La Chiesa di S. Alfonso è la prima Chiesa in tutto il mondo, dedicata a S. Alfonso dei Liguori.
Venne iniziata a costruire nel 1836, ed ultimata nel 1854
Aperta al culto il 2 del mese di Agosto del suddetto anno 1854, venne benedetta da S. Ecc. il Vescovo Mons. Domenico Lo Jacono. Ad unica navata, misura m. 34 di lunghezza, m. 10 di larghezza e m. 20 di altezza.
Ha tre altari per lato ed il cappellone semicircolare in cui si vede una bella tribuna marmorea, con quattro colonne che reggono la trabeazione con frontone triangolare, sormontato dalle statue in stucco, eseguite dallo scultore Vincenzo Signorelli da Siracusa.
Le statue simboliche raffigurano: La Fede e la Speranza, sopra, e la Sapienza e la Preghiera, sotto.
Nella tribuna si vede una riuscita statua di S. Alfonso dei Liguori.
Lo stile architettonico della Chiesa è quello jonico.
Nei sette altari stanno delle tele che raffigurano: (lato Vangelo)
Il sermone di Gesù sul Monte.
Natività.
Il martirio di S. Filomena.
Sono tutte opere del pittore palermitano Sac. Giovanni Patricolo, del quale sono pure le decorazioni della volta. Dal contratto inedito stipulato con l’artista, si rileva che al Patricolo vennero corrisposte per ogni tela onze 60, pari a L. 762.
Nel primo altare lato epistola, a cominciare dalla tribuna, esisteva la sesta tela dipinta dal Patricolo, raffigurante M. SS. Addolorata. Ma essendo andata sciupata la pittura, venne tolta dall’altare e sostituita da una tela raffigurante “S. Gerardo in gloria ai piedi di M. SS.”.
Questa tela, opera del Gagliardi, venne esposta a Roma, nella Basilica di S. Pietro, in occasione della Canonizzazione del Ven. Gherardo Maiella, fratello laico della Congregazione di M. SS. del Redentore, morto nel 1759.
Si tratta di un bel lavoro, che per essere adattato alla cappella dovette essere allungato dalla parte inferiore, dove venne dipinto un paesaggio dal pittore agrigentino De Castro. Pietro Gagliardi, nato a Roma nel 1809 e morto a Frascati nel 1890, fu allievo del Minardi all’Accademia di S. Luca. Preferi trattare temi sacri, ma fra le sue pitture va citato il bel sipario del teatro di Viterbo.
L’Abbate Giovanni Patricolo, nacque a Palermo il 16 Agosto 1789, ed ivi morì il 7 Marzo 1861. Venne sepolto in S. Domenico, Pantheon dei Siciliani illustri, in una cappella decorata con puttini dal pittore Luigi Barba, nella cui casa esisteva l’autoritratto.
Allievo di Giuseppe Velasques, fu uno degli artisti più in vista e più fecondi del suo tempo: fra i suoi numerosissimi lavori cito la decorazione del salone delle udienze dell’ex Palazzo Reale di Palermo, dove nella volta dipinse “L’entrata del Conte Ruggero il Normanno a Palermo.”
L’organo della Chiesa di S. Alfonso di Agrigento, venne costruito nel 1856, insieme alla Chiesa, che venne inaugurata non ancora completa. Mancava, allora, anche l’attuale tribuna marmorea con l’altare maggiore e la balaustra.
Nel libro delle “Consulte” in data 25 Ottobre 1859 si legge: “Nella stessa sessione, il P. Rettore ha fatto noto esistere in casa onze 85 donate da una persona divota per fare l’altare maggiore di marmo. Più volte avere la Signora Genuardi replicatamente promesso di voler fare la balaustrata del cappellone di marmo senza limitazione di spesa, tutta di suo conto, purchè da noi si faccia l’altare maggiore” (Arch. PP. Liguorini).
Nel 1929 venne costituito un Comitato per i restauri della Chiesa, presieduto dall’Avv. Vincenzo Campo Ingrao. Venne provveduto alla rifazione del pavimento, con lastre di marmo fornite dal marmista palermitano Giovanni Lopes. Durante questi lavori, e precisamente il 13 Settembre 1929, venne ritrovata, dagli operai addetti ai lavori, la bara contenente i resti mortali di Fra Rosario La Duca, sotto il pavimento in corrispondenza dell’altare dell’Addolorata. L’umidità aveva fatto la sua opera deleteria; non rimanevano che le poche ossa delle gambe e dei piedi, mentre il rimanente era tutto calcificato.
Nel 1946, nella Chiesa dei PP. Redentoristi, venne promulgato il Breve Pontificio con cui S. Alfonso dei Liguorini venne proclamato Compatrono di Agrigento. Nonostante questa volta i Padri disponessero di una ampia Chiesa, i festeggiamenti relativi vennero fatti in Cattedrale per volere del Vescovo S. Ecc. Mons. G. B. Peruzzo, che ritenne “doveroso che il novello Patrono” ricevesse “il suo trionfo anche nella Madre di tutte le Chiese della Diocesi”. E lo stesso Arcivescovo Vescovo, il 15 Maggio 1947, di propria mano, diede il crisma più bello e suggestivo alla Chiesa di S. Alfonso: quello della Consacrazione, della quale ancora mancava.


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