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resti di templi
resti di templi

Lavori e le scoperte archeologiche ad Agrigento tra il 1863 e il 1865

30 Marzo 2025 //  by Elio Di Bella

Sui lavori intrapresi e sulle scoperte fatte negli antichi monumenti di Sicilia dal giugno 1863 al giugno 1865
Brani della relazione dl Presidente della Commessione di antichità e belle Arti al Ministero della Pubblica Istruzione

Le cure della Commessione riguardo ai monumenti così nobili e numerosi, che sussistono ancora in quella illustre città doveano principalmente rivolgersi alla restaurazione, o allo scoprimento di essi, non meno che alla rivendica delle usurpazioni commesse in tanto tempo d’incuria e di abbandono.

I templi di Giunone e della Concordia

I due tempii di Giunone Lucina e dalla Concordia reclamavano urgentemente il riparo delle lesioni cagionato dalla vetustà. In un architrave l’otto del primo si è posta quindi una doppia ornatura di ferro ed inoltre le colonne angolari del banco settentrionale sonosi rafforzate, legandolo per mezzo di catene di ferro con quello immediate dei due prospetti di oriente e di occidente.

Tanto poi in questo tempio quanto nell’altro della Concordia sonosi risarcite e rinzeppate tutto le corrosioni delle colonne o dei pilastri, e suppliti nello stilobate e nello gradinato di entrambi, i pezzi mancanti, colmandosi ad opera di muratura interna i vuoti che vi si eran formati.


Il suolo della antica Acragas è stato di raro e superficialmente esplorato. Presso il tempio di Castoro e Polluce, del quale per opera dello Commessioni procedenti fu scovorta tutta la pianta, e rialzato un angolo con la trabeazione, e parte del frontone, si osservano alcuni tronchi di colonne ed altri ruderi, appartenenti ad un altro edilizio situato parallelamente al tempio medesimo.


Cominciato quivi uno scavo nel giugno 1865 per riconoscere almeno la pianta di questo ignoto edifizio, fu incontrata alla profondità di circa un metro e mezzo la roccia, ma spianata e livellata perfettamente. Scelta quindi a caso la direziono verso il tempio di Castoro e Polluce, fu rinvenuto un rialto di m. 0,80 a forma dì gradino, prolungantesi da oriento ad occidente.

Seguendo quest’altra direziono per quasi 200 metri, alla estremità orientale terminava il piano della roccia livellata ed il rialto; ma all’occidente, nella parte interna di questo immenso rettangolo scavato, scoprivasi una specie di basamento di massi enormi diligentemente lavorarti, che forma l’angolo nord-ovest della spianata.

Verso il lato meridionale la larghezza di essa è circa 120 metri; ma in questo sito, essendo più depressa naturalmente la roccia, il rialto è anche più basso, e supplito perciò con una specie di muratura coperta di lastroni di pietra. Lo sgombramento interno di uno spazio così vasto si è rimandato ad una stagione più propizia, ed allora potranno per avventura scoprirsi altre tracce e vestigi di un’opera, della quale non puossi in questo momento argomentare l’oggetto né l’uso.

Il tempio di Castore e Polluce

Altri scavi praticati fra lo stesso tempio di Castore e Polluce e quello di Giove Olimpico menarono alla scoverta di tre ampi sotterranei. parte intagliati nel sasso, e parte costruiti di grandi massi squadrati rivestiti di stucco finissimo, e coperti di pesanti lastroni di pietra.

La direzione dei sotterranei è verso la vallea, nella quale sboccano parecchi degli acquedotti chiamati Feaci dal nome del loro architetto.
Nel tempio di Ercole è stata sgombrata parte della gradinata del lato meridionale, e in mezzo alle rovine si è dissepolto un pezzo della cornice con la grondaia, sculta a testa di leone, e con le modinature che coprivano l’embriciato.

Il tempio di Giove Polieo

Il tempio di Giove Polieo esiste nel recinto della moderna Girgenti, ma i suoi avanzi sono ricoperti da una chiesa di Santa Maria dei Greci, che vi fu sopra edificata.

La gradinata e sette colonne del peristilio del fianco settentrionale trovasi scoperte; ma possono osservarsi soltanto entrando sotto una volta oscura, costruitavi a bella posta, perciocché il piano del tempio rimane sotto il livello di una strada che vi passa dallato.

Le novelle esplorazioni han fatto scoprire la continuazione della gradinata, e due altre colonne al proprio sito, e se gli scavamenti potessero continuarsi, si metterebbero allo scoperto tutti gli avanzi di questo tempio, collocato in cima dell’antica Acropoli, e creduto fondatamente uno da più vetusti di Agrigento.


Tutti gli avanzi degli antichi edifizii, i quali, come cantava il poeta, rendevano Acragante la più bella fra le città dei mortali, trovatisi disseminati alla campagna sì che i proprietari dei fondi limitrofi estendendo di tempo in tempo la cultura e le piantagioni fra le stesse rovine dei monumenti, sono stati cagione non sol su di guasti gravissimi ma rendendo incerti i confini della pubblica proprietà, hanno aperto la via alle usurpazioni.

Per provvedere adunque in modo efficace alla loro conservazione, l’opera più utile compiuta già dalla Commessione è stata quella di far porre fra le proprietà particolari e i monumenti dei termini divisori in guisa da non permettersi che sotto specie della cultura dei campi potassero a quelli avvicinarsi né uomini, né animali

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento, archeologia

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