Il sito archeologico di Cannatello, un importante insediamento del Medio Bronzo sulla costa agrigentina, fulcro di scambi tra Sicilia, Egeo e Cipro.
Cannatello: un sito strategico del Medio Bronzo
Il sito archeologico di Cannatello sulla costa della Sicilia centro-meridionale, e precisamente nel territorio di Agrigento, a qualche chilometro ad est della città, è costituito da una bassa collinetta, lambita dal corso di un esiguo torrente omonimo.
Le scoperte di Orsi e Rizzo nel 1897
Nel 1897 Paolo Orsi e Giulio Emanuele Rizzo pubblicavano nel Bollettino di paletnologia italiana la scoperta occasionale di un gruppo di capanne preistoriche, e di otto armi in bronzo: quattro lance, due spade, un’ascia.
Il villaggio di Cannatello: le ricerche di Mosso
Dieci anni più tardi Angelo Mosso in una ricerca portava alla luce i resti di un villaggio, che oggi diremmo del Medio Bronzo thapsiano.
In particolare fu individuata un’area selciata di forma circolare con diam. m 60, all’interno della quale vennero alla luce una capanna quadrangolare con buche per pali e resti di sei capanne circolari, di cui due a pianta abbinata;
Strutture circolari e votive: indizi di culto
l’estremità sud-est di quella che a Mosso sembrò una sorta di «piazza» circolare, e che altri studiosi hanno presentato successivamente come un grande recinto del tipo che si riscontra secondo una tradizione che va dal Bronzo Antico alla prima età del Ferro;
conchiglie, corni fittili, astragali e alcune piastre circolari in terracotta suggerivano in quel punto una chiara natura votiva.
Lo scavo e i ritrovamenti del Mosso ebbero un’eco negli studi dei rapporti tra Sicilia ed Egeo.
Trasformazioni moderne e sfide archeologiche
Dopo quel lontano 1907 la Soprintendenza di Agrigento riprendeva la ricerca, non senza serie difficoltà ambientali,
perché nel frattempo le trasformazioni agricole e l’invadenza edilizia avevano alterato i luoghi e frapposto non pochi ostacoli alla stessa localizzazione del sito archeologico.
I risultati della nuova ricerca sono stati notevoli.
È stato messo in luce un settore del villaggio delimitato ad andamento rettilineo segmentato, che delimita un’area, di cui rimane da mettere in luce tutta la parte orientale.
L’area risulta occupata da capanne circolari e quadrangolari.
Tecniche costruttive simili a quelle di Thapsos
È da osservare che la tecnica costruttiva per tutte le strutture è simile a quella documentata a Thapsos.
I materiali raccolti contano abbondantissima ceramica indigena, di cui, data la situazione in parte sconvolta dello strato archeologico, un esame preliminare può farsi per adesso solo su basi tipologiche.
Si tratta di vasi della cultura di Thapsos con una apprezzabile varietà di forme, tra le quali prevalgono le forme aperte, rappresentate soprattutto da coppe e bacini a fondo piano o su piede, con decorazione di nervature a rilievo, mentre si riscontra rara la decorazione incisa.
Ceramica di Thapsos: forme aperte e chiuse
Tra le forme chiuse sono attestate pissidi e ollette a corpo globulare, e tra i materiali da fuoco e da cucina frammenti di alari e di vaso colatoio.
L’industria litica è rappresentata da numerose schegge di selce, qualche frammento di ossidiana, e una piccola ascia votiva in quarzite;
numerosi sono i ciottoli con funzione di pestello e le macine; non mancano strumenti in osso, corni e fuseruole fittili .
La ceramica micenea: segno di scambi culturali
Ma la grande novità dell’insediamento Medio-Bronzo di Can-natello è la circostanza che, contestualizzata alla ceramica indigena della cultura di Thapsos, è stata rinvenuta quantità di ceramica micenea:
ed è tale aspetto che caratterizza l’insediamento di Cannatello rispetto a quello già noto di Thapsos nella Sicilia sud-orientale, dove nessun frammento miceneo ricorre nell’area dell’abitato, provenendo i vasi micenei solo dalla necropoli.
