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scoperte archeologiche
scoperte archeologiche

Le più recenti scoperte archeologiche in Sicilia

4 Agosto 2025 //  by Elio Di Bella

Introduzione

La Sicilia continua a essere una miniera di tesori: dagli antichi Greci ai Romani, dagli abitanti paleolitici ai commercianti del mondo punico. Negli ultimi dodici mesi, archeologi italiani e stranieri hanno messo in luce reperti che riscrivono la storia dell’isola. Questo articolo offre una panoramica delle scoperte più importanti emerse tra agosto 2024 e l’inizio di agosto 2025, con particolare attenzione alle zone di Selinunte, Finziade, Agrigento e al patrimonio sommerso del mare siciliano.

Un piccolo tempio svelato a Selinunte

In agosto 2024 gli archeologi del parco archeologico di Selinunte hanno individuato, vicino al tempio C, un piccolo santuario inedito. L’edificio è rettangolare, circa otto per quattro metri, privo di colonnato e dotato di un grande ingresso monumentale. Al suo interno sono stati rinvenuti un ambiente con pozzo, monete e un frammento d’oro, mentre un altro spazio custodiva vaso rituali e materiali votivi. Il tempietto, forse risalente alla fase corinzia (VI‑V secolo a.C.), colma il divario tra le prime strutture sacre e i grandi templi dorici e rivela un paesaggio religioso più complesso del previsto.

Agrigento: una sala conferenze greca

Ad aprile 2025, durante gli scavi nel ginnasio ellenistico di Agrigento, è emersa una sala con otto ordini di sedili in pietra, capace di ospitare circa duecento persone.

Datata al II secolo a.C., la struttura era destinata alla formazione intellettuale dei giovani e includeva iscrizioni che ricordano il gymnasiarch, un pozzo e un’iscrizione dedicata a Ermes e Eracle

. La scoperta sottolinea l’importanza dell’educazione nella città e arricchisce il complesso del ginnasio, già dotato di pista, piscina e palestra.

Vizzini: villaggio romano di lusso

Nell’autunno 2024, l’Università di Gottinga ha portato alla luce una domus con pavimenti musivi nel sito rurale vicino a Vizzini. L’abitazione, lunga trenta metri, presenta una sala con mosaico di 100 m² e colonne in mattoni arrotondati ricoperte di stucco; intorno vi sono fontane con vasche in marmo e ceramiche di terra sigillata. Il ritrovamento, datato tra il II e il IV secolo d.C., dimostra che insediamenti romani agricoli soppiantarono antiche città greche e che una rete stradale collegava questi villaggi all’entroterra.

Esplorazione delle grotte sottomarine e primi abitanti dell’isola

Nel 2024 un team internazionale ha esaminato venticinque grotte costiere e sommerse nel sud della Sicilia per ricostruire le migrazioni dei primi Homo sapiens verso l’isola. Le indagini, che includono nuovi siti sommersi, suggeriscono che comunità umane potrebbero aver seguito rotte differenti da quelle finora ipotizzate. Questa ricerca sottolinea il ruolo dell’archeologia subacquea nello studio delle prime migrazioni mediterranee.

Relitti antichi nel mare di Sicilia

Un relitto arcaico con ancore di diverse epoche

A dicembre 2024 i sommozzatori hanno identificato al largo di Santa Maria del Focallo un relitto di circa 2 500 anni circondato da ancore di pietra e ferro. Le pietre potrebbero risalire a epoche preistoriche, mentre le ancore in ferro sono datate al VII secolo d.C. Il guscio della nave è costruito con la tecnica “a guscio” (on the shell), in cui le tavole sono connesse tra loro e lo scafo è autoportante.

La stessa scoperta è stata approfondita nel 2025 da Pop ular Mechanics: i ricercatori hanno sollevato il relitto da una profondità di sei metri, trovando anche un albero in legno e un frammento di corda perfettamente conservato, oltre a un unguentario con l’incisione greca “Nau” (nave).

La scoperta fa parte del progetto Kaukana e mostra l’importanza della Sicilia come crocevia commerciale tra Greci e Punici.

Il recupero della nave Gela II

Nei pressi del porto di Gela, a partire da ottobre 2024, è iniziato il recupero del relitto Gela II, lungo quindici metri. La nave, datata al V secolo a.C., trasportava lingotti di oricalco, una lega di rame e zinco famosa nei miti, e armature corinzie.

L’operazione, della durata prevista di 270 giorni, prevede l’estrazione dei fasciami, la stabilizzazione del legno e il restauro presso l’Archaeological Park of Gela.

Il progetto mira anche ad attrarre turismo culturale nella zona.

Le prime testimonianze umane a San Teodoro

Nel maggio 2025 le ricerche nella grotta di San Teodoro, presso Acquedolci, hanno scoperto strumenti in pietra, ossa di animali e legno bruciato datati a 16 500 anni fa.

Questi resti indicano che gruppi di cacciatori-raccoglitori raggiunsero la Sicilia durante l’ultima glaciazione, quando lo Stretto di Messina era parzialmente emerso. Il sito rivela un paesaggio forestale antico con aceri, faggi e querce, smentendo l’idea che l’isola fosse abitata solo nel Mesolitico.

