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Agrigento: origini mitologiche e periodo preistorico

6 Ottobre 2022 //  by Elio Di Bella

il mito vuole che avesse origine da Akragas, della famiglia dei giganti

Si vuole che Agrigento avesse origine da Acragas, figlio di Giove e della ninfa Sterope, e che fosse membro della famiglia dei giganti o figli della terra.

Molti studiosi (Hans, Palmeri, ed altri) già alcuni secoli fa contestarono l’esistenza di questa famiglia.  Era credenza comune l’esistenza di uomini dai corpi smisurati e robusti, data la testimonianza della mole di egregie opere.

E la gente antica fu sempre credula e nutrì per essi sentimenti di meraviglia e di terrore tanto da spingerli, nella poesia, nei campi di Flegra a “pugnare” contro Giove che i Greci, però, vedono sempre vincitore.

E per quel dio “li costringono” a reggere tra le immense e sovrastanti colonne la architrave del maestoso tempio dedicato appunto a Giove.

Detto tempio è il più grande edificio sacro che colonia vide; di esso, oggi, dopo la devastazione Cartaginese e dopo il successivo gesto di monsignor Gioeni che con parte dei grossi massi incrementò il molo di Porto Empedocle, se ne ammirano i resti nella vallata ad ovest di quella che dovette essere l’agorà.

 Periodo Preistorico

Per quanto riguarda la assegnazione del posto preciso della città nella sua originaria fondazione ci lasciamo guidare dalle parole di Polibio:

“La città è circondata da fiumi; al fianco volto a mezzodì scorre quello che ha lo stesso nome di essa, ed al di là del libeccio e d’occidente Ipsas”,

Quindi è chiaro che l’antico nome Akragas corrisponde al moderno S. Biagio e Ipsas a Drago e che tra i due fiumi giaceva la città.

Il terreno tra i due fiumi è un pianoro (plateau) cinto in ogni direzione da nord a sud; si divide in due parti, una piccola a nord-ovest, l’altra più grande a sud-est, separata da una valle che tiene la direzione longitudinale.

Questa valle comincia all’estremità orientale dell’odierna città e, si protrae, profondamente tagliata, fino al fiume Drago.

Essa porta il nome di Vallone Pipitusario o della Cavolina, ma i nativi del luogo in principio la chiamavano Vallone della Croce.

Ognuna delle due parti ha un particolare punto di altezza: la parte più piccola situata a nord-ovest ha la sua massima elevazione nel più alto punto dell’odierna Agrigento (330 mt.), sul quale si trovano le due chiese San Gerlando che è la cattedrale, e di San Alfonso. La seconda parte del territorio dell’antica città giace ad oriente ed a scirocco di quella già descritta, ed è racchiusa in un perimetro molto più ampio, ha la sua massima altezza in un’altura che misura 351 mt. slm.

Su questo pianoro vi era qualche insediamento pre-ellenico? I popoli che in questo caso possono essere presi in considerazione, sono soltanto i Sicani ed i Fenici.

Verso questi ultimi non si hanno notizie letterarie, nè monumentali, nè vi è qualche porto o un promontorio che erano preferiti da questo popolo. Per quanto riguarda i Sicani, secondo testimonianze devono essersi stabiliti in questi luoghi; i Sicani, infatti, abitavano dapprima la parte orientale dell’isola, ma poi per colpa di potenti eruzini dell’Etna si spinsero sempre più verso occidente, dove risiedettero per molto tempo.

I Sicani presumibilmente abitarono i dintorni di Agrigento, giacché Apollodoro chiama questa parte dell’isola Sicana e, secondo Licofrone giaceva nel territorio agrigentino una città sicana; quindi probabilmente sul monte Crasto ad ovest di Agrigento esisteva una città chiamata Krastos, tra l’altro menzionata da Filisto nel libro XII della sua “Storia di Sicilia”, trattando dei tempi di Dionisio il Giovane.

Quindi è chiaro che questo popolo primitivo era stabilito in molti luoghi intorno alla città di Akragas, come dimostrano tra l’altro, quei particolari monumenti, quelle abitazioni e quelle tombe (Ddieri) che si trovano nei dintorni di Agrigento. Peraltro è possibile che quelle cavità e quei sotterranei che si trovano sotto l’attuale città sia no l’opera dei Sicani.

L’origine e lo scopo di questi monumenti è molto difficile da stabilire, anche perché non si può esplorarli in tutta la loro estensione in quanto negli androni si è accumulata molta terra, però si può escludere per varie ipotesi che siano tombe, canali o cisterne.

Serradifalco li ritiene cave di pietra, che sarebbero poi state utilizzate come luoghi di rifugio e di nascondiglio per uomini, animali, tesori, effetti e vettovaglie. Infine vi è un’altra ipotesi dello Schubring il quale sostiene che i Sicani normalmente abitavano nei dintorni di Agrigento e che in caso di bisogno fuggivano in quei ricoveri che avevano costruito proprio per tal motivo; i Greci poi tagliarono queste stanze per utilizzarle, e del resto ancora oggi sono adoperate quali magazzini e cantine.

Categoria: Storia AgrigentoTag: agrigento, akragas, sicilia, valle dei templi

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