Nella ceramica micenea rinvenuta nel villaggio di Cannatello si riscontra una assoluta prevalenza delle forme chiuse, essendo possibile riconoscere solo otto forme aperte su un totale di oltre una cinquantina di frammenti.
Influenze cipriote nei manufatti di Cannatello
Rileviamo nel repertorio decorativo della ceramica micenea di Cannatello particolare richiamo alla ceramica micenea di quel periodo presente in Cipro (Enkomi, Halam Sultan Tekke, Kition).
Prende consistenza la proposta di una partecipazione cipriota degli apporti egei all’insediamento medio-bronzo di Cannatello sulla marina di Agrigento.
Una tale circostanza richiama la caratterizzazione cipriota dello stesso insediamento di Thapsos, e possiamo dire della Sicilia sud-orientale,
Si pone a questo punto l’esigenza di riconoscere il ruolo e la funzione dell’insediamento del medio-bronzo siciliano con connotazioni egeo-cipriote sulla marina di Agrigento, al centro della costa meridionale dell’isola.
Cannatello e il commercio nel Mediterraneo antico
Nel quadro del commercio a lunga distanza l’insediamento di Cannatello si pone su una rotta ben precisa e su un coinvolgimento ben definito.
Superata questa fase di influenze, e probabilmente anche di commerci, nel XIV-XIII sec. a.C. i collegamenti della Sicilia con Cipro si portano su un ben diverso livello, di rotta sistematica ben definita e di stanziamento di genti egeo-cipriote.
Il polo agrigentino si porrebbe come anello di congiunzione, nella gestione dello sfruttamento minerario e del commercio dei metalli, con il terminale sardo, se non addirittura iberico.
Alternativa ad altre rotte
Se non in un affievolirsi, e in alternativa della rotta tirrenica, prende consistenza da parte di nuovi « partners » commerciali la rotta mediterranea africana, che passa dalla costa meridionale della Sicilia.
Oltre a questo aspetto che riguarda il commercio a lunga distanza, v’è per l’emporio di Cannatello l’esigenza di chiarire il rapporto tra l’insediamento costiero e l’entroterra agrigentino egeizzato.
Bernabò Brea aveva posto il problema di un rapporto conseguenziale tra l’emporio costiero di Thapsos e l’insediamento interno arroccato di Pantalica:
l’emporio costiero sarebbe stato distrutto intorno al 1270 a.C. e gli abitanti si sarebbero spostati sull’altura difendibile di Pantalica, costruendo in un secondo momento, nel XIII-XII sec., il c.d. anaktoron di modulo egeo, il palazzo fortificato contro le minacce dei Siculi.
Per l’emporio di Cannatello la vicenda si svolge tra il XIV e il XIII sec. a.C., in concomitanza con le presenze micenee nella valle del Platani.
Nella necropoli micenea della valle del Platani la presenza di una vera e propria imitazione locale di ceramica micenea senza uso del tornio, come ci documenta l’analisi delle argille, fa concludere per un insediamento interno nel territorio agrigentino, che non può non essere stato in rapporto con il terminale costiero.
Ruolo del sito
Se si pone attenzione a quelle che sembrano essere state le risorse del territorio agrigentino già nei periodi preellenici, il salgemma e lo zolfo;
se si pensa che lo sfruttamento dello zolfo è documentato nella prima età del bronzo a Monte Grande di Palma, ad una ventina di chilometri ad est di Agrigento e di Cannatello in zona subcostiera, e che il salgemma caratterizzava l’hinterland agrigentino, la media valle del Platani, nel XIII secolo,
potremmo ipotizzare che il commercio di tali materie prime potrebbe essere stato trattato in forma stanziale, da «partners » ciprioti, insediati sia sulla costa (Cannatello), sia nell’interno (Milena), in contesti indigeni.
Da qui può derivare quell’apporto egeo che vivrà poi nel sostrato sicano, che vediamo permeato di componenti culturali cretesi e cipriote sino ad età protostorica e protoarcaica.
Da una sintesi di un testo di Ernesto DE MIRO


La Straordinaria Scoperta di Giganti ad Agrigento