Nuove mura e porta nord di Selinunte

A fine marzo 2025 gli archeologi hanno presentato le nuove sezioni delle mura e il cancello nord dell’antica Selinunte. Le ricerche confermano che nel V secolo a.C. la polis contava almeno 26 000 abitanti e controllava un territorio di circa 90 000 persone.

La porta nord, alta circa tre metri, era l’accesso più vulnerabile perché non protetto da fiumi o dal mare; da qui i Cartaginesi assediarono la città nel 409 a.C..

Gli scavi hanno anche individuato officine artigiane nei pressi delle mura e stanno utilizzando tomografia geoelettrica per analizzare il sottosuolo.

L’adyton del Tempio R e il ruolo dei culti femminili

Nel luglio 2025 è stata resa nota la scoperta dell’adyton del Tempio R a Selinunte, il più antico edificio sacro in pietra della città. Sotto il pavimento della cella i ricercatori hanno trovato un deposito votivo con oltre 300 oggetti, tra cui 27 punte di lancia, pesi da telaio, ceramiche raffinate e un anello d’argento offerto intorno al 570 a.C. da una donna di rango elevato.

Questa scoperta conferma che il tempio era dedicato a divinità femminili, probabilmente Demetra e Core, e che le donne svolgevano un ruolo centrale nei rituali fondativi della polis. L’adyton, situato nella parte più interna del tempio e accessibile solo agli officianti, fungeva da asse spirituale intorno al quale si sviluppò la città.

L’individuazione di questo spazio sacro, insieme a una porta monumentale del V secolo a.C. e a strati stratigrafici intatti dalla fase pre‑greca al Medioevo, permette di leggere la storia di Selinunte attraverso le sue trasformazioni.

Finziade: vita domestica, artigianato e rituali

Laboratorio e sacellum domestico (giugno 2025)

Durante l’ultima campagna di scavi a Finziade (Licata), gli archeologi hanno esplorato l’“casa 19”, rimasta sigillata per oltre due millenni. Sono emersi ambienti domestici integri, con un laboratorio artigianale dotato di circa 40 matrici per la produzione di lucerne e figurine in terracotta, forni e vasche.

Accanto al laboratorio è stato individuato un sacellum domestico contenente statuette e offerte, che testimonia le pratiche religiose private dei residenti. Il progetto è frutto della collaborazione tra il Parco della Valle dei Templi, il CNR‑ISPC di Catania e la comunità locale, con l’obiettivo di valorizzare il sito e coinvolgere i giovani.

Matrice per maschera di Medusa (gennaio 2025)

Nel gennaio 2025, nella stessa Finziade, è stata trovata una matrice in gesso per realizzare maschere raffiguranti Medusa. Il reperto, datato all’inizio del I secolo a.C., proveniva da un laboratorio domestico ed evidenzia la produzione locale di oggetti devozionali e la diffusione del culto protettivo della gorgone.

Altre matrici e stampi simili suggeriscono una vivace attività artigianale legata alla scena teatrale e alle festività.

Anfora con resti di pesci (dicembre 2024)

Un’anfora recuperata a Monte Sant’Angelo contiene resti di piccoli pesci, forse sardine o acciughe, depositati assieme a gusci d’ostrica e spine. L’analisi di questo contenuto permetterà di studiare le abitudini alimentari e i metodi di conservazione della popolazione.

Altre scoperte

Osteoteca di Gela: a febbraio 2025 è stata trovata una terracotta osteotheca con i resti di un bambino del VI secolo a.C., sepolto con la tecnica dell’enchytrismòs (sepoltura in vaso). Il contesto conteneva anche ceramiche importate, segno di scambi commerciali.

Terme romane di Halaesa: a ottobre 2024 gli scavi a Halaesa (Tusa) hanno svelato un grande complesso termale con pavimenti musivi su oltre 800 m², un cortile porticato e nuove fortificazioni, confermando l’importanza della città in età romana.

Recupero del villaggio romano di Suase? (pop pun). L’intermezzo fa sorridere: mentre gli archeologi riportano alla luce le pietre, qualcuno ricorda che non si possono ancora trovare i cannoli.

Conclusioni

Dalle profondità del Mediterraneo alle sale di un ginnasio greco, le scoperte archeologiche degli ultimi dodici mesi restituiscono un’immagine dinamica della Sicilia. Nuovi templi, sale scolastiche e officine raccontano una terra dove culti femminili, educazione e artigianato convivono con commerci internazionali e migrazioni preistoriche. La collaborazione tra istituzioni locali, università e comunità ha permesso di valorizzare un patrimonio straordinario, che oggi può alimentare turismo culturale e orgoglio identitario. L’archeologia, in fondo, non è solo studio del passato: è un ponte che collega le generazioni e fa risuonare la storia tra le vie di Selinunte, le case di Finziade e le acque che bagnano l’isola.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Notizie SiciliaTag: scoperte archeologiche, sicilia

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