aree Limitrofe
Il concetto di chora nelle fonti antiche ha un significato proprio riferito alla “campagna” sovrana (agros) e un senso più ampio di zona di dominio/influenza. Per le grandi formazioni territoriali siceliote come Agrigento, Gela e Siracusa, il termine chora assume un valore strutturale più ampio, influenzato dalla storiografia ellenistica.
L’interpretazione moderna ha enfatizzato questo senso più ampio, migliorando la comprensione delle attività della città oltre il territorio sovrano.
Delimitare la chora è un problema rilevante, e sarebbe necessaria una “Demenforschung” per la Magna Grecia, sebbene la documentazione sia meno ricca rispetto all’Attica.
L’espansione di Agrigento verso l’interno e verso occidente, avviata verso l’ultimo quarto del VI secolo a.C., non sotto Falaride, portò alla conquista di ampi spazi territoriali a scapito di Gela e Selinunte. Almeno dal 483/2 a.C., la città conquistò un “corridoio” verso il Tirreno a danno di Himera.
Lo studio della documentazione archeologica di Himera (architettura, numismatica, coroplastica) è diagnostico per determinare l’influenza di Agrigento dopo la cacciata del tiranno Terillo.
Nel territorio di Agrigento, il sito archeologico di Cannatello, sulla costa a est della città, ha restituito significativi ritrovamenti preistorici (capanne, armi in bronzo), indagati da Paolo Orsi e Giulio Emanuele Rizzo.
Storia e Ricerca Archeologica dal Medioevo all’Età Contemporanea
In età paleocristiana e medievale, la presenza cristiana è attestata nella Valle dei Templi, con il fiorire del monachesimo di rito greco-bizantino nell’abbazia di San Gregorio. Ritrovamenti paleocristiani si trovano nell’entroterra (Naro, Palma di Montechiaro) e nell’area archeologica (catacomba Giambertoni)
Esistono studi sulla trasformazione degli edifici pagani in edifici cristiani .
La Cattedrale di Agrigento (Duomo di San Gerlando) è un monumento di grande importanza storica e artistica.
I Chiaramonte patrocinarono opere religiose e civili ad Agrigento, come la chiesa e l’ex monastero di S. Spirito e lo Steri grande, caratterizzate da elementi decorativi complessi all’interno del gotico italiano.
L’opera di Tommaso Fazello (1558) è considerata l’inizio della storiografia siciliana moderna e include dettagliate descrizioni di Agrigento e del suo territorio, contrapponendo la città medievale sul colle di Girgenti all’antica Akragas.
Nel XIX secolo, la storia e la topografia di Agrigento sono state studiate da diverse figure. Giuseppe Picone, nelle sue Memorie storiche agrigentine (1866), fornisce utili indicazioni basate sui verbali delle deliberazioni decurionali e sul materiale documentario dell’Archivio di Stato di Agrigento, sebbene la sua opera non sia sempre ritenuta affidabile. Calogero Sileci scrisse un’opera polemica per rettificare le notizie storiche di Picone.
Gabriello Dara (1883) discusse la topografia di Agrigento. L’opera storico-topografica di Schubring (1870, traduzione italiana 1887) fu fondamentale, anche se limitata dalla mancanza di scavi specifici. Raffaello Politi (prima metà del XIX sec.), architetto e archeologo, fu una figura influente, critico verso l’architettura “gotica” e contemporanea, ammirando il teatro comunale ispirato a La Fenice. La topografia di Girgenti e dintorni fu descritta da G. Nocito nel 1844.
Gli scavi e le ricerche archeologiche sui siti agrigentini si sono concentrati per tutto il XX secolo, sia come approfondimenti di strutture note che come indagini in nuovi settori, sia urbani che extraurbani.
Pirro Marconi nel 1929 pubblicò Agrigento: topografia ed arte, un’opera fondamentale basata su scavi e ricerche topografiche. Paolo Orsi fu attivo nell’archeologia in Sicilia tra le due guerre, navigando un ambiente ostile a Catania e deplorando l’attività edilizia che distruggeva monumenti.
Negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, la costruzione di opere pubbliche influenzò l’architettura, con figure come Angiolo Mazzoni e Donato Mendolia attive, e Marcello Piacentini coinvolto nei decori per l’edificio postale.
Problemi e Sfide Contemporanee
Il paesaggio urbanistico del territorio agrigentino ha subito trasformazioni significative dopo la Seconda Guerra Mondiale a causa del consumo di suolo agricolo e naturale, legato in parte al fenomeno dell’abusivismo edilizio.
L’abusivismo è un problema persistente che ha impatti negativi su paesaggio, sviluppo urbanistico, economia e sicurezza. La frana del 1966: alcune indagini hanno suggerito che il peso delle nuove costruzioni abusive fosse quasi irrilevante ai fini del fenomeno franoso.
Le condizioni geologiche del territorio, con terreni instabili, pongono sfide per le nuove costruzioni e richiedono interventi di consolidamento.
Nonostante il Piano del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi esista, la sua applicazione è difficile. La città e il suo patrimonio artistico e culturale meriterebbero maggiore attenzione e tutela.
Fonti e Metodologia di Ricerca
Le fonti storiografiche antiche forniscono informazioni, sebbene a volte sporadiche o concentrate sui centri principali.
Le fonti letterarie sono state utilizzate per ricostruire periodi come la tirannide di Falaride, ma devono essere integrate con la documentazione archeologica.
Un approccio pluralistico che metta in dialogo fonti letterarie e dati archeologici è cruciale per delineare scenari alternativi sulla storia e l’architettura di Agrigento.
La documentazione archeologica include evidenze architettoniche, reperti di cultura materiale come statuette fittili, ceramica (piatti “rodii”, ceramica micenea a Cannatello, anfore in Valle dei Templi), numismatica (conii agrigentini, hoards), e iscrizioni (messapiche). L’analisi comparata dell’evidenza archeologica e delle fonti letterarie è fondamentale. La ricerca archeometrica e morfologica sulla ceramica aiuta a identificare le aree di produzione.
Le fonti scritte successive includono opere storiografiche locali come quelle di Fazello e Picone, studi topografici, resoconti di viaggiatori, e documenti d’archivio conservati presso l’Archivio di Stato di Agrigento e Palermo.
Quest’ultima documentazione è varia (atti pubblici, privati, notarili). Anche fonti geografiche arabe contengono descrizioni della Sicilia.
Lo studio della topografia antica è stato un tema di ricerca di lunga data, con dibattiti che si sono protratti per secoli.
La ricerca si basa spesso su dati parziali, in parte a causa della natura dei vecchi scavi.
In sintesi, la storia e la topografia di Agrigento sono complesse e stratificate, studiate attraverso un’ampia varietà di fonti che, sebbene a volte contraddittorie o incomplete, permettono di ricostruire l’evoluzione della città e del suo territorio dalla preistoria all’età contemporanea, evidenziando sia i momenti di grande fioritura architettonica che le sfide persistenti legate alla tutela e allo sviluppo.
Elio Di Bella